Sono stati 28 gli episodi di razzismo registrati nella serie A del campionato di calcio italiano nella stagione 2011/2012. Che non è ancora finita. Lo denuncia Panorama, con un'intervista a Mauro Valeri, sociologo che ha diretto l'Osservatorio nazionale sulla xenofobia dal 1992 al 1996 e che dal 2005 è responsabile dell'Osservatorio su razzismo e antirazzismo nel calcio. È stato anche l'autore del libro "Che razza di tifo", che analizza centinaia di casi di razzismo nel calcio italiano. Un'analisi dettagliata, che racconta anche gli aspetti solitamente non presi in considerazione, come le responsabilità dei club e la tolleranza delle istituzioni.
Secondo Valeri esistono tre tipologie di razzismo: quello "diretto", quando i tifosi insultano i giocatori per motivi etnici, "razziali" o religiosi. Il "razzismo indiretto", quando gli insulti non hanno nulla a che vedere con quanto accade in campo, e che ha soprattutto l'obiettivo di fare propaganda politica all'interno delle frange politicizzate delle curve. Il più preoccupante, secondo Valeri, è il "razzismo in campo", cioè quello messo in atto da calciatori, allenatori, e a volte anche dai direttori di gara. «Ognuna di queste forme di razzismo dovrebbe essere combattuta con specifici iniziative - dice Valeri a Panorama - Da anni ne propongo una a costo zero. Nelle scuole calcio bisognerebbe dedicare un'ora al mese anche a spiegare che chi vuole giocare o allenare non può essere razzista. Lo dice lo stesso codice sportivo».
Ma il razzismo nel calcio è stato minimizzato dallo stesso Joseph Blatter: «Nel calcio non c'è razzismo - ha dichiarato Blatter - forse qualche parola o gesto non corretti, ma è solo un gioco e basta stringersi la mano». Parole che Valeri bolla come «estremamente pericolose, perché finisce per giustificare atteggiamenti e comportamenti razzisti».
Secondo Valeri, il problema è a tutti i livelli, media compresi, che spesso minimizzano gli episodi per opportunismo. «Al limite si colpisce il razzismo di propaganda - dice Valeri a Panorama - ma se non è accompagnato da campagne antirazziste mi sembra ben poca cosa. E in Italia di campagne antirazziste non ne vedo».
