Nazionale

Italia paese “vietato ai minori”: scende in campo la comunità educante

Anche l'Uisp al Forum nazionale “Illuminiamo il futuro” di Save the Children: più del 40% dei minori non fa sport. Parlano M. Di Gioia e M. Casula

 

Mercoledì 16 maggio si è tenuto a Roma, presso il Centro congressi della Facoltà di Scienze Politiche, Sociologia e Comunicazione de “La Sapienza”, l’incontro “Illuminiamo il futuro: il ruolo della comunità educante per contrastare la povertà educativa”, nell’ambito del Forum nazionale di Save the Children. L'Uisp era presente con Michele Di Gioia, responsabile politiche educative Uisp e Maria Pina Casula, presidente Uisp Sardegna e portavoce rete Crescere al sud.

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Il Forum è stata un’occasione di approfondimento e confronto tra tutti coloro che sono impegnati sul tema della povertà educativa e si è svolto proprio nella settimana di mobilitazione della campagna Illuminiamo il futuro che ha l’obiettivo di rafforzare le strategie di contrasto alla povertà educativa in Italia. Partecipano alla Campagna oltre 650 organizzazioni, con eventi e iniziative in tutte le Regioni.

Il dato che emerge è che l’Italia è un paese “vietato ai minori”, dove quasi 1 milione e trecentomila bambini e ragazzi – il 12,5% del totale, più di 1 su 10 – vivono in povertà assoluta, oltre la metà non legge un libro, quasi 1 su 3 non usa internet e più del 40% non fa sport. Ma, soprattutto, un Paese dove i minori non riescono a emanciparsi dalle condizioni di disagio delle loro famiglie e non hanno opportunità educative e spazi per svolgere attività sportive, artistiche e culturali. Nel corso del Forum è stato distribuito ai partecipanti il nuovo rapporto di Save the Children “Nuotare contro corrente – Povertà educativa e resilienza in Italia”

Qual è il ruolo dell'Uisp all'interno di questa comunità educante, quale il valore aggiunto che può portare? “Lo sport sociale può svolgere un ruolo importante all’interno di politiche che vanno definite in maniera congiunta e sinergica – commenta Michele Di Gioia – L’Uisp porta il valore aggiunto della sua storia, della competenza, del lavoro fatto sul campo e di un impatto sociale misurato, e misurabile, di azioni che trovano riscontro nel lavoro quotidiano degli operatori sui territori. Crediamo, anche da quello che emerge dai report di Save the children, di poter contribuire con la nostra capacità di essere punto di riferimento nei territori per tutte quelle politiche che contrastano la povertà educativa. Le parole chiave che portiamo al tavolo della comunità educante sono sport, partecipazione e coinvolgimento, capacità di analizzare i bisogni e viverli dal punto di vista dei ragazzi, invece che da quello degli adulti: vogliamo far partire questo processo partecipativo dal basso“.

Lo sport è un'agenzia educativa - dice Maria Pina Casula - i ragazzi passano tantissimo tempo insieme agli educatori sportivi e ai compagni di squadra, quindi è chiaro che il ruolo dello sport nell'educazione dei giovani è importantissimo, ma naturalmente dobbiamo fare molta attenzione quando mandiamo i nostri bambini in palestra o facciamo fare attività sportiva. Esistono, anche nell’Uisp, delle realtà molto avanzate dove lo sport non è un’attività fine a se stessa ma è a tutti gli effetti uno strumento educativo e formativo. L'attività motoria deve essere parte di un processo educativo e formativo globale: solo in questo modo acquisisce un valore per la crescita dei ragazzi”.

Produttività formativa della scuola, impatto dell’Università, capacità culturale della comunicazione e dei social network: sono questi, secondo il commissario Agcom Mario Morcellini, che è intervenuto al Forum, alcuni fra i principali indicatori del “capitale sociale”. “Il concetto di povertà educativa è strettamente correlato al clima culturale dominante in una società - ha detto Morcellini in occasione dell’incontro - un risorgimento formativo da solo non basta se non si realizza un’alleanza profonda tra istruzione e comunicazione nella direzione di un aumento di responsabilità nell’educazione alla scelta critica e dunque all’autonomia degli studenti”.

 

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