πππππππππ ππππππππππππ πππππππππ ππππ | L’intervento del Comitato UISP Liguria attraverso il proprio Presidente, Tommaso Bisio: “Qualcuno diceva che siamo l'ente di promozione che cresce meno tra quelli nazionali, ma cresce meno perché noi siamo l'ente di promozione vero”
“Innanzitutto, mi sento di dire negli ultimi anni di vita associativa mai come oggi mi sento pienamente a casa mia. Io qui sono fra i meno giovani, ma apprezzo che comunque si discuta di prospettiva, si discute di strumenti. Insomma, si discuta. La discussione dello statuto è, per così dire, un atto dovuto, ma stiamo utilizzando questo momento per approfondire una discussione di cui comunque ci sarebbe stato bisogno.
Ora, poco mi appassiona il discorso terzo mandato sì, terzo mandato no: io sono del parere che nella situazione organizzativa variegata che abbiamo su tutto il territorio nazionale, se ce n'è bisogno, utilizziamolo. I problemi veri sono altri. I problemi veri sono che tra due anni arriviamo a ottant’anni di associazione e dobbiamo garantire ai giovani che ci sostituiranno di avere possibilità di andare avanti - mi auguro per altrettanto tempo -, ma in ogni modo di poter affrontare al meglio le difficoltà di cui parlava Tiziano stamattina, mettendole perfettamente in fila.
Qualcuno diceva che siamo l'ente di promozione che cresce meno tra quelli nazionali, ma cresce meno perché noi siamo l'ente di promozione vero. Gli altri per la gran parte sono magari ologrammi, sono strutture costruite ad arte per raggranellare qualche soldino tra i finanziamenti pubblici nazionali, ma sono anche quelli che rilasciano le tessere giornaliere, che con una manifestazione mettono insieme 10 o 20mila tesserati. Noi le tessere e i nostri associati li costruiamo giorno per giorno stando nelle strade, nelle piazze, nei quartieri, sul territorio. Noi di UISP siamo quelli che vivono il mondo reale, il mondo dove si trovano tutta una serie di difficoltà che gli altri non si pongono neanche al problema di affrontare perché i loro strumenti sono diversi.
Ripartiamo da dopodomani, il 26 ottobre, avendo uno statuto approvato e ulteriori passaggi istituzionali da mettere in fila, però cominciamo a pensare di utilizzare questi due anni che ci separano dal prossimo momento congressuale per lavorare realmente sull'analisi dei nostri problemi organizzativi pur consapevoli, nonostante questi problemi, abbiamo superato nuovamente il milione di soci. Non siamo ancora al milione e trecentomila pre-Covid, forse non ci arriveremo più, non lo so. Sono cambiate tante cose col Covid, però, se siamo di nuovo oltre un milione, questo è un milione di persone che fanno sport alle quali consentiamo di farlo in maniera soddisfacente.
Credo che questo significhi che la situazione organizzativa che stiamo vivendo non è assolutamente apocalittica e che, pur conoscendo perfettamente tutti i problemi che abbiamo a livello nazionale, locale, territoriale, continuiamo ad esserci e siamo comunque solidi. Se riusciamo a trovare correttivi dove c'è bisogno di metterli in atto, non dico che abbiamo risolto il problema, ma che siamo comunque sulla buona strada. Questo può avvenire dandoci strumenti adeguati.
Qualcuno ha parlato della conferenza dei Presidenti. Ecco, io penso anche a strumenti più o meno formali che possiamo mettere sul come gemellaggi tra regioni o laboratori che mettano a fuoco esperienze diverse da mettere a disposizione dei vari territori. Il nostro modello organizzativo, infatti, non è uguale in tutta Italia. Ci sono realtà che propongono attività in maniera sistematica; altre realtà che gestiscono impianti sportivi e questo magari limita altre modalità operative; altre realtà ancora dove è più facile lavorare perché magari in quel momento - o in un arco temporale più lungo - si è affini per valori all'amministrazione pubblica di quel territorio. Ci sono, invece, territori dove i numeri sono apparentemente bassi, ma sono territori dove fare UISP è ben più difficile che in altri, perché per situazioni valoriali completamente opposte diventa più complicata la convivenza quotidiana. In buona sostanza, se noi riusciamo a mettere in comune tutta una serie di esperienze organizzate e valoriali, a mio parere saremo in grado di guardare ben oltre la data del 26 ottobre”.