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Genova

Danzare oltre stereotipi e pregiudizi, per diffondere la bellezza

La danza, in particolare quella maschile, è purtroppo ancora vittima di stereotipi. Parla Fabrizio Federici

 

Le parole di Roberto Bolle hanno scosso tutto il mondo della danza: mancano i supporti, la danza rappresenta un patrimonio cultura e artistico trascurato, il settore rischia di estinguersi e i teatri si stanno svuotando. L'Uisp ha sempre puntato sulla danza come attività sportiva per tutti e a tutte le età, capace di esprimere i valori della creatività, dell'espressione artistica e dell'inclusione.

"La danza è un mondo che ha sempre accolto tutti indistintamente e che viaggia con almeno cinquanta anni di anticipo rispetto a tutti i discorsi sulla parità di genere", dice Fabrizio Federici, responsabile nazionale danza Uisp. "E' necessario diffondere la bellezza di questa disciplina, che è bella non solo in termini di grazia e di eleganza ma soprattutto per la grandezza del messaggio di cui si fa portavoce. La danza diffonde i valori di uguaglianza e di rispetto verso ogni individuo, a precidere dai suoi gusti, dai suoi connotati e dal suo orientamento sessuale. Potrebbe educare il mondo alla conoscenza dell’altro e non alla paura".

Le scuole di danza, in Italia, sono 1.700. Un totale di 1 milione e 400 ragazzini che praticano la disciplina, molti di più persino di quelli iscritti alle scuole di calcio. Numeri che dimostrano quanto, in verità, nel panorama delle attività sportive proprio la danza abbia un ruolo di rilievo, anche se spesso sottovalutato. Peccato, però, che il mondo della danza soffra tutt'ora di forti stereotipi e pregiudizi, che ne pregiudicano il potenziale inclusivo.

In molti casi si potrebbe parlare di un pregiudizio al contrario. Moltissimi sono i ballerini, anche bambini, che lamentano non di rado prese in giro ed episodi di bullismo. Il pregiudizio sugli uomini che fanno danza è forte e radicato nella società odierna, nonostante le evoluzioni e i passi in avanti compiuti col tempo. Porta con sé stereotipi stratificati dalla notte dei tempi che vengono, tuttavia, smentiti dalla realtà. Gli stereotipi associano, ad esempio, il praticare danza ad avere modi o atteggiamenti femminili, oppure all'omosessualità, come fosse un problema. Insomma, la danza è una “cosa da donne” e sarebbe preferibile per un uomo, piccolo o grande che sia, praticare altri tipi di sport come il calcio, la pallavolo o la pallacanestro. Anche se sottolinearlo può sembrare superfluo, tocca ancora oggi ribadire che l’inclinazione sessuale di ciascuno di noi non dipende affatto dalla tipologia di sport praticato, che non può essere preso come indicatore al riguardo. 

Peccato, però, che così come una donna che pratica calcio fa storcere il naso e fa scattare il pregiudizio (vedi nostro articolo: Comunicazione, sport, lingaggio: attenzione a non discriminare) , anche un uomo che pratica danza fa lo stesso effetto. Il risultato è che spesso il comparto sportivo della danza è vittima di stereotipi e di pregiudizi che ne pregiudicano le potenzialità di sviluppo. Gli effetti negativi si scaricano anche sui bambini, che spesso sono scoraggiati dall’intraprendere un percorso sportivo in una scuola di danza, e sulle famiglie, che si ritrovano a non appoggiare le inclinazioni dei figli. Eppure, nelle compagnie di danza o nei teatri dove questa tematica viene vissuto in maniera diversa rispetto alle scuole di base, i ballerini di sesso maschile sono tantissimi. Questo perché la dana è davvero un'attività inclusiva, la figura del ballerino e quella della ballerina sono complementari. (di Chiara Feleppa - Redazione Uisp Nazionale)

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