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Settant'anni di Uisp: donne, diritti e sportpertutti

Lo sport femminile negli anni '70 raccontato da Gigliola Venturini, tra le promotrici della prima Carta dei diritti delle donne nello sport

 

Incontriamo Gigliola Venturini a Roma per un’intervista video sul ruolo delle donne nello sport, in occasione dei 70 anni Uisp. Gigliola Venturini è stata protagonista di un’importante stagione Uisp, all’inizio degli anni ’80, che ha coinciso con la costituzione del Coordinamento Donne e la pubblicazione, nel 1985, della prima versione della Carta dei diritti delle donne nello sport. Gigliola Venturini da circa trent’anni vive a Reggio Emilia, insieme al marito Gino Montipò, anch’egli dirigente Uisp e fondatore della Lega Alpinismo ed Escursionismo, oggi Sda Montagna Uisp.

“Mi avvicinai all’Uisp intorno al 1975, ero una giovane insegnante di educazione fisica, fresca di diploma Isef – racconta – il presidente dell’Uisp di Roma era Giuliano Prasca e l’associazione cominciava a coniugare tematiche come l’ambiente e la salute intorno ad un’idea di sport popolare, che fosse fortemente inclusivo. Ero impegnata nel movimento studentesco e sul fronte dei diritti delle donne: fu naturale provare a trasporli sul terreno sportivo. Ricordo che in quegli anni demmo vita ad un progetto inedito: una polisportiva di donne. Fondammo la ‘Rosa Luxemburg’, con molte donne e casalinghe di varie età del quartiere Appio a Roma. Allora non era usuale che le donne si dedicassero allo sport e noi cominciammo così. L’iniziativa ebbe una tale popolarità che una nota ditta che produceva stoviglie ci propose una sponsorizzazione. Non sapevamo precisamente di cosa si trattasse, ma un po’ di finanziamenti potevano farci comodo. Ne discutemmo a lungo tutte insieme, come si faceva in quegli anni. Alla fine rifiutammo perché ci sembrava un controsenso che la nostra ribellione a clichè e pregiudizi, fosse condensata in uno spot televisivo nel quale pubblicizzavamo padelle e tegami!”.

“Negli anni ’70 l’Uisp incominciava a parlare di ambiente e di podismo con ‘Corri per il Verde’ a Roma e quella fu una grande scuola per tutte noi – prosegue Gigliola Venturini -  Incominciammo a ritrovarci, tra donne, anche all’interno dell’Uisp, in particolare su alcune tematiche che riflettevano i nostri ambiti di provenienza, dall’Udi dell’emancipazione al femminismo della liberazione. In questo contesto nacque l’idea della Carta dei diritti delle donne nello sport, alla quale lavorammo per un anno intero insieme ad un gruppo di dirigenti Uisp che si ritrovarono nel Coordinamento Donne. Prendemmo in mano la normativa federale che regolava lo sport in Italia e mettemmo a nudo alcune contraddizioni di un sistema che non era stato pensato per promuovere lo sport femminile, anzi tutto il contrario. Statuti e regolamenti che fissavano norme discriminatorie per le donne, premi e punteggi infinitamente più bassi. Alcuni sport o discipline sportive erano addirittura vietati per le donne, come pallanuoto, rugby, salto con l’asta. Nella scherma le donne potevano tirare solo di fioretto. Partimmo da lì per un’analisi a 360 gradi che riguardava il mondo delle dirigenti sportive, praticamente inesistenti e delle giornaliste, autentiche mosche bianche. Scoprimmo che nel doping le donne facevano da cavie, soprattutto nell’allora est europeo, però dal punto di vista sportivo rimanevano di serie B. La pubblicazione della Carta dei diritti delle donne nello sport fu un’assoluta novità, la presentammo il 5 marzo 1985 e con quel documento fissammo un punto fermo: riconoscere la libertà delle donne e il valore della differenza di genere, come la chiameremmo oggi”.

“Alla scienza ponemmo un altolà: smettetela di trasformare le donne in maschi – conclude Gigliola Venturini – cominciate a guardare alle donne in maniera diversa, partendo dalle sue qualità motorie e sportive, come ad esempio la coordinazione. Ognuna è se stessa, punto. Per la prima volta anche le voci del gotha femminile dello sport italiano si ritrovavano tutte d’accordo con noi e rifiutavano l’idea dello sport femminile copia di quello maschile, da Mabel Bocchi nel basket a Claudia Giordani nello sci, tanto per fare degli esempi. La Carta riscosse molto successo tra le parlamentari italiane e suscitò molto interessa tra i media”. (Ivano Maiorella)

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