Comitato Regionale

Lombardia

Diamo un calcio alle barriere

Triangolare di calcio "Diamo un calcio alle barriere"

Quando lo  sport aggrega e non divide

Mercoledì  26 maggio presso l'Oratorio di Bobbiate,  dalle ore 16.30 alle 19.30, grazie all'ospitalità di Don Fiorenzo, si è disputato il triangolare di calcio "Diamo un calcio alle barriere" che ha visto scendere in campo le squadre:
 "A. S. D. ProVaconloSport", formata da ex-detenuti, educatori e agenti della Polizia Penitenziaria della Casa Circondariale di Varese;
 "San Grato", squadra dell'oratorio di Bobbiate;
 "UispVareseResistente" formata da giocatori delle comunità ucraina e rumena del territorio di Varese.

La vittoria finale dell'amichevole è stata conquistata da UispVareseResistente, ma il vero vincitore della manifestazione è stato lo sport: le squadre, infatti, hanno mostrato grande spirito di fair play, rispetto di sé e degli altri, sana competizione e lealtà sportiva.
"Non casuale il nome dato al triangolare - sottolinea Alessandra Pessina, Responsabile Area Sportpertutti Uisp Varese- . Infatti, attraverso lo sport, vogliamo abbattere tutte le barriere, siano esse linguistiche, culturali, religiose, architettoniche, reali o fittizie che la società odierna sempre più inculca nella testa delle persone. Lo sport ha insito in sé un grande valore aggregante, che non va perso nel caos mediatico della competizione sportiva, ma che va valorizzato, promuovendo il rispetto delle persone e la dignità umana, contro ogni razzismo e ogni discriminazione".

"Da anni Uisp- prosegue Alessandra Pessina-  opera nelle carceri di tutta Italia, attraverso i suoi comitati territoriali. A Varese, in particolare, è nata,  grazie alla collaborazione attiva tra Uisp, l'area educativa e la direzione della Casa Circondariale, l'A.S.D ProVaconloSport" , per favorire  lo scambio e il  confronto reciproco fra la realtà interna al carcere e quella esterna; permettere ai detenuti di avere contatti con la comunità esterna; stimolare nei detenuti nuove e positive modalità di relazione tra di loro e con gli altri; sostenere i detenuti nel tentativo di ricostruirsi una personalità e garantire un'attività sportiva e formativa continuativa".

 "Lo sport è un momento molto sentito ed apprezzato dal detenuto: gli ridona l'entusiasmo perduto, lo fa uscire dalla malinconia diffusa e frequente - spiega Mimmo Grieco, Educatore Penitenziario presso la Casa Circondariale di Varese -.  In un contesto carcerario, in cui alla carenza fortissima di attività lavorativa per i detenuti si abbina un tempo penitenziario estremamente dilatato e lungo, trascorso dal detenuto in cella (si parla, per chi non lavora, cioè circa l'80/85% dell'intera popolazione carceraria, di circa 19/20 ore da trascorrere in 8 metri quadrati, dove vivono spesso in tre), praticare sport è un momento di svago, una "valvola di sfogo" che può far dimenticare le cose più negative, le carenze affettive, i problemi giudiziari ed economici, che può dare un po' di serenità e tranquillità. Fare attività sportiva serve, inoltre, a scaricare le tensioni, ad eliminare lo stress che si accumula nell'arco della giornata, a superare l'ozio che in un carcere è la routine, l'ozio misto alle tante ore di televisione che il detenuto, spettatore-fruitore, accumula all'interno della sua giornata e che finisce per creargli una visione distorta della realtà e un forte senso di ingiustizia".

"Svolgere le attività sportive all'interno di un Istituto penitenziario - continua Mimmo Grieco - è parte integrante del più vasto progetto che riguarda il trattamento rieducativo di un condannato. Purtroppo molte strutture penitenziarie sono vecchie, obsolete e carenti di spazi sia interni che esterni. L'affollamento dei detenuti è all'ordine del giorno. Alla data odierna siamo al record di presenze nelle carceri italiane (67.800 cifra mai raggiunta prima d'ora!!!). La Casa Circondariale di Varese fa parte di questi vecchi istituti; fu costruita intorno al 1887 e nel corso degli anni ha subito vari interventi di ampliamento o di parziale ristrutturazione".

Nonostante le difficoltà che spesso s'incontrano, a volte strutturali, a volte burocratiche, Uisp prosegue a portare attività sportive e ricreative nelle Case Circondariali e a creare eventi che siano ponte di collegamento tra  dentro e fuori le mura, per avvicinare la società esterna alla realtà carceraria, andando al di là non solo delle barriere fisiche, le mura, ma soprattutto al di là di quelle barriere costruite dal pregiudizio e dall'indifferenza di chi sta fuori.

Ufficio stampa Uisp Varese