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Ambiente e territorio: cosa può fare lo sport sociale?

Le tragiche conseguenze delle recenti alluvioni riaprono il tema dei cambiamenti climatici. L'Uisp punta sulle attività sostenibili. Parla S. Cannavò

 

“Quando in un luogo ci sono le abitazioni sott'acqua, nel posto sbagliato ci sono sempre le case, non il fiume”. Il noto geologo Mario Tozzi, apre così il suo editoriale sul quotidiano La Stampa dopo i tragici fatti di Livorno, dove sette persone sono rimaste uccise in seguito agli allagamenti causati dalle violente piogge di sabato 9 e domenica 10 settembre.

“Di fondo non c’è nessuna attenzione ai sistemi naturali, che non sono mai stati studiati – è il parere di Santino Cannavò, responsabile politiche ambientali Uisp - È il risultato di una pressione esagerata sull’ambiente da parte dell’uomo, che ha provocato l’innalzamento delle temperature e il cambiamento climatico, senza aver mai studiato le caratteristiche e le necessità dell’ambente che ci accoglie, aprendo anche un importante tema sociale. L’alterazione di questi equilibri fondamentali, infatti, ha effetti diversi sulle nostre comunità a seconda delle latitudini: quello che è sta accadendo in America o è accaduto a Livorno avrebbe creato quantità enormi di morti se fosse successo in paesi dell’Asia o del Sudamerica. La situazione attuale comporta un’accelerazione nella crescita del divario tra chi sta bene e chi sta male, tra chi può difendersi e chi no. Infatti le strategie di adattamento più efficaci vengono prodotte dove ci sono più risorse economiche, più strutture e capacità, quasi sempre nel mondo occidentale“.

Lo sport Uisp, con la sua attenzione alle persone e alla sostenibilità, si pone al centro di questa riflessione: “Lo sport ha la capacità di essere un sistema formativo: attraverso l’attività può far conoscere il territorio e i sistemi naturali, aiutando a comprendere la necessità di una relazione armonica tra azione dell’uomo e ambiente. Lo sport sostenibile può aiutare a prendere coscienza del fatto che l’organizzazione territoriale dell’uomo deve necessariamente essere subordinata al sistema naturale – prosegue Santino Cannavò - Per essere sostenibile, però, la pratica motoria deve essere progettata rispettando i termini della sostenibilità ambientale, che diventa un indicatore indispensabile, un bisogno integrato in un’attività di sport sociale come la intendiamo noi. Infine, lo sport dovrebbe essere una parte attiva nella decarbonizzazione della società: per fermare questa deriva in maniera drastica è importante ad esempio premiare quelle società sportive che svolgono attività a impatto zero. La valutazione della performance andrebbe legata alla sostenibilità, per imparare a ricondizionare la progettazione e proposta di attività su queste nuove basi”.

In tutto il pianeta il territorio è stato messo a dura prova, al centro ci sono state speculazioni e cattiva gestione, ma anche tanta ignoranza. “Oggi parlare di sostenibilità vuol dire mettere in atto pratiche di biomimesi: l’osservazione della natura e l’imitazione dei sistemi naturali per la risoluzione dei problemi – conclude Cannavò - Il territorio deve essere studiato: i professionisti e gli amministratori che progettano i piani regolatori dovrebbero partire da questa consapevolezza. Le amministrazioni locali, basandosi sulle mappe dei rischi del ministero e lo studio dei territori, dovrebbero elaborare con chiarezza il rischio ambientale e comunicarlo ai cittadini che li abitano. Inoltre, se al posto dell’intervento in emergenza si pianificasse una manutenzione ordinaria avremmo costi ridotti, creazione di posti di lavoro e la riattivazione dell’economia con una migliore gestione del territorio”. (Elena Fiorani)

 

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