Nazionale

Uisp Sardegna al fianco del Giornale radio sociale

Il 21 dicembre si è tenuto il seminario conclusivo del ciclo promosso dal GRS con Forum terzo settore e Fondazione con il sud
Mercoledì 21 dicembre si è tenuto a Sassari l'ultimo seminario del ciclo “Che lingua scrivi?”, realizzato dal Giornale Radio Sociale, in collaborazione con Fondazione con il Sud, Forum Terzo Settore e Ordine dei Giornalisti. Il ciclo di seminari giornalistici per la formazione continua dei giornalisti dedicati al linguaggio e alla comunicazione sociale si è concluso, infatti, con la riflessione sul linguaggio sportivo. 

L’Uisp Sardegna ha collaborato all’organizzazione dell’evento e Salvatore Farina, presidente del comitato regionale, ha aperto la giornata con i suoi saluti: “Siamo felici di essere partner di questo appuntamento – ha detto Farina – perché il Giornale radio sociale è una testata che ha scelto di parlare di sport come degli altri argomenti del notiziario. All’interno delle edizioni quotidiane lo sport sociale ha la stessa dignità e lo stesso spazio delle altre notizie, invece di venire relegato a distrazione o elemento accessorio, valorizzando così le sue potenzialità inclusive, socializzanti e di promozione della salute e dell'integrazione”.

“Quando avviciniamo la parola sport alla parola sociale diciamo qualcosa che è molto esteso – ha esordito Valerio Piccioni, giornalista de La gazzetta dello sport, nel suo intervento - Lo sport ha avuto nella storia un ruolo fondamentale, come anche nella vita quotidiana di milioni di persone, ma questo ruolo è stato disconosciuto dalla comunità intellettuale, in Italia e nel resto del mondo. Ha da sempre subito un atteggiamento di discriminazione da parte della cultura prevalente, arrivando ad essere definito “accidente minore della storia”, ma in realtà non è solo questo. Forse per opposizione a questo atteggiamento ha pagato un dazio di autoreferenzialità, che lo ha difeso dal resto, da quello che c’era al di fuori, anche dai guai del mondo. Ma lo sport, invece, non è fuori, anzi è ben calato nel mondo”.
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La necessità di partire dalle storie per trovare un nuovo linguaggio sportivo è emersa dall’intervento di Alessandra D’Angiò, giornalista della Tg Rai Sardegna: “Io mi occupo soprattutto di sport e, fortunatamente, non solo del Cagliari. Non c‘è solo il gergo tecnico, non si può parlare solo di corner o fuorigioco andando avanti a frasi fatte. Si può, e si deve, parlare di sport in altro modo, anche se non è facile. Un altro tipo di racconto c’è e può essere anche più importante, soprattutto se si ha la possibilità di andare sul territorio, come succede nel mio lavoro. Noi raccontiamo la Sardegna tutti i giorni, siamo vicini alla comunità, e quindi dobbiamo raccontarla in tutte le sue sfaccettature: esistono tanti sport minori e un'altra narrazione, fatta di persone, di storie e di luoghi”. GUARDA IL VIDEO

Andrea Sini, redattore sportivo de La Nuova Sardegna, nella sua relazione ha evidenziato l’importanza dello sport sociale nel costruire comunità, nell’avvicinare le persone intorno ad un obiettivo che, spesso, non è nemmeno la vittoria ma è il piacere di stare insieme e condividere un’esperienza.

In un’epoca di comunicazione digitale e social network, in cui tutti possono diventare fonti di informazione e a loro volta giornalisti, come si differenzia il ruolo del giornalismo? “Anche oggi i racconti sono fondamentali – ha risposto Pasquale Mallozzi, giornalista del Corriere dello sport e docente all’università La sapienza di Roma - Non soltanto i racconti delle belle storie: dovremmo riuscire a riportare il racconto e le narrazioni, positive o meno, anche all’interno dei fatti della serie A o dell’NBA, perché il doping, ad esempio, lo troviamo anche tra i dilettanti del ciclismo della domenica. Continuare a dividere in due mondi, sport vero ed emozionante e sport campionistico e deviato, non funziona. Dobbiamo recuperare il senso della narrazione, perché solo all’interno delle narrazioni ritroviamo il racconto delle nostre vite”. GUARDA IL VIDEO

 

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