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Novembre, "Da quassù la Terra è bellissima"

Scopriamo i contenuti dell'agenda Uisp 2026: ogni mese una riflessione e un salto triplo fatto di creatività, fantasia, libertà di espressione

 

L’Agenda Sportpertutti Uisp si conferma anche nel 2026 come strumento quotidiano di orientamento, informazione e partecipazione, pensato per accompagnare ogni lettore lungo tutto l'anno. Si tratta di un'agenda ideata per chi vive lo sport, lo pratica o semplicemente lo riconosce come uno spazio di incontro, benessere e comunità. Tra appuntamenti, progetti, iniziative nazionali Uisp e ricorrenze mensili, queste pagine raccontano uno sport che guarda al presente e al futuro secondo tre parole chiave che accompagnano l’intera Agenda 2026: Inclusione, Rigenerazione, Innovazione. È questo il ‘Salto Triplo’ che l'Uisp propone per costruire uno sport sempre più accessibile, sostenibile e capace di generare comunità. Un’agenda che non è solo un supporto organizzativo, bensì uno spazio di racconto e creatività: un vero e proprio viaggio nella storia, nella letteratura e poesia, nella psicologia, nell’arte, nel cinema, nell’impegno civile e nell’esperienza sportiva. Le prime pagine dell’Agenda ospitano l’editoriale di Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp, che accompagna il lettore alla scoperta del Salto Triplo e dei contenuti del 2026.

AGENDA SPORTPERTUTTI UISP 2026 

Che cos’è il Salto Triplo che l’Uisp ha adottato come slogan? Lo spiega Tiziano Pesce nell'editoriale di apertura:

“E’ includere, rigenerare, innovare. Valori del fare quotidiano e del sentirsi comunità attraverso lo sport. Il Salto Triplo che ti proponiamo è anche un ingaggio culturale, perché la rivoluzione di questi ultimi anni è la creazione di un terreno comune tra sport e terzo settore, una fusione di aspirazioni, valori, impegno sociale. Segni e parole che ti prendono per mano e ti accompagnano in un viaggio che è ricerca di significato, trasversale come è lo sport. Qualche fatto come spunto e una girandola composita di appuntamenti che vivremo in questo 2026, dall’ottantesimo della Repubblica a Vivicittà, dalle attività ai tanti progetti nazionali Uisp che parlano in diretta di salute, sostenibilità ambientale, diritti, educazione, parità di genere e parità di opportunità per tutti e per tutte. 

Un percorso nuovo scandito dal tempo, un salto triplo fatto di creatività, fantasia, libertà di espressione. Si sta insieme, si creano relazioni solidali, si crede in qualcosa che si costruisce partecipando, giorno dopo giorno. L’Uisp la chiama transizione sportiva, un approdo culturale e una strategia associativa. Perché lo sport sociale e per tutti è agente di cambiamento sociale, una lanterna, un’avventura di nuovo conio attraverso la quale leggere la realtà nella quale viviamo. Si chiama attivismo civico, partecipazione, libertà. Essere movimento ed essere in movimento". 

In questo anno scopriremo insieme, mese per mese, i temi chiave, i progetti e le ricorrenze che animano l’Agenda Uisp 2026: il titolo del mese di novembre è "Da quassù la Terra è bellissima"

La palla diventa simbolo di gioco, fantasia e sport, evocando miti come il Super Santos di Roberto Saviano, le imprese di Michael Jordan e la cavalcata del Barone di Munchausen. Il gioco favorisce esplorazione, creatività e relazioni, secondo l’Uisp, e si collega all’immaginario spaziale di Juri Gagarin e alle visioni futuristiche di Ray Bradbury in Cronache marziane, mostrando come la palla possa evocare Terra, Marte e il tempo che scorre.

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Che vedi? Io un pallone da basket. Io un’arancia. Io la Terra. Io vedo Marte! E’ un gioco nel gioco questa illustrazione che ci propone il grafico Andrea Dreini. E per un gesto così sportivo e gioioso, la nostra fantasia si è messa al galoppo e il gioco dei collegamenti si è fatto ancora più fitto. Perchè la palla non è un semplice attrezzo per giocare, uno dei tanti. La palla è il gioco. Se poi è di colore arancione diventa automaticamente Super Santos, oggetto di mito per generazioni di ragazzini, al quale lo scrittore Roberto Saviano ha dedicato un instant book: “Il Super Santos era un modo di concepire la vita, anzi una sorta di sogno a cui tutti i ragazzini ambivano, star sempre con lui di fianco, sui piedi, averlo sempre a disposizione”.

E la prova del gioco continuo, perpetuo, interi pomeriggi a corrergli dietro, era che “Finivano ovunque i Super Santos, sui tetti, sui balconi, in scarpate, sugli alberi, dietro cancellate, infilzati su ringhiere, in mezzo agli scogli”. I Super Santos volavano, d’accordo, ma quando Michael Jordan dice: “Bene, forse resto sospeso qui in aria per un po’, potete star seduti intanto” c’è da rimanere col naso all’insù una partita intera. Il suo marchio distintivo è il “Jumpman”, la silhouette del suo salto in volo, ma anche la determinazione e l’umiltà dei grandi: “Avrò segnato undici volte canestri vincenti sulla sirena, e altre diciassette volte a meno di dieci secondi dalla fine, ma nella mia carriera ho sbagliato più di 9.000 tiri. Ho perso quasi 300 partite. Per 36 volte i miei compagni si sono affidati a me per il tiro decisivo… e l’ho sbagliato. Ho fallito tante e tante e tante volte nella mia vita. Ed è per questo che alla fine ho vinto tutto”.

Ma una palla non è soltanto un attrezzo ludico e sportivo. Può diventare persino una macchina volante, sulle ali della fantasia. Proprio la “cavalcata” sulla palla di cannone del “Barone di Munchausen” resa famosa dal romanzo di Rudolf Erich Raspe - e poi da innumerevoli film - sarebbe avvenuta durante l’assedio di una fortezza ottomana. Giocando con una palla, un pallone o una pallina si inventano tante attività divertenti e piacevoli, che in alcuni casi diventano sport: alla base c’è la relazione e la conoscenza. Per l’Uisp il gioco è molto importante: la pratica e l’immaginario dei bambini, ma non solo il loro, significano esplorazione dell’ambiente e delle proprie competenze. Il gioco è un’avventura che dura per tutta la vita: “Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano.) Perciò correggo la mia dedica: A Léon Werth quando era un bambino”. Scriveva così Antoine de Saint-Exupéry ne Il Piccolo Principe, quasi giustificando ai suoi piccoli lettori il fatto di aver dedicato il suo libro ad un adulto, il suo caro amico Léon.

Si può giocare con la fantasia, perchè quella palla assomiglia alla terra, e accarezzare l’immagine che ebbe Juri Gagarin, il primo uomo nello spazio: “Da quassù la Terra è bellissima. Senza frontiere né confini”. Così come si può giocare col tempo: Cronache marziane (The Martian Chronicles) è una raccolta di ventotto racconti di fantascienza di Ray Bradbury, legati fra di loro dal tema comune della futura esplorazione e colonizzazione del pianeta Marte. Il suo libro, scritto e pubblicato nel 1950, parte dal gennaio 1999 e arriva sino all’ottobre 2026 (il mese scorso!... pensate che idea di futuro c’era nel 1950): “C’era come un odore di tempo, nell’aria della notte. E che odore aveva il tempo? Odorava di polvere, di orologi e di gente. E che suono aveva il tempo? Faceva un rumore di acque correnti nei recessi bui di una grotta, di voci querili, di terra che risuonava con un tonfo cavo sui coperchi delle casse e battere di piogge. E che aspetto aveva il tempo? Era come neve che cade in silenzio in una camera buia, o come un film muto in un’antica sala cinematografica, cento miliardi di facce cadenti come palloncini di Capodanno”. E con il trascorrere del tempo, tutto passa. Anzi, rotola.