Il dubbio - uno dei tanti, in fatto di numeri, che porto con me fin dalle elementari - è se davvero meno per meno dia come risultato più.
A parte la difficoltà di reperire dei meno nella vita di tutti i giorni, il dilemma della diversità applicata alla barca a vela - anzi, alla barca, perché se non c'è la vela ma solo un motore parliamo di ferri da stiro o supposte a seconda della forma - è che se il postulato dice che chi va in barca a vela è "diverso" da chi non ci va.
Diverso e un po' fesso, diciamolo, come recita un vecchio adagio inglese, per cui andare in barca è altrettanto piacevole ed intelligente che stare vestiti sotto una doccia gelata stracciando banconote da dieci sterline; insomma un vero "meno" se mai ce n'è stato uno, e visto che ci sono anche a terra tutta una serie di categorie di "diversi" che vengono sicuramente considerati come dei "meno", allora se prendiamo dei meno terricoli e li mettiamo in un meno come la barca, otteniamo sicuramente un bel più, forse il più, più più, fra i più.
La sfida che UISP e ANPIS hanno proposto e raccolto è stata quella di credere che fosse possibile tradurre in pratica il principio.
Il progetto TerreAlteAltoMare sta volgendo al termine, e fra le tante iniziative ed attività che sono state organizzate in questi tre anni, in tema di diversità, credo che l'esperimento - che spero non rimanga tale ma che diventi una prassi - che ha portato a formulare il postulato del meno per meno uguale barca a vela, abbia dimostrato anche ad un paese calciodipendente che la palla sarà anche rotonda, ma che alla fine del campo bisogna fermarsi, sennò si perde, la preziosa sfera, mentre la terra è altrettanto rotonda - anche se un po' schiacciata, ma fa niente - ma con la barca la fine del campo non c'è, perché non ci sono confini, barriere, steccati davanti alla prua, e non si perde mai il diritto ad andare avanti o a tornare indietro o a stare fermi.
Non si perde mai il diritto a cambiare idea, cercare approdi dove trovare qualcuno o qualcosa di diverso, confrontarsi, giocare con le regole che dettano il mare ed il vento, e non qualche regolamento scritto da chissachi e chissaquando (e chissaperchè, poi).
A terra, quando le cose non vanno, si modifica il regolamento e le regole del gioco e si pensa che tutto vada a posto, in mare, le regole non si modificano mai, ma sono i navigatori che devono adattarsi, scoprire sempre nuovi modi di interpretare al meglio il gioco, imparare, capire, crescere.
E questo rende diversi.
Così come sfidare il mare significa perdere, comunque vada, perché non esiste vittoria o pareggio, ma solo salpare, viaggiare ed arrivare.
Fino alla prossima volta, e non si accumulano punti, non si va in vetta alla classifica, non si retrocede, non si arriva "prima".
O si arriva o non si arriva.
E quando si arriva, si è sempre un po' o tanto diversi da quando si è partiti.
Ovviamente prescindendo da quella curiosa genìa che viene definita "dei regatanti", e cioè quelle persone che prendono il mezzo di locomozione più lento che esista e cercano di farlo andare veloce.
Velocissima è una barca a vela che riesce a stare alla pari con un ciclista, ben che vada; semprechè non abbia il vento sul naso, perché allora tanto vale andare a nuoto.
Diverso è issare il proprio jolly roger (l'emblema dei pirati), e salpare per Nonimportadove.
Diverso è vivere un'esperienza, magari a poche centinaia di metri dalla riva, assaporando il piacere di spegnere il motore (quando non lo fa di propria iniziativa...) e scoprire rumori altrimenti coperti dai "soliti" frastuoni che accompagnano la vita "normale".
Almeno fino al primo c... su un ferro da stiro che ti passa a pochi metri a tutta velocità, perché "normale" è dare gas ed arrivare in fretta.
Diverso è stato investire sulla nautica da diporto per migliorare, far crescere, riqualificare il turismo nostrano, e di questo va dato atto alla Regione Emilia - Romagna, perché le scorciatoie ad effetto sarebbero state tante, ma si è scelta una strada difficile e diversa, per queste latitudini ombrellonizzate, con la brezza che porta verso il mare odore di creme abbronzanti e schiamazzi di happy hour o wine time, e raramente il suono delle sartie frustate dal vento.
Diverso è pensare ed immaginare che al largo ma non troppo ci sia un'isola del tesoro e non solo piattaforme metanifere, e che Long John Silver - diverso, diversamente abile, abilmente diverso - arrivi un giorno fra i normali lupi di banchina, i normalissimi consumatori di oli & creme e gli omologati cacciatori di emozioni da statale adriatica, a chiedere se c'è qualcuno che, diversamente dalla norma, abbia voglia di mettersi in gioco.
Questo, per un paese sempre più omologato e culturalmente provinciale, capace solo di produrre slogan, eventi ma raramente contenuti e percorsi, sarebbe una simpatica diversità.
Tenete d'occhio il mare...