Comitato Regionale

Emilia-Romagna

Solidariedad

Ultimo capitolo del racconto sulla situazione dei campi profughi saharawi

Le conseguenze della alluvione nel campo profughi saharawidi Ivan Lisanti

 Tifariti 04/11/2015

Dopo Dakhla ci siamo riuniti tra noi, abbiamo telefonato alle associazioni emiliano-romagnole del tavolo saharawi regionale, incontrato i referenti locali del Comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli per condividere informazioni e avere consigli. Abbiamo sentito anche le autorità locali per avere il permesso di effettuare una carovana con scorta a Tifariti e portare aiuti alimentari alla popolazione residente. Tifariti è una delle zone dove i saharawi sono liberi e non oppressi come nei territori occupati dal Marocco o esuli come nei campi profughi in Algeria.

Giorgio, Mohamed e Ivan hanno predisposto uno striscione con materiali di fortuna (bombolette spray, pennarelli e un lenzuolo) con la scritta in rosso "solidariedad" e i nomi delle sei associazioni che hanno contribuito all'acquisto di quattro tonnellate di riso. Siamo partiti con difficoltà, ma siamo partiti con un carico minimo e stivamento del restante acquisto da portare in successive misioni.

Nelle nove ore di pista desertica che ci separano da Tifariti abbiamo incontrato camion di aiuti piantanti nella sabbia fangosa da giorni, nomadi che portano al pascolo capre o cammelli, i tanti deserti grigi, di pietra nera, di sabbia, di oasi e di verde, arbusti e acacie.

Siamo arrivati nel tardo pomeriggio e in accordo con il sindaco e l'autorità militare locale abbiamo subito iniziato la distribuzione famiglia per famiglia, trattenendo un quintale per la scuola locale. Qui le abitazioni non sono concentrate come nei campi profughi, ma disperse nel territorio. Abbiamo visitato 64 famiglie annotando scrupolosamente nomi e quantità. Solo otto case di mattoni di fango erano ancora in piedi, mentre le restanti 56 erano crollate e inabitabili, le famiglie vivevano tutte nelle tende, bagnate ma ancora agibili. Qui abbiamo avuto l'ennesima lezione di vita. Le donne ci hanno accolto ringraziandoci più che per il cibo per la nostra presenza che testimonia che non sono stati abbandonati dai loro amici nel momento del bisogno, concludendo sempre il discorso con la professione di fede nel ritorno della terra dei Bambini tra le maceriepadri oggi occupata.

Abbiamo visitato la scuola in ottime condizioni, dove le lezioni erano già riprese, comprese quelle sportive. La mensa funzionava regolarmente per i 40 bambini presenti, il morale era alto. Il comandante militare ci ha indicato le criticità nell'usura del mezzo che trasporta giornalmente i bambini dalle loro case alla scuola e nella difficoltà di reperire carburante nell'area. Siamo tornati con la volontà di contribuire alla lotta per una giusta causa e la fiducia nella sua realizzazione in questo tempo o in un altro.

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