Comitato Regionale

Emilia-Romagna

Che genere di sport?

Il 5 luglio, ai Mondiali Antirazzisti di Bosco Albergati (Mo), si è svolto un dibattito sul ruolo dello sport nella lotta all'omofobia e alla violenza sulle donne

Stefania Guglielmi e Fausto Viviani al dibattito "Sport contro l'omofobia e il femminicidio" - Foto di Antonio Marcello - Shoot4Changedi Fabrizio Pompei


CASTELFRANCO EMILIA (MO) - "Forse è una parola fastidiosa ma di sicuro fa aprire gli occhi". Il termine in questione è "femminicidio", mentre a parlare è Stafania Guglielmi dell'Unione donne in Italia (Udi) durante il dibattito che si è tenuto ieri pomeriggio ai Mondiali Antirazzisti. "La violenza sulle donne - ha spiegato la Guglielmi - non è un'emergenza. C'è sempre stata, ed è una costante della nostra storia di cui, grazie anche all'impegno dell'Udi, si è iniziato a parlare". All'incontro - dal titolo "Sport contro l'omofobia e il femminicidio" - era presente anche Antonello Sannino, referente nazionale del settore sport dell'Arci gay, che ha mosso critiche all'atteggiamento politico delle associazioni del mondo glbtq (gay, lesbo, bisex, trans, queer). "Troppo spesso - ha affermato - siamo stati messi a tacere dall'inserimento di qualche nostro rappresentante nei ruoli istituzionali. Il compito delle associazioni invece dev'essere quello di agire esternamente ai partiti dal momento che i nostri diritti non hanno colore politico".

Dello stesso avviso Fausto Viviani, della Cgil Emilia-Romagna, che ha voluto sottolineare come il progresso civile passi non tanto da decisioni politiche calate dall'alto quanto dall'impegno quotidiano di ogni individuo. "Sono importanti i gesti simbolici, anche in ambito sportivo. Pensiamo al Liverpool, uno dei più antichi club calcistici, che ha aderito al gay pride". Dal calcio della premier league a quello amatoriale: al dibattito era presente infatti anche Roberto Terra di Hic sunt leones, squadra di calcio che partecipa al campionato Uisp e che ha aderito alla campagna di sensibilizzazione sul femminicidio "Noi no". "È stata la prima volta - ha spiegato  Terra - che gli uomini hanno preso la parola su questo tema. Del resto crediamo che lo sport possa servire per veicolare valori e aiutare prima di tutti chi lo pratica a crescere". Anche Manuela Claysset, presidente del consiglio Uisp, ha voluto insistere su questo punto. "Lo sport - ha affermato - non è un mondo a parte, separato dalla società. Occorre una campagna culturale comune per un cambiamento che avvenga contemporaneamente dall'alto e dal basso".

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