Nazionale

Le valutazioni dell'Uisp sul Codice del Terzo settore

Vincenzo Manco, Uisp: "Complessivamente positivo. Qualche perplessità su associazionismo sportivo di promozione sociale"

Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, è in vigore dal 2 agosto 2017 il Codice del Terzo settore. Si tratta del decreto legislativo più corposo (104 articoli) tra i cinque emanati dopo la legge delega per la riforma del Terzo settore (106/2016). E avrà bisogno a sua volta, entro il prossimo anno, di ben 20 decreti ministeriali perché funzioni, nella pratica, tutto quanto previsto.


Qual è il giudizio dell’Uisp su questo nuovo provvedimento?
“Avremo modo, appena dopo l'estate, di valutare meglio gli effetti del complesso normativo del Codice – dice a caldo Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp - ma fin da ora possiamo esprimere complessivamente una valutazione positiva rispetto alla complessità della materia e per il fatto che finalmente il terzo settore smette di essere semplicemente un ambito definito solo nella propria valenza sociologica, ma trova un riferimento normativo in una legge dello Stato”.


“Ciò lo rafforza come soggetto capace di delineare, di coprogrammare e di coprogettare politiche sociali ed educative e di intervenire in una vera e rinnovata forma sussidiaria anche nelle politiche di occupazione legate a finalità sociali e a forme di tutela dei cittadini più deboli. Apprezziamo anche la richiesta di trasparenza e di rendicontabilità per gli Enti di Terzo Settore che volessero accedere al Registro Unico che di fatto supera la frammentazione dei vari Osservatori precedentemente esistente. La Uisp da qualche anno ha investito in un lavoro costante con i propri Comitati territoriali sulla trasparenza e sulla corretta amministrazione per farne un tratto identitario della mission e della propria responsabilità sociale”.


“Restiamo ancora perplessi invece sul tema relativo all'associazionismo sportivo di promozione sociale. L'articolato non facilita una reale valorizzazione dell'esperienza sociale che esso svolge (circa il 50% dell'intera promozione sociale dai dati Istat) e quindi non esprime una esplicita spinta ad avere un riconoscimento di Ente di Terzo Settore, poiché non agisce in termini di semplificazione burocratica ma semmai appesantisce. Tuttavia, seppur la delega del Parlamento non concedesse al Governo di intervenire in modo organico sulla materia, cercheremo di dare il nostro fattivo contributo, come fatto costantemente in questi tre anni di lavoro nel rapporto con il Forum del Terzo Settore e con il Parlamento ed il Governo, per promuovere soluzioni che portino alla semplificazione e ad una armonizzazione normativa tra Ets e Asd. Ciò sia per quanto riguarda gli ulteriori decreti e circolari attuativi sia in vista del decreto legislativo correttivo da emanarsi entro un anno cogliendo la disponibilità offerta dal sottosegretario Luigi Bobba”.

 

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