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Milano

Dai saperi all'economia, lo sport sociale Uisp a Contromafie

L'Uisp all'appuntamento nazionale promosso da Libera, una partecipazione "trasversale". Parlano V.Manco, F.Mariani, M. Di Gioia, I.Maiorella

Dal 2 al 4 febbraio a Roma si è tenuta ContromafieCorruzione, promossa da Libera: 800 persone partecipanti, tra i quali molti giovani da tutta Italia e 12 gruppi di lavoro distribuiti su quattro parole chiave, da “persone” a “economie”, da “racconti” a “saperi”.

In apertura Luigi Ciotti ha riassunto gli obiettivi della manifestazione GUARDA IL VIDEO

Tra gli interventi anche quello di Alessandro Bergonzoni GUARDA IL VIDEO che ha "giocato" con le quattro parole tematiche al centro del dibattito: racconti, saperi, persone, economie.

Perché l’Uisp a Contromafie? “Perchè diffondere una cultura della legalità è il presupposto per costruire una società sana, per immaginare una comunità che si attiva per il benessere comune – risponde Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp - Corruzione e criminalità organizzata sono spesso facce della stessa medaglia e sono fenomeni che quotidianamente si verificano nel mondo sportivo. La Uisp attraverso la partecipazione ai diversi tavoli tematici previsti nei lavori di questa edizione, vuole affermare che lo sport sociale ha una grande responsabilità verso il paese perché si possa realizzare giustizia sociale e rispetto della dignità di tutti”.

Fabio Mariani, presidente Uisp Puglia, ha preso parte al gruppo di lavoro legato alla parola chiave "Saperi": “Il mio tavolo si è concentrato sull’educazione dei ragazzi in ambito extrascolastico, mentre un altro era dedicato alla scuola. È stato un confronto molto interessante, con interventi di ottimo livello che hanno dato vita ad uno scambio utile e stimolante, attraverso un modo di procedere costruttivo. Il fulcro della riflessione è stato la comunità educante, variegato mosaico di soggetti e realtà che concorrono alla crescita dei giovani, in cui è compreso anche lo sport”.

“La scuola da sola non riesce più ad essere agenzia educativa oltre che formativa – prosegue Mariani - Nel mondo attuale il flusso di informazioni che i ragazzi vivono quotidianamente attraverso i mezzi di comunicazione è più elevato che in qualsiasi altra epoca: la scuola dovrebbe decostruire insieme ai ragazzi i messaggi che vengono dall’esterno e imparare a far maturare in loro un senso critico, aiutandoli a ragionare su quello che vedono. Invece, attraverso i media i ragazzi vengono influenzati nella loro capacità di giudizio e non hanno strumenti per ricostruire autonomamente i contesti in cui le cose accadono. Si ha l’impressione che la scuola assolva al compito di formare ma solo come trasmissione di un sapere, senza spiegare i meccanismi e la logica che stanno dietro le nozioni. Esistono, però, limiti burocratici e normativi che impediscono la costituzione di una comunità educante come rete tra scuole e associazioni del territorio, oltre ed un problema culturale, legato ad una parte della classe docente che è ancorato a vecchi schemi di insegnamento”. 

“L’Uisp è da sempre impegnata nel contrasto alle disuguaglianze e all’illegalità – dice Michele Di Gioia, presidente Uisp Basilicata, che ha partecipato al gruppo “economie”  GUARDA IL VIDEO – Anche attraverso la gestione di beni confiscati si riesce a lanciare un messaggio di riappropriazione del territorio e di contrasto alla criminalità e alla corruzione. Proprio con Libera noi abbiamo in gestione uno stabilimento balneare a Scanzano Jonico: una storia irta di problematiche ma anche ricca di piccoli successi e un modo per confrontarsi e ragionare su una tematica di estrema importanza. Lo sport è un motore per condividere, coinvolgere e creare partecipazione, e vicino al territorio diventa un’arma importante e un deterrente per lo sviluppo dell’influenza della criminalità organizzata. La cosa fondamentale è che non si può essere soli a portare avanti questa battaglia, ci vuole una rete di associazioni di supporto, la partecipazione aiuta a essere vincenti, togliendo potere a chi gestisce il malaffare”.

Il gruppo “racconti” dedicato all’informazione si è aperto con il ricordo di Roberto Morrione e Santo Della Volpe, ed è proseguito con il coordinamento di Lorenzo Frigerio, di LiberaInformazione, e del presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti, che ha detto: “La 'scorta mediatica' è in primo luogo per i cittadini: per loro dobbiamo riprendere le inchieste dei cronisti minacciati. E tutto questo si può fare solo insieme. Lanciamo domani, a fine manifestazione, il Decalogo di Assisi può essere la base di partenza di questo documento da presentare poi alla marcia della pace Perugia-Assisi di ottobre».

Per l’Uisp è intervenuto in questo gruppo Ivano Maiorella, responsabile comunicazione e stampa nazionale: “E’ importante vedere tanti soggetti agire insieme e nella stessa direzione: legalitá e giustizia sociale, per difendere spazi di democrazia e diffidare di chi si arricchisce in maniera indecente, come ha detto Luigi Ciotti. Libera in ventitre anni ci ha insegnato un metodo: favorire la formazione di reti, i collegamenti tra associazioni, nomi e numeri. Faccio mio questo insegnamento e porto la mia esperienza come Uisp, associazione in prima linea contro le mafie attraverso lo sport. Lo faccio mettendo a disposizione un’esperienza maturata dall’Uisp sul terreno della comunicazione sociale attraverso progetti trasversali come quello del Giornale Radio Sociale, promosso dal Forum del Terzo settore. Anche sul terreno della libera informazione e della deniuncia, battersi contro la corruzione significa simultaneitá di interventi e politiche sociali. Con l’umiltá di chi chiede e di chi illumina periferie, le periferie del bene e quelle del male. E non smette mai di chiedere, e di chiedersi: perché? Questo fa il giornalista. Quando questo viene fatto con scrupolo e dedizione, il giornalista diventa scomodo perché cerca la verità. Abbiamo sentito le voci di giornalisti coraggiosi che per le loro denunce vivono sotto scorta, da Paolo Borrometi, oggi portavoce di Articolo 21 a Federica Angeli di Repubblica, ad altri. E non chiamatelo rischio del mestiere: proprio di questo abbiamo parlato nel seminario nazionale Uisp del 12 gennaio scorso, le organizzazioni sociali del territorio sono la scorta mediatica di questi giornalisti”.

“Dobbiamo imparare a distinguere, non siamo tutti uguali, la realtà non è tutta uguale, per questo occorre sempre chiedersi ‘perchè?’. Il territorio da conoscere e da abitare e l’antidoto all’utilizzo di notizie di seconda mano. Occorre distinguere le relazioni dai cosiddetti contatti sui social, fare nostro l’appello che viene da ContromafieCorruzione 2018: non abbandonare il reale, il territorio, la partecipazione e la democrazia, cioè la vita reale. Infine, tre proposte: aprire la professione giornalistica alle nuove professionalità della comunicazione, chiamandole a rispettare un metodo e un rigore giornalistico; rivedere la legge sull’editoria per incoraggiare start up editoriali autorganizzate da giovani giornalisti; rivendicare il ruolo del Contratto di servizio Rai per aprire spazi stabili del servizio pubblico radiotelevisivo italiano e il sociale”. (I.M.)

 

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