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Elezioni politiche 2018: le sfide dei "candidati sociali"

Anche questa tornata elettorale propone in lista nomi provenienti dal sociale e dal terzo settore: che chance hanno di entrare in Parlamento?

Come fu cinque anni fa, non mancano anche alle prossime elezioni politiche i candidati con un’esperienza diretta nel mondo del terzo settore o con una conoscenza marcata dei temi sociali: se però quella che si avvia alla conclusione è stata una delle legislature più sociali di sempre, non è affatto detto che quella che prenderà il via dopo il voto del 4 marzo lo sarà altrettanto. La lotta per l’inserimento nelle liste elettorali, che ha causato non poche polemiche per alcuni esclusi, ha causato parecchi mal di pancia anche in molti di coloro che alla fine il posto l’hanno sì strappato, ma non proprio dove e come avrebbero voluto. Perché, come noto, con la nuova legge elettorale le chance di venire effettivamente eletti dipendono ovviamente dal numero di voti ma, per la parte proporzionale, anche da altri fattori, come il singolo collegio e la singola posizione in griglia.

I sondaggi pre-elettorali, che in questo periodo abbondano consentono di avanzare qualche ipotesi non solo sulle prospettive di (in)governabilità post-elettorale, ma anche sull’elezione o meno di singoli parlamentari. E qualche sorpresa c’è, perché sono davvero pochi, fra i candidati che qui ci interessano, quelli che possono contare su un seggio praticamente certo. Intendiamoci: i sondaggi, specialmente quelli svolti collegio per collegio (“Repubblica” ha pubblicato nei giorni scorsi quelli elaborati da Salvatore Vassallo, ordinario di Scienza politica all’Università di Bologna) non sono esenti da errori e in generale molto può ancora cambiare con il voto dei tanti elettori che si dichiarano indecisi, ma ciò non toglie che ci sia chi può dormire sogni tranquilli e chi invece è chiamato ad un vero e proprio miracolo elettorale per poter varcare il portone di Montecitorio o di Palazzo Madama. (Fonte: Redattore sociale)

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