Nazionale

Perchè ricordiamo Totò a 50 anni dalla scomparsa

Cinema e risate, con un Paese da ricostruire. Un racconto leggero e profondo, capace di prendere spunto anche dallo sport.
Essere ricordato più da morto che da vivo. Questo è il destino di Totò e di tanti grandi del nostro tempo. La morte lo colse il 15 aprile 1967, cinquant’anni fa. Perché lo ricordiamo, proprio noi dell’Uisp? Perché Totò ha raccontato l’Italia provinciale e contadina sulla strada della modernizzazione. Anche attraverso lo sport: un racconto sociale del nostro Paese capace di fondere commedia e popolo anche grazie alla passione sportiva. Senza retorica e senza la spocchia tipica di certa intellighenzia anni ’50. E anni ‘60’, anche a sinistra.

Nel 1948 c’è l’Italia da ricostruire e il cinema di Totò incontra un mito, il ciclismo per la precisione, all’epoca più popolare del calcio. Totò lo inserisce nel suo cinema fatto di parodie e satire, per confrontarsi con il presente. Ecco quindi la pellicola Totò al Giro d’Italia, la manifestazione sportiva più popolare di allora. Per la pellicola furono ingaggiati, nelle parti di se stessi, i campioni del pedale. In questo modo si assorbiva una delle caratteristiche del neorealismo (gli attori che interpretano se stessi) insieme allo sfruttamento di fenomeni della società di massa.

Una caratteristica, questa, che sarà quasi sempre presente nei film di Totò, dalla TV trattata poco dopo con "Totò lascia o raddoppia?" del 1956 o con Gambe d’oro (1958) in cui è presidente di una squadra di calcio.

Autore e sperimentatore, Totò da una parte ri-utilizzava elementi di una lunga tradizione della storia dello spettacolo che risaliva alla gloriosa commedia dell’arte, dall’altra si confrontava con i cambiamenti e i fenomeni emergenti della società di massa del dopoguerra e non era infrequente il caso in cui la comicità di Totò incontrasse tematiche di carattere sociale. (di Francesca Spanò)

 

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