Nazionale

Riforma e innovazione attività Uisp

L’Uisp, movimento attivo.

Come deve essere la Uisp: semplice, efficace, con un cuore e un'anima.

Il cuore le attività, l’anima la propria identità.

L’efficacia di una proposta che transita attraverso le politiche ed una semplificazione (non una superficialità) sulla quale stiamo lavorando per facilitare l’accesso al movimento.

Come le politiche possono interpretare i nostri programmi e come le attività possono trasferire le politiche.

Dal lavoro svolto sia con il gruppo dei dirigenti nazionali della direzione e delle politiche e anche con il continuo confronto con i referenti nazionali delle SDA sono emerse molte idee, molte proposte e tanti riferimenti.

Alcune domande alle quali abbiamo già abbozzato risposte:

Come vorremmo la Uisp?

Quali i temi prioritari sui quali orientare la nostra associazione?

Unica, aperta, coinvolgente, inclusiva, intersettoriale, etica, sostenibile (tema al quale abbiamo già inteso dedicarci per questa stagione), solidale, innovativa, diffusa, colorata, ambientale, competitiva, socializzante, divertente multiculturale, multidisciplinare, coerente e provocatoria che non esclude nessuno.

Certamente, molte di queste parole, azioni, valori li abbiamo già metabolizzati e agìti, forse dobbiamo solo dargli nuova dignità.  

Dal confronto è emersa chiara la necessità di far passare la riforma attraverso una grande capacità di ascolto, condividere, ma poi prendersi la responsabilità di scegliere, di selezionare di definire delle priorità proprio per favorire il cambiamento.

Il nostro impegno deve essere: stimolare e scegliere.

Piccoli obiettivi, dentro un agenda temporale definita.

Stiamo facendo tantissime cose ma, ognuno segue le proprie sensibilità e passioni, tutte con la dignità di essere rappresentate, tutte importanti e valide ma, nell’ottica di un unico grande progetto, la necessità è quella di condividerne e sintetizzarne alcune che, debbono diventare, attività per attività, progetto per progetto, anno per anno, obiettivi specifici in un obiettivo più generale. Il passo in avanti lo faremo definendo volta per volta la singola specificità, il singolo target, creando a priori degli indicatori misurabili, verificandoli, giudicandoli e poi, chiudere il ciclo riprogrammando. Provando a fare sempre un passo avanti e senza ripartire sempre da capo.

La trasversalità della quale tanto abbiamo parlato e che è fulcro della riforma deve essere trasversalità non solo delle attività ma anche delle persone.

Se è vero che il “come” è importante quanto il “cosa”, dobbiamo anche prendere atto che molte delle nostre strutture hanno ancora difficoltà tra il cosa e il come.

Il Coinvolgimento delle strutture di attività, lo diamo per assodato ma deve essere ben chiara anche la responsabilità dei decisori a tutti i livelli che passa attraverso il coraggio di condividere e di confrontarci.

C’è il tema di trasferire le parole in contenuti con omogeneità di azioni e linguaggio per arrivare a scelte condivise, azioni coerenti da realizzare sul territorio.

L’innovazione, la trasformazione passa anche attraverso come le parole diventano contenuto, come il contenuto diventa metodo e come il metodo diventa didattica. E’ un percorso anche di consapevolezza,  da agire.

Riprendo alcuni passaggi contenuti proprio nel documento di presentazione della delega nazionale su Riforma, innovazione e sviluppo attività inserito nel vademecum Uisp  della nuova stagione sportiva.

Dopo il confronto con le strutture nazionali delle attività, dopo l’incontro con i referenti nazionali svolto a Bologna, dopo l’incontro con le politiche di Ariccia, mi sento di rivedere con visione più critica ma credo più oggettiva e consapevole alcuni  passaggi di quel documento.

Per poter dare le risposte giuste, possiamo facilitarci facendoci le domande giuste:

1) veramente la nostra è un’associazione Nazionale che intende farsi trovare pronta e “in forma” all’appuntamento con i 70 anni dalla sua fondazione ?

2) davvero la Uisp vuole mettere al centro della propria attenzione la attività?

Personalmente almeno su questo, non ho dubbi e sono certo che buona parte delle nostre prospettive immediate, transitino proprio dalla nostra capacità di auto riformarci prima che lo facciano altri dall’esterno, di rinnovarci prima che realtà meno strutturate e meno radicate lo facciano prima di noi, rivisitare e riorganizzare la nostra proposta di attività organizzata o destrutturata, prima che le associazioni, i soci o cittadini si organizzino secondo necessità ed esigenze proprie, che non siamo stati in grado di interpretare.

La difficoltà in tutto questo non sta tanto nel comprendere con quali contenuti, con quale visione di prospettiva (perché ancora oggi possiamo vantare un elevato livello di competenze e di qualità) ma, credo passi proprio dal modo, dal come, dagli strumenti chiesti e forniti, concertati e non imposti, dalla conoscenza diffusa di regole, vincoli e quadri d’insieme.

Proprio durante gli incontri nazionali con le strutture di attività credo che ci si sia resi conto che con estrema difficoltà reggiamo la spinta propulsiva innovativa che arriva alla base, dalle società sportive e non siamo in grado di coordinare, se non in qualche caso sporadico, quel percorso di trasversalità sulle attività e di filtro delle politiche, all’interno delle strutture di attività per arrivare così al cuore stesso della riforma sulle attività.

Riforma che impatta principalmente sulle attività e attraverso esse, l’Uisp si deve impegnare per fornire risposte al territorio, alle società sportive, ai soci e ai cittadini.

Il nuovo cambiamento (identità) che oggi Uisp si propone di gestire si deve nutrire delle radici profonde della propria identità e deve rispondere ai nuovi mutamenti, deve quindi inserirsi in un nuovo scenario di comunità che va verso una condizione multietnica e lascia intravedere il palesarsi di un crescente divario sociale.

Ci aspetta un percorso nuovo nello sviluppo associativo, che definisce un profondo rinnovamento nei modelli organizzativi, ma che non deve intaccare il dna della nostra associazione.

La Uisp non ha nulla da temere dalle riorganizzazioni, deve temere invece, l’immobilismo, l’incapacità a rinnovarsi o a farlo troppo lentamente.

Ci siamo già detti che la scommessa è quella di andare oltre i confini posti dalle discipline stesse, l’impegno è quello di aprire le nostre proposte di attività motoria e sportiva, di benessere, di sport sociale e di cittadinanza a contaminazioni tra le stesse discipline e tra le attività e le politiche.

Dobbiamo tornare a studiare ed agire con pratiche efficaci: per sradicare il fenomeno del “precocismo”; per contrastare il dropout giovanile e per riprogettare uno sport, uno stile di vita attivo, capace di accompagnare le persone nelle diverse stagioni della propria vita.

Dobbiamo studiare e comprendere i nuovi linguaggi e renderci a nostra volta comprensibili; dobbiamo comprendere le attività di nuova generazione, batterci per la tutela sanitaria, dei giovani atleti in particolare, e perché la prevenzione e la difesa dei ritmi di crescita trovino nello sport un ambiente non selettivo. Deve crescere una responsabilità personale della propria salute. Al tempo stesso abbiamo bisogno di regole, di conoscerle e accettarle, chiare per tutti, di indicazioni che non diano adito ad “interpretazioni” di sorta.

É giunto il tempo di occuparci con maggior impegno anche delle attività dei cittadini, di quelle attività nate dal basso, praticate in “solitudine” senza riconoscimento e sostegno istituzionale. Sono spesso attività diffuse e in rapido mutamento. Bisogna comprendere che non sono solo un fatto sportivo, ma soprattutto culturale. Cambia la motivazione, talora cambiano gli scenari, spesso cambiano le regole e le relazioni, cambia lo scopo. È un problema di visione associativa, di struttura, di strumenti, di strategie e di scelte di priorità.

Nei nostri Comitati, nelle nostre Strutture di attività, ci sono molte rigidità e disattenzioni, ma anche molta capacità innovativa e trasversalità. Il problema vero è che, senza la condivisione e definizione di una regia forte, non c’è la possibilità di fare rete e sintesi e quindi il tutto non diventa vero patrimonio dell’associazione.

Forse non dobbiamo neppure sperimentare nuove tendenze, perché possiamo semplicemente cogliere e scegliere buone pratiche già in essere all’interno delle nostre realtà associative, probabilmente non dobbiamo adeguare l’Uisp alle esigenze del cambiamento in atto, ma dobbiamo adeguare, investire sulle persone, sui dirigenti e sui referenti dare spazi e passare conoscenze a nuovi dirigenti.

Abbiamo ragionato a lungo sulla necessità di ritrovare e far emergere chiara la nostra identità, forse una nuova identità perché in 70 anni di storia le cose cambiano e non possiamo pensare di essere indenni da questi cambiamenti.  Abbiamo tanti e nuovi progetti che devono solo essere selezionati e trovare diffusone capillare, abbiamo da riprendere la formazione specifica di educatori, tecnici e dirigenti ma, ricordiamoci sempre che la formazione è uno strumento e se prima non decidiamo con chiarezza l’obiettivo finale, contenuti validi ma, funzionali allo scopo rischiano di farci fare solo un bell’esercizio di stile.

I nuovi dati Istat sulla pratica sportiva in Italia sono emblematici e indicativi più di 23 milioni di persone sedentarie (la metà degli over 65), devono essere la nuova frontiera per le nostre strutture di attività. Oggi che finalmente anche l’istat parla di popolazione che pratica sport a confronto con quella che svolge un’attività ( per ora accontentiamoci anche se viene definita fisica e non motoria) e quindi si inizia a dare dignità anche escursioni passeggiate a piedi, mobilità ciclopedonale ecc., alla Uisp, alle nostre strutture di attività serve un salto di qualità che può essere già fornito dal rapporto stretto con le politiche Uisp. Necessario l’intreccio con le politiche per la salute e beni comuni ma, anche prevedere un gruppo sull’impiantistica sportiva, con esperienza, prospettive dei nuovi modelli di impianti e di gestioni efficienti e sostenibili.

L’importante differenza percentuale di pratica tra i generi, la decrescita della pratica dello sport con il crescere dell’età, il gap importante nei praticanti tra le varie zone d’Italia, a seconda del livello di istruzione (la percentuale dei laureati praticanti raggiunge 54% mentre solo il 7% di chi non ha titoli di studio pratica attività). Il nuovo impegno deve essere quello di sviluppare proposte efficaci che offrano soluzioni concrete alle differenze evidenziate e che tendano ad azzerare gli alibi che portano a non praticare come la mancanza di tempo, di interesse, la stanchezza, la pigrizia per arrivare fino ai motivi familiari ed economici.

Differenziarci e distinguerci, sia nella dimensione sportiva che in quella della promozione sociale, rendendoci diversi e riconoscibili proprio grazie alla nostra identità.

Attività che cambiano, che si adattano alle esigenze, ai nuovi spazi, alle richieste e alle necessità ma che non devono mai far mancare il divertimento e la gioia di praticarle.

Porsi con determinazione obiettivi come il benessere e lo stile di vita. Trasformare le nostre grandi manifestazioni nazionali e metterne in campo di nuove da concepire come “manifesti attivi del movimento e di opportunità” da collegare alle attività internazionali e di cooperazione internazionale.

Ma questo processo di riforma, oggi agli albori, va completato, altrimenti non avrà alcun significato e ci esporremo al rischio di un incomprensibile cortocircuito.

La Uisp sono le attività. Le attività sono la Uisp. Rimettere al centro le attività, significa agire coerentemente. Significa fare scelte di priorità

· Nella politica associativa: dare ruolo, dignità e legittimità a persone competenti sulle attività, che dialoghino permanentemente con tutta l’Associazione di pari livello e, sul territoriale, con i soci e le società di base. Le attività dovranno essere il fulcro della nostra politica associativa. La Uisp dovrà avere come priorità lo sviluppo e l’incremento delle attività, in tutte le sue forme, per tutte le età, per tutti e tutte, nessuno escluso;

· negli investimenti economici: dove siano chiari sia gli stanziamenti ordinari che le scelte a favore degli investimenti per la crescita, inquadrandoli in una programmazione pluriennale ed il più possibile condivisa;

· nei processi formativi: dove si impone una scelta distintiva e coerente nella definizione dei contenuti della formazione metodologico/didattica per nuovi e vecchi  dirigenti. Il processo di riforma deve essere accompagnato da una formazione continua e mirata per trasferire la consapevolezza di come il cambiamento può portare alla crescita ed al miglioramento;

· nella politica dei quadri: selezionando una classe dirigente competente, affidabile e disponibile che maturi realmente la possibilità di crescere nell’ associazione e stimolando la generosità dei dirigenti più esperti per trasferire la loro esperienza e competenza ai più giovani.

· per disagio e disabilità che sempre di più devono entrare a far parte delle nostre progettazioni e avere riscontri concreti nostre proposte di attività.

· lotta alla disuguaglianza e sedentarietà, politica nella quale abbiamo conquistato accreditamento nei confronti di enti istituzionali ma soprattutto che determina un importante prospettiva di sviluppo ed orientamento dell’attività motoria sportiva

· nuovo impegno per maggiore cultura sportiva a partire dalla scuola primaria:  la necessità di un rinnovato impegno verso l’attività svolta a scuola, non necessariamente con proposte pratiche, ma con l’idea di collaborare insieme agli insegnanti per qualificare i contenuti, suggerire proposte didattiche interdisciplinari, seminare di contenuti con lo scopo di sostenere l’insegnamento di cultura sportiva e dello sport sociale e per tutti, di pratica sportiva per il benessere, purtroppo ad oggi ancora lontana dalla logica con la quale molte associazioni sportive (comprese le note) si affacciano alla scuola con l’idea di bacino per possibili campioni.

Per realizzare questa riforma occorre essere pazienti e determinati, consapevoli che bisogna agire con misure che favoriscano il cambiamento nel medio e nel lungo periodo. I primi effetti devono partire forzatamente dal territorio per costruire una rete di relazioni capace di governare la nostra complessità, attraverso una fattiva collaborazione guidata dal comitato, tra Strutture di Attività, politiche, progettazione e formazione. Quest’ultima dovrà accompagnare l’intero percorso, leggendo i bisogni e traducendoli in strumenti formativi adeguati agli attori del cambiamento.

Il ruolo dei referenti delle singole S.d.A. sarà quindi più centrale sul territorio perché, oltre a lavorare in sinergia con le ASD nella costruzione delle proposte di attività, dovranno essere strettamente connesse al lavoro di sviluppo della politica associativa delineata dal comitato.

L’ambito regionale potrà essere la sede elettiva delle politiche di sistema: il luogo delle sperimentazioni e delle contaminazioni, dell’ascolto, della elaborazione e della condivisione.

Cercare in sintesi di avere come riferimento cultura e attività per un movimento accessibile e sostenibile. Obiettivo a medio termine: contrastare e limitare le diseguaglianze nella pratica sportiva.

  

Le Società sportive

Altro snodo importante oltre le SdA quello del ruolo e del valore delle società sportive, con la necessità di valorizzarne le funzioni, qualificarne le competenze, renderle maggiormente partecipi della vita associativa. Ritrovare un rapporto non solo quantitativo ma consolidare con le Società sportive un rapporto più stretto e continuo finalizzato, al raggiungimento comune degli obiettivi dell’associazione.

Del resto sono in primo luogo esse che con i loro dirigenti, istruttori/educatori danno corpo ad idee e progetti, che trasferiscono le linee di politica associativa nelle iniziative, nei corsi, nelle manifestazioni; sono soprattutto esse che mantengono il rapporto diretto con gli associati, che sono in grado di interpretare i loro desideri, le passioni, le sensibilità. Attraverso di loro viene percepita l’immagine dell’Associazione da parte di chi partecipa alle iniziative ed alle attività. Occorre stabilire una relazione costante con le società, ponendo attenzione anche alle modalità, che talvolta fanno la differenza, anche in termini di “fiducia” e di fidelizzazione e ad esempio programmare a livello territoriale o regionale incontri con scadenze e programmi uniformi.

Avviare un processo formativo condiviso che riguardi i dirigenti delle società sportive, non solo e non tanto sugli aspetti specifici delle discipline ma in generale una formazione "associativa”, sui valori,  sui principi etici che devono stare alla base dello sportpertutti. In questo modo diventerà più facile raggiungere gli obiettivi che ci prefiggiamo stimolando l’attenzione e la sensibilità di coloro ai quali ci rivolgiamo.

Di seguito tre progetti, rivolti alle società sportive per gli obiettivi sopracitati.

Certificazione etica delle società sportive

Si tratta di invitare le società sportive a partecipare volontariamente ad un bando per far valutare, sulla base di un disciplinare studiato al proposito, il valore etico della loro azione e in definitiva se i comportanti i metodi messi in atto durante lo svolgimento dell’attività e la gestione della società, corrispondono a quanto - affiliandosi alla Uisp – si impegnano nella sostanza a voler rispettare. L’obiettivo non è solo quello  di “premiare” le società per i loro comportamenti etici e virtuosi , ma soprattutto alimentare attraverso questo, una cultura dell’etica e stimolare le società a rivedere e correggere i loro comportamenti.

Il progetto dovrebbe essere promosso a livello nazionale , ma dovrebbe vedere un significativo coinvolgimento dei comitati territoriali. Inoltre è importante stabilire rapporti di partnership, patrocinio ecc… con il mondo universitario, con quello istituzionale, Coni ecc… Obbiettivo ambizioso dovrebbe essere quello di fare in modo che il progetto non rimanga nei confini Uisp ma si estenda allo sport nel suo complesso partendo dagli EPS e che Uisp si proponga come soggetto certificatore.

Bando per l’incentivazione dei progetti innovativi

Abbiamo in varie occasioni ripetuto che i temi dell’innovazione e della progettazione sono essenziali per lo sviluppo e la qualificazione dell’Associazione. In questo caso ci si rivolge alla società sportive stimolandole a proporre progetti che vadano in quella direzione, stabilendo requisiti di ammissione al bando e di valutazione (trasversalità del progetto, replicabilità in contesti analoghi, sostenibilità economica, ecc…) e cofinanziando la realizzazione i progetti valutati con i migliori punteggi. Oltre a fornire un aiuto sostanziale alle società sportive che si impegnano, si creano le occasioni da una parte per stabilire o consolidare rapporti e dall’altra sollecitare l’interesse e lo spirito di emulazione.

Giornata nazionale dello “sportpertutti”

Come avviene per molti temi di interesse civile, ambientale ecc… l’ipotesi è quella di individuare una giornata da collocare nel mese di settembre all’avvio della nuova stagione, dedicata allo sportpertutti nella quale diventino protagoniste su tutto il territorio nazionale le società sportive, attraverso modalità non canoniche ma innovative. L’occasione, collocata appunto all’avvio del tesseramento, dovrebbe essere sostenuta da un forte campagna di “vendita” della tessera e dell’affiliazione.  Potrebbe essere lanciata il prossimo anno in occasione del 70° per farla diventare una scadenza annuale.  In tale occasione il protagonismo delle società sportive può determinarsi in un modo innovativo di proporre le loro specificità ed anche  attraverso una evidenziazione delle loro storie, caratteristiche, sensibilità , ecc…per non fermarsi appunto agli aspetti della disciplina ma per raccontare la loro vita.

Progettazione

L’Uisp ha scelto di lavorare per obiettivi e ritiene strategico, per il suo futuro, sviluppare progettualità per dare “gambe” e risorse alle proprie idee sullo sport per tutti, attraverso campagne e progetti nazionali ed internazionali, che hanno lo scopo di realizzare attività sempre più aderenti ai bisogni dei cittadini, valorizzando e ottimizzando le esperienze e le risorse del sistema associativo e dei territori all’interno di strategie e azioni politiche e sociali nazionali ed internazionali. L’adozione di questa metodologia è dettata dal dinamismo dei contesti sociali che, mutando rapidamente, fanno emergere bisogni sempre più complessi che richiedono di essere affrontati con soluzioni ben coordinate. Progettare è un processo in continua evoluzione; lavorare per progetti significa costruire azioni di processo: le idee, le azioni, i risultati sono in relazione tra loro in modo complesso e articolato. Lavorare per progetti vuol dire anche essere in grado di leggere questa complessità e tentare di governarla in itinere e non solamente a priori. Il progetto scritto non solo è una parte dell’intero processo, ma una parte limitata e incompleta, che va costantemente aggiornata e verificata. Ragionare in termini progettuali vuol dire  pensare in modo strategico, vuol dire collocare le singole azioni e i singoli risultati nell’insieme complesso di tutte le altre azioni e risultati del “sistema Uisp”, delle politiche e delle strutture di attività.

Progettare significa quindi pensare che quello che stiamo facendo oggi ha legami di diversa natura con tutto quello che nel passato è stato fatto e che produrrà effetti che dureranno nel tempo. La progettazione partecipata, la concertazione come metodo, l’informazione e la comunicazione come relazione rappresentano i fattori qualificanti di un lavoro di rete ormai diventato una necessità improrogabile delle politiche sociali. In questo modo si attivano processi diffusi di conoscenza, approfondimento e scambio di esperienze, forme di management, procedure di valutazione e verifica delle metodologie, modalità di lavoro trasversale e di gruppo. Si tratta di un’esigenza che parte dal concetto stesso di  cultura della progettazione; significa da una parte sapersi relazionare ed essere punto di riferimento per tutte le azioni di progetto attivate ad ogni livello dell’associazione, dall’altra costruire “relazioni” con il tessuto sociale, le istituzioni, ed ovviamente la politica. Fare sistema significa essere in grado di raccogliere e di fornire informazioni sulle  opportunità di finanziamento europee, nazionali e regionali. Progettare vuol dire aggiungere prospettiva alle proprie azioni, favorendo il cambiamento, sviluppando idee, creando reti, dando spinte motivazionali, costruendo alleanze ed opportunità.

 

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