di Gabriele Bettelli (Stile Libero 1/2012)
C’è un bel clima, a proposito di liberalizzazioni; meno sul versante
atmosferico, visto che il paese è rimasto bloccato per giorni a causa
di una nevicata di dimensioni straordinarie (questa vicenda
meriterebbe qualche commento anche in relazione all’organizzazione
delle attività sportive e di certo ritorneremo sull’argomento). Un bel
clima che ha portato gli italiani ad accogliere favorevolmente le
nuove opportunità per il mercato e per la concorrenza, ma, ancora, con
un orizzonte limitato; speriamo che il lavoro parlamentare per
convertire in legge il Decreto, anziché raccogliere le spinte
difensive di qualche lobby che si ritiene colpita (vedi taxi,
farmacie, avvocati…), vada ancora più a fondo nell’apertura dei
mercati. Anche nello sport qualche “interventino” ci sarebbe da fare.
Non è nostra intenzione mettere in discussione né l’autonomia
dell’ordinamento sportivo né, tanto meno, la responsabilità del Coni a
gestire l’attività sportiva organizzata, sia con finalità agonistiche
che di promozione. Il problema riguarda piuttosto la volontà di
gestione “monopolistica” delle attività da parte di alcune Federazioni
sportive, chehanno una concezione ormai arcaica dello sviluppo delle attività,
sempre più libero, al di fuori di quelle regolamentate nelle forme
agonistiche ufficiali. Queste ultime di certo competono alle
Federazioni (“una sola Federazione per ogni disciplina”, affermazione
da noi da sempre condivisa…). Ma, non a caso, compete al Coni
riconoscere anche le Associazioni che organizzano sport con finalità
diverse, ricreative ed amatoriali, ancorché con modalità competitive,
e con finalità sociali. Questi due aspetti della pratica sportiva, se
il Coni aspira ad occuparsi di tutto lo sport, non possono essere
trattati come figli e figliastri; ricordiamo anche che,
inevitabilmente, dal punto di vista dei numeri, la pratica amatoriale,
di puro “loisir” e di ricerca del benessere psicofisico, è enormemente
più estesa di quella federale e di livello. Questi principi vanno
ricordati a quelle Federazioni che ancora ostacolano il lavoro di
diffusione della pratica sportiva che fanno,
in primo luogo, le Associazioni di promozione sportiva, riconosciute
anche dal Ministero competente come Associazioni di promozione sociale.
Il caso più emblematico di rifiuto alla collaborazione riguarda
sicuramente il mondo dell’automobilismo, dove l’ACI-CSAI sostiene di
dover autorizzare ogni manifestazione in virtù di un dispositivo
contenuto nel Codice della strada per cui, per presunte ragioni di
sicurezza, le manifestazioni su strada dovrebbero avere il nullaosta
del Coni tramite la competente Federazione (in realtà sono solo alcune
manifestazioni, ma la CSAI s’allarga nell’interpretazione…). Ma la
sicurezza c’entra poco, diciamo piuttosto che in questo
sport girano ingenti quantità di denaro. Il Garante per la concorrenza
ed il mercato ha riconosciuto il diritto anche di altre organizzazioni
di fare attività sul piano ludico ed amatoriale, anche con modalità
competitive, previa convenzione con ACI-CSAI, che ovviamente ha
impostato una convenzione a proprio uso e consumo, dove si
stabiliscono perfino le tasse gara che gli Enti di promozione devono
far pagare e l’obbligatorietà del nullaosta della stessa ACI. Ma il
Garante, in altro provvedimento, aveva anche detto altra cosa: che
l’articolo del Codice della strada era sbagliato, invitando il
Parlamento a rivederlo. In effetti, l’unica attività che viene
sottratta all’ autorizzazione in tema di sicurezza delle Commissioni
provinciali per i pubblici spettacoli è quella automobilistica.
Allora, visto che il Parlamento sta affrontando la conversione in
legge del Decreto sulle liberalizzazioni perché non intervenire per
sanare questa anomalia?
Questo comporterebbe di fatto una concreta riduzione dei costi per le
società organizzatrici e per gli sportivi appassionati di questa
disciplina. A proposito di costi, un gruppo di Società sportive di
base impegnate in diversi sport, ha promosso, con l’adesione, per ora,
di AICS, CSI, UISP ed US ACLI, una iniziativa a Roma per il giorno 3
marzo per chiedere maggiore attenzione e sostegno allo sport
dilettantistico in tempi in cui la crisi economica rischia di
sfilacciare anche il tessuto sociale del nostro paese. Lo sport per
tutti, oltre che un diritto, è un’opportunità di contenimento della
spesa su altri versanti, come quello sanitario, ed anche di creazione
di nuove opportunità lavorative. Abbiamo affrontato questi temi in
numerosi editoriali, in tanti articoli, ed in particolare
in questo numero della nostra rivista, che è da sempre rivolta
prioritariamente a quei protagonisti dello sport; è un bene che
migliaia di società sportive abbiano già aderito al documento/appello
che indice l’iniziativa. Noi saremo a Roma, insieme ai promotori e, ci
auguriamo, ai tanti che hanno sottoscritto