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8 marzo: giornata internazionale della donna. L'Uisp ne parla

Interventi di P.Lanzon, V.Frigerio, D. Conti, F.Rossi. In Friuli V.G. nuovo presidente Uisp: Elena Debetto

L'Uisp festeggia così l'8 marzo: con un passaggio di testimone, marca donna, tra Federica Rossi ed Elena Debetto, neopresidente dell'Uisp Friuli Venezia Giulia. Il Congresso regionale si è svolto ieri, 7 marzo: “Siamo una rarità ma per me non è una novità - racconta - anche nei comitati territoriali  e nelle altre associazioni in Friuli il numero delle donne è molto alto. Probabilmente c’è una cultura molto al femminile dove le donne si impegnano in prima persona e trovano gli spazi per poterlo fare. Anche il nuovo consiglio direttivo ha mantenuto una maggioranza di consigliere donne, inoltre, il mio primo incarico come presidente regionale sarà proprio oggi pomeriggio a Gorizia per la presentazione della Carta europea dei diritti delle donne nello sport. Posso testimoniare che dove c’è lo spazio le donne dimostrano di avere carica e capacità, non solo di dirigere, ma anche di dare continuità alle iniziative. La situazione ideale però è la presenza di entrambi i sessi, che rappresentano punti di vista e visuali diverse, la parità permette di comprendere tutto. Certo è che con una maggioranza di donne si lavora bene, lo vedo anche negli altri comitati: c’è maggiore condivisione delle difficoltà logistiche e di tempo, c’è comprensione per i limiti o le difficoltà. Si fa squadra e ci si diverte anche”.

“La storia delle donne ha dei picchi in alto e in basso che si verificano contemporaneamente”, Paola Lanzon, responsabile del coordinamento donne Uisp, così descrive la questione femminile oggi, nel 2013, quando ormai non ci dovrebbe essere più bisogno di celebrare la giornata della donna. “È aumentata la sensibilità nei confronti delle pari opportunità, il nuovo Parlamento è il più rosa nella storia della Repubblica, forse l’unico dato positivo delle ultime elezioni, contemporaneamente le violenze sulle donne e gli omicidi continuano a funestare le cronache del nostro paese. Mi colpisce soprattutto il modo in cui la stampa nazionale continua a comunicare questo tipo di notizie: “una donne è stata ammazzata per gelosia”, “si è consumato un dramma d’amore”, si continua a dare una lettura culturalmente sbagliata di quello che è semplicemente un atto di violenza. Non esiste amore o gelosia che possa giustificare l’omicidio di una persona, continuare a dire queste cose vuol dire dare una giustificazione a un atto di sangue che giustificazione non può avere. Tutta la società, in maniera univoca, deve lanciare dei messaggi di discontinuità rispetto a questo pregiudizio culturale che riguarda i rapporti tra uomo e donna o saremo costretti a festeggiare l’8 marzo ancora e ancora”.

Cosa può fare l’Uisp? “In questo contesto – ci risponde Lanzon - un’agenzia educativa e culturale come l’Uisp può fare molto, noi siamo responsabili di offrire modelli culturali equilibrati e sani. Lavoriamo spesso con bambini e bambine verso cui abbiamo una responsabilità educativa: l’Uisp può fare molto per promuovere i diritti, essere soggetto attivo e centrale insieme a scuole e famiglie”.

Proprio oggi, venerdì 8 marzo, Valeria Frigerio, responsabile del progetto nazionale Uisp sulla Carta europea dei diritti delle donne nello sport, ha organizzato una presentazione della Carta a Gorizia. “È sul territorio che si sviluppa l’attività che rende operativi i principi espressi nella Carta – spiega Valeria - attraverso le iniziative proposte o la creazione di organi dirigenti con maggiore presenza di donne. Credo quindi che riprendere i temi delle pari opportunità sia importante: vorremmo che in tutti i contesti in cui si assumono decisioni, anche lontane dalle sport, ci fosse uno sguardo e un’attenzione particolare allo sviluppo delle pari opportunità”.

Come fare? “Il coinvolgimento delle amministrazioni è il cuore centrale del mio lavoro – racconta Frigerio - far sì che ci sia attenzione da parte delle amministrazioni sulla Carta. Stiamo lavorando per coinvolgere parlamentari europei, non solo donne, perché uno dei nostri obiettivi è che, come nell’85, anche la nuova Carta assuma a livello europeo un ruolo ufficiale. Il cambiamento di atteggiamento e di indirizzo di risorse avviene se c’è un orientamento convergente anche da chi si occupa dell’amministrazione”.

Al progetto Olympia che ha dato vita alla Carta dei diritti delle donne nello sport, ha preso parte attivamente anche Daniela Conti, settore internazionale Uisp.

Qual è la situazione che vedi oggi? "Nonostante le manifestazioni, le attività portate avanti in questi anni da molti gruppi di donne nello sport, il problema delle pari opportunità permane ancora. Mi piacerebbe che domani le giovani dirigenti Uisp a tutti i livelli non debbano mai pensare: ma io sono in questo posto perché me lo merito o perché completo quel 33% obbligatorio di quota rosa? Vorrei che nel futuro non debbano mai pensare queste cose come è successo a me, perché ognuno avrà avuto la stessa opportunità di essere eletta/o. Pari opportunità per tutti, donne, uomini, etero, gay, appartenenti a culture e religioni diverse, bianchi o neri, abili o disabili. Le donne non sono una minoranza da preservare, sono corpo e anima di questa associazione. Mi piacerebbe che in futuro alle giovani dirigenti uisp non fossero poste domande, come quelle che ultimamente mi sento ripetere da neo presidente di un’associazione sportiva di base: Quali sono i problemi nell’essere presidente di un’associazione sportiva, da donna? Cosa vuol dire da donna? Vorrei che le domande fossero: quali sono i problemi economici, sociali di prospettiva che devi affrontare con la tua associazione sportiva? Perché le problematiche che si incontrano sono uguali per tutti e non dovrebbero essere maggiori in quanto donne."

Sul tema delle problematiche affrontate da una dirigente donna anche all’interno del sistema sportivo, abbiamo parlato con Federica Rossi, ex-presidente dell’Uisp Friuli Venezia Giulia, caso unico nel panorama Uisp di dirigenza tutta al femminile, confermata dall’elezione dela nuova presidente Elena Debetto: “Credo che in questo tentativo di riqualificare la partecipazione femminile ci siano troppe forzature, penso alle quote rosa che non dovrebbero esistere ma il percorso di selezione dovrebbe essere spontaneo, legato a competenze e curriculum. Tuttora, però, per alcune fasce d’età è difficile avere incarichi di responsabilità conciliabili con determinate scelte di vita. La nostra società dà alla donna una serie di carichi legati alla famiglia che l’uomo non ha: c’è stata un’evoluzione ma chi è più coinvolto negli impegni familiari è comunque la donna. Trovare spazi oltre al lavoro e alla famiglia per l’impegno nel sociale diventa complicato. In conclusione credo che ci sia ancora molto da fare per raggiungere le famose pari opportunità: ogni volta che mi trovo in contesti legati al mio ruolo nell’Uisp sono l’unica donna o quasi. Sarebbe interessante che l’Uisp analizzasse lo stato delle donne dirigenti al suo interno: sappiamo che sono poche, ma chi sono, che tipo di vita svolgono, cosa hanno sacrificato?”.

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