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Emilia-Romagna

Il tessuto volante

Barbara Vitangeli racconta la sua esperienza come istruttrice di tessuto aereo alla palestra popolare del Tpo. Caratteristiche tecniche e peculiarità di uno sport postmoderno che deriva dalle attività circensi

Un'esibizione di tessuto aereo ai Mondiali Antirazzisti - Foto di Beatrice Lencioni - Shoot 4 Changedi Stefano Miglio


BOLOGNA - Nel nostro reportage sugli sport postmoderni oggi ci dedichiamo al tessuto aereo, che si può considerare parte delle attività circensi, contraddistinte dall'alta spettacolarità. I praticanti di questa disciplina eseguono su dei teli acrobazie e giravolte per creare posizioni straordinarie da vedere ma difficilissime da eseguire. Per saperne un po' di più abbiamo parlato con Barbara Vitangeli, responsabile del tessuto aereo della palestra popolare del Tpo e insegnante alla Polisportiva San Mamolo.

Barbara, per prima cosa ci spieghi di cosa trattiamo quando parliamo di tessuto aereo?
"Il tessuto aereo è un reale tessuto, la cui lunghezza varia a seconda dell'altezza dello spazio dove deve venire appeso. In genere si prende un tessuto di 14 metri di altezza per 7 di lunghezza, a metà di questo tessuto viene fatto un nodo dal quale il tessuto viene appeso. Dal soffitto pendono quindi due lembi dello stesso tessuto. Questo è un attrezzo circense, nato in Francia intorno agli anni '70, molto spettacolare e che richiede una grandissima preparazione fisica. Nel volteggio in area si rimane appesi sempre alle propria braccia oppure ai piedi, ma comunque lottando contro la forza di gravità. Si eseguono delle figure; i lembi di tessuti servono per creare dei nodi, delle chiavi, degli ingorghi tra corpo e tessuto in maniera tale che si rimanga appesi anche senza le braccia o le mani. Spesso poi uno simula delle cadute, che possono essere più o meno lunghe. Si va da una caduta minima di 40 cm fino a svariati metri d'altezza. Ad esempio, partendo da otto metri si arriva a cadere fino a un punto a due metri dal suolo. È necessario un grande riscaldamento ma non è richiesto un passato da sportivi. Ovvio che un corpo allenato è più indicato".

Quante persone praticano questa attività con voi?
"Durante l'ultimo anno ho avuto circa 40-45 allievi. Diciamo che lo zoccolo duro, quelli che poi hanno presentato un saggio, sono 30 persone. Ma durante l'anno ho avuto più praticanti che hanno partecipato ai corsi e che poi magari hanno smesso a dicembre".

L'età dai praticanti?
"Dai 14 ai 40 anni, quasi esclusivamente ragazze. Quest'anno ho avuto un ragazzo ma la proporzione è di uno a trenta".

Come mai gli uomini non si avvicinano a questa disciplina?

"Perché non sanno che cosa vuol dire fare acrobazie aeree (ride, ndr). Da fuori sembra che l'acrobazia sia una cosa molto semplice e armoniosa o che abbia a che fare con la scioltezza e l'eleganza. Invece tutto ha a che vedere con la potenza fisica. Per cui c'è proprio un errore di valutazione e finché non viene praticato l'esercizio, non si comprende. Infatti poi un uomo che inizia in genere rimane, solo che è difficile farne arrivare. Sembra che le ragazze siano delle ‘farfalline' e vengano su perché sono sulla luna. Invece praticando ti rendi conto di quanto è duro come esercizio".

Com'è iniziato il percorso che ti ha portato a diventare insegnante di tessuto aereo?

"Ho iniziato nel 2006 con 5 ragazze. Non tenevo un corso ma facevo stage di 10 lezioni. Ho cominciato perché ne ho visto l'estrema valenza: io vivo di spettacoli, ho studiato in giro in Francia, qui lo facevo come lavoro. Poi sono cambiate certe cose nella mia vita: ho deciso di iniziare a insegnare ma in giro non c'era nessun tipo di necessità o di richiesta sul tessuto aereo perché nessuno sapeva cosa fosse. Il primo corso a Bologna era al circolo Pavese nel 2006, ripetuto anche nel 2007. Poi ho iniziato al Tpo, dove si sono fidati di me visto che non sapevano assolutamente di cosa stessi parlando. Dopo le prime lezioni tutto è andato crescendo e rispetto a 2 anni fa il numero dei praticanti si è quasi decuplicato. Ci sono persone che lo fanno solo come allenamento, altri perché lavorano, fanno già spettacoli, e ci sono persone che lo fanno perché aumenta tantissimo l'autostima".

Interessante questo particolare, raccontami un po'?

"Eh sì. Nel tessuto aereo si finisce a staccarsi da terra facendo giri e volteggi, rimanendo a testa in giù appesi nel vuoto. Il lavoro che fai per riuscirci direi che è un buona pratica per aumentare l'autostima".

Come sono strutturati i tuoi corsi?

"C'è una lezione gratuita di presentazione a cui possono partecipare tutti. Dopodiché le mie classi sono a numero chiuso. Nello spazio del Tpo, ad esempio, ho 5 tessuti appesi e il numero massimo di persone iscritte a lezione è di 12/15. I partecipanti sono divisi in 3 tipologie: principianti Tpo, principianti Polisportiva San Mamolo e avanzati Tpo. Questo perché al Tpo ci sono ragazzi che mi seguono da 3 anni mentre alla Polisportiva ho iniziato solo da un anno. A fine corso viene organizzato un saggio, che non si basa su un'idea scolastica. Il saggio è necessario, perché se vuoi fare tessuto aereo non puoi omettere la valenza dimostrativa e performativa dell'attrezzo. Il tessuto aereo, senza farlo vedere agli altri con una musica, si sviluppa fino al 60%. Il resto è fatto di performance, perché il tessuto non è solo un atto sportivo. L'anno prossimo penso che al Tpo faremo partire un corso per ragazzi dagli 8 ai 12 anni, perché adesso stanno arrivando persone sempre più giovani".

Che tipo di partner avete?

"Tendenzialmente collaboriamo con la Uisp e ogni anno siamo ai Mondiali Antirazzisti. Poi lavoriamo un po' in giro a Bologna, collaboriamo con le scuole, con ‘Made in Woman' facciamo un festival organizzato tutto da donne e dedicato alle forme artistiche femminili".

Quale supporto ha garantito la Uisp all'attività che insegni?
"I ragazzi della Uisp mi hanno chiesto di sviluppare un corso serale per l'anno prossimo direttamente nelle loro palestre. Poi alla manifestazione dei Mondiali Antirazzisti siamo sempre presenti come palestra popolare del Tpo, che è un'associazione affiliata. La Uisp sicuramente ci aiuta, anche fornendoci i materiali necessari alla pratica della disciplina. Inoltre con loro collaboro quando ci sono eventi interessanti di apertura nei confronti della cittadinanza, a cui a me piace partecipare".

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