Comitato Territoriale

Cremona

RI...PENSARE LO SPORT

 

"RI...PENSARE LO SPORT": PROSEGUE LA RFLESSIONE CRITICA!!!

 

Prosegue il percorso di riflessione critica  avviato col ciclo di incontri denominato "Ri..pensare lo sport: i valori, l'educazione, la politica" promosso dal Comune di Cremona assieme al CONI, l'UISP, il CSI e la Federazioni Oratori.

Il secondo appuntamento,  svoltosi sabato 21 maggio presso Palazzo Cittanova a Cremona, ha mantenuto  alto il livello del confronto fra i relatori invitati a riflettere sul tema "Educare l'educatore":i valori formativi dello sport" sul quale si sono registrati interessanti contributi di Don Alessio Albertini, responsabile Sport della Curia di Milano, Antonio La Torre, professore della facoltà di Scienze Motorie di Milano, e di Alfredo Trentalange, ex arbitro internazionale di calcio.

Introdotti e coordinati da una frizzante Chiara Cappelletti, assessore allo sport della Provincia, che non ha mancato di stimolare  i relatori con domande e considerazioni volutamente "piccanti" sui temi controversi dell'educazione allo sport.

Non si è ritratto per primo Don Albertini (fratello dell'ex giocatore milanista) che ha sottolineato il ruolo formativo degli allenatori di calcio, che con una media di 240 ore all'anno, si occupano di educazione dei ragazzi molto di più di altre figure educative in ambito scolastico.

Lo ha ripreso, condividendolo, il prof. La Torre, partendo dal dato statistico che oltre il 50% dei ragazzi fra i 14 e 17 anni abbandona la pratica sportiva, e affermando che "lo sport è ancora troppo a misura di adulto".

L'ex arbitro Trentalange ha voluto rappresentare la figura del giudice di gara come strumento di pace e di giustizia sul campo di gioco, così come lo deve essere l'uomo in generale nella vita di tutti i giorni. Citando Don Milani, ha poi richiamato l'importanza dello sport come canale di comunicazione.

Ha concluso l'incontro l'intervento del sindaco, prof. Oreste Perri, che ha ripreso i concetti di autodisciplina degli sportivi, di rispetto delle regole (che devono essere fatte proprie dagli atleti, prima ancora di essere imposte per regolamento), e della necessità di " imparare anche a perdere, dentro e fuori dallo sport".