Nazionale

"Lavoro di squadra": Uisp e ActionAid per i giovani

Un progetto insieme per la riattivazione, attraverso lo sport, di quei ragazzi usciti dai circuiti formativi e professionali. Parla T. Blasi
Attività sportive per attivare e motivare giovani e giovanissimi NEET (Not (engaged) in Education, Employment or Training) a “rimettersi in gioco” nella ricerca attiva di un’occupazione: è questa la ricetta del progetto “Lavoro di squadra” promosso da ActionAid in collaborazione con Uisp.

“Il progetto è partito in via sperimentale nel 2012 a Torino, dove abbiamo iniziato a collaborare con vari partner, tra cui l’Uisp per la parte sportiva. Dopo l’esperienza di Torino la collaborazione si è allargata anche a Milano - dice Tiziano Blasi, coordinatore dei progetti ActionAid in Italia – la sinergia con l’Uisp nasce dal suo essere un’associazione che realizza la sua mission attraverso lo sport, con una particolare sensibilità verso gli aspetti sociali e di inclusione, tutti elementi che si legano perfettamente al nostro progetto. Infatti, Uisp e ActionAid condividono già progetti e iniziative a livello nazionale sul tema sport legato a diritti e giustizia sociale”. 

“L’idea di base è quella di immaginare percorsi di riattivazione che portino i ragazzi o a riprendere un percorso formativo o a inserirsi in uno lavorativo, utilizzando lo sport come elemento rafforzativo - continua Blasi - Generalmente, infatti, l’approccio standard si basa su formazione professionale e orientamento, processi che però si arenano con ragazzi emarginati che vengono raggiunti con più difficoltà. Noi siamo interessati proprio a lavorare con i gruppi più vulnerabili, che rimangono fuori dai percorsi classici, e lo sport, con la sua potenza di integrazione e aggancio, ci permette di arrivare a quelle fasce che normalmente sono escluse. La proposta sportiva facilita l’avvicinamento, un primo contatto attraverso cui guidarli alla partecipazione. Una volta coinvolti portiamo avanti con loro un lavoro di supporto psicologico, di orientamento professionale e collegamento con agenzie del lavoro. Tutti questi passi sono accompagnati sempre dalla pratica sportiva: una parte della giornata è dedicata a sport di gruppo, l’altra all’aggiornamento del curriculum e tutte quelle operazioni utili alla ricerca del lavoro”. 

Perché lo sport aiuta in questo percorso?
“Lo sport fa conoscere i ragazzi e li fa lavorare in gruppo. Inoltre, li aiuta a riprendere un ritmo, cosa non scontata per chi non studia e non lavora da tempo. Infine, insegna a lavorare per obiettivi, mettendo in conto le attività e gli sforzi necessari per raggiungerli. Li prepara al lavoro, rimettendoli in contatto con la realtà esterna e stimolandoli. Dall’inizio del progetto abbiamo seguito circa 150 ragazzi: il tasso di riattivazione è ottimo, rispetto alle pratiche tradizionali il numero di ragazzi che torna a studiare o a lavorare è molto elevato”.

 

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