Nazionale

Il Forum Disuguaglianze Diversità sulla rivista statunitense The Atlantic

Nel pezzo si analizza il crescendo della dinamica autoritaria in Italia, la richiesta di poteri forti e di comunità chiuse, conseguenze delle disuguaglianze

 

Disuguaglianze e diversità, sintomi di ingiustizie, hanno un peso sempre maggiore nel nostro Paese e sono causa di tante povertà. Per questo motivo otto associazioni con una importante esperienza nel sociale, tra cui l’Uisp, e il mondo accademico hanno dato vita al Forum disuguaglianze e diversità: un’alleanza fra organizzazioni che lavorano nel sociale, cittadini associati e mondo della ricerca che ha l’obiettivo di “disegnare politiche pubbliche e azioni collettive che riducano le disuguaglianze e favoriscano il pieno sviluppo di ogni persona (diversità)”. Le altre realtà coinvolte sono: Actionaid, Caritas Italiana, Cittadinanzattiva, Dedalus, Fondazione Basso, Fondazione Comunità di Messina e Legambiente. Il confronto tra associazioni molto diverse e accademici permette di inquadrare i fenomeni di disuguaglianza del nostro Paese attraverso una nuova collaborazione competente sui temi da parte di tutti gli attori in gioco.

Il Forum Disuguaglianze Diversità è sulla rivista statunitense The Atlantic, in un pezzo in cui la giornalista Rachel Donadio analizza il crescendo della dinamica autoritaria in Italia, la richiesta di poteri forti e di comunità chiuse, conseguenze delle crescenti disuguaglianze economiche, sociali e di riconoscimento. 

"Sia il Movimento 5 stelle sia la Lega hanno guadagnato voti nelle aree dell’Italia in cui i partiti tradizionali sono sembrati del tutto scollegati dalla realtà locale - si legge nella traduzione dell'articolo di Andrea Sparacino pubblicata su Internazionale - Lo studio di More in Common ha riscontrato che il 73 per cento degli italiani ritiene di non essere più preso in considerazione dai partiti tradizionali. Ma cosa sta offrendo di concreto questo governo, soprattutto in termini di stabilità economica? E quali risultati potrà ottenere? Non molti, almeno secondo Fabrizio Barca, economista ed ex ministro del governo tecnico guidato da Mario Monti. “Il razzismo è l’arma di Salvini”, mi ha spiegato a Roma. “Ha inventato un nemico perché ha capito di non poter mantenere le promesse fatte. Esattamente come Orbán”, ha aggiunto riferendosi al leader nazionalista ungherese ammirato da Salvini.

Qualche anno fa, Barca ha girato l’Italia per parlare con la popolazione, proponendo una ristrutturazione completa del Partito democratico per tenere conto delle preoccupazioni della gente. La gerarchia del partito, guidata all’epoca da Matteo Renzi, aveva bocciato le idee di Barca, evidenziando una spaccatura non diversa da quella tra i sostenitori di Bernie Sanders e quelli di Hillary Clinton all’interno del Partito democratico statunitense. “La Lega e il Movimento 5 stelle hanno fatto quello che secondo me doveva fare il Partito democratico”, mi ha spiegato Barca. Oggi l’economista è a capo del think tank Forum on inequality.

È un problema che non sembra vicino alla soluzione. Lo studio di More in Common ha diviso la società italiana in sette segmenti, con la maggior parte degli intervistati che rientra in quello dei “moderati distaccati”, a cui appartiene anche la maggioranza degli elettori del Movimento 5 stelle. Secondo lo studio, per permettere dall’Italia di respingere la xenofobia e il nazionalismo imposti da Salvini, i moderati distaccati dovrebbero in qualche modo attivarsi. Precisamente quello che mi ha detto Soumahoro. “Non sono solo i migranti e i profughi a navigare acque tempestose, ma tutta la società. Se la nave affonda, affondiamo tutti”.

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