Siamo in piena stagione balneare e le cronache quotidiane tornano a registrare troppi incidenti in mare. Possibile che non si riesca a porre rimedio a questa emergenza? "La maggior parte degli incidenti sono causati da una scarsa, quasi inesistente, conoscenza delle regole basilari della balneazione e dello stare in mare - ci dice Enrico Maestrelli, presidente nazionale Lega attività subacquee Uisp - Si tratta il più delle volte di annegamenti causati da malori e di traumi conseguenti a tuffi, traumi anche gravi che possono comportare disabilità permanenti. Contrariamente a quel che si pensa comunemente, i malori che causano gli annegamenti non riguardano soltanto il mancato rispetto delle pause dopo il pranzo, ma anche gli shock termici: ad esempio, non si può entrare in acqua dopo aver fatto attività motoria sulla spiaggia".
"Bisognerebbe investire maggiormente su di una efficace campagna di informazione - prosegue - A partire dalle scuole. Una vera e propria campagna di educazione alla balneazione. Come Lega attività subacquee Uisp, portiamo avanti un ciclo di incontri nelle scuole e nei centri estivi".
L'educazione però non basta. E' necessario anche un intervento normativo. "In Italia se ad esempio si contravviene al divieto di farsi il bagno quando è esposta la bandiera rossa non si va incontro a nessun tipo di sanzione. Solo alcune amministrazioni, come quella di Pisa, dopo l'ennesimo incidente causato dall'imprudenza, hanno adottato delle sanzioni amministrative".
Altra nota dolente sono gli incidenti da elica che vedono coinvolti i sub: "Anche in quel caso, alla mancanza di conoscenza delle regole si affiancano delle norme inadeguate. Non c'è nessun obbligo per chi guida natanti con un motore inferiore ai 40 cavalli di potenza di avere la patente nautica. Questo significa andare in mare senza conoscere le boe che indicano la presenza di sub. Ma anche senza sapere nulla sulla dotazione di sicurezza a bordo".
(Ufficio stampa Uisp nazionale - F.Se.)