Il campionato di calcio a 7 organizzato dalla UISP di Bergamo vede quest'anno la presenza di una nuova squadra che, oltre a ben figurare sul campo, ha come obiettivo principale quello di aggregare, tramite il linguaggio positivo e universale del pallone, ragazzi extracomunitari con alcune difficoltà alle spalle.
Stiamo parlando della squadra della Comunità Ruah i cui giocatori, infatti, provengono da ogni parte del mondo (Africa, perlopiù) ed hanno come comune denominatore il fatto di essere, o essere recentemente stati, ospiti di questo centro di accoglienza di Bergamo.
"La Comunità Ruah nasce nel 1990 come semplice dormitorio, con lo scopo di fronteggiare le prime emergenze stranieri qui a Bergamo - spiega Alberto Barone, educatore e referente del progetto - Nel tempo si è ingrandita, fornendo altri servizi, e da un mese si è tramutata in cooperativa sociale. Oltre al centro di accoglienza, abbiamo 10 appartamenti a disposizione dei nostri ospiti, e gestiamo tra l'altro il laboratorio occupazionale "Triciclo", un modo per riuscire a far lavorare alcuni di loro. Da noi sono benvenute tutte le persone in difficoltà: oltre ad ospitarli li supportiamo nella ricerca del lavoro e della casa, ma non nascondo che da questo punto di vista in questo periodo la situazione non è delle migliori".
Tutti i giocatori della squadra vivono, o hanno recentemente vissuto, alla Ruah: alcuni sono a Bergamo da poco, altri hanno appena perso la casa, il lavoro o entrambe le cose. Già negli anni scorsi i ragazzi della Comunità avevano partecipato a qualche torneo di calcio locale, ma mai avrebbero pensato di arrivare a formare una vera e propria squadra. Uno dei motori di questa iniziativa è Bruno Silva, 25 anni, dirigente e giocatore: "Vengo dall'Angola, e sono qui ormai da nove anni. Il calcio è la mia passione, nel mio Paese giocavo in serie D, ma ho dovuto smettere per via del lavoro, che non mi permetteva di allenarmi con continuità. Lo scorso aprile mi è venuta l'idea di formare una squadra per partecipare ad un campionato, e ho raccolto subito molte adesioni. La nostra rosa è formata da quattro giocatori provenienti dalla Costa d'Avorio, tre dal Burkina Faso, due dal Togo, oltre ad altri ragazzi di Camerun, Nigeria e anche Italia".
L'allenatore della squadra, Renè Acosta, è invece peruviano, ed è in Italia da nove anni: "Gioco anche a calcio, ma ora preferisco fare l'allenatore per dare più spazio a i ragazzi. Questa è per noi un'esperienza fantastica, ci troviamo ogni settimana per gli allenamenti e per la partita: siamo contenti di aver iniziato bene il campionato, ma la cosa più importante è che questo gruppo è formato da bravi ragazzi, che stanno bene insieme. A volte facciamo fatica a capirci per via della lingua, ma il linguaggio del campo è universale e il fatto di scendere in campo col sorriso sulle labbra, senza pressioni, crea un momento di aggregazione importante".
La scorsa settimana abbiamo assistito all'esordio della Comunità Ruah in campionato, vinta contro una delle squadre più forti del girone con un gol a tre minuti dalla fine. Al fischio finale la gioia dei giocatori è stata irrefrenabile, e la festa è continuata a lungo negli spogliatoi. Tutti i ragazzi tengono a parlarci, a raccontarci le loro storie. Coulibaly N'Golo Seydou, 26 anni, viene dalla Costa d'Avorio: "Sono qui da due anni e mezzo, nel mio Paese ho imparato a fare l'elettricista, ma ora sono operaio. Sono molto contento di fare parte di questa squadra, viviamo insieme e siamo tutti amici. In Costa D'Avorio giocavo in serie B, sono un attaccante ma polivalente, e se c'è bisogno mi adatto volentieri, pur di giocare".
Godfrey ha invece 37 anni, e viene dalla Nigeria. E' uno dei due portieri, e nella prima partita si è ben comportato, andando vicino anche a parare un rigore: "Sono qui dal 2006, sono stato ospite a lungo della Comunità e ora vivo ad Azzano San Paolo. Sono un magazziniere specializzato, ora il mio contratto di lavoro è finito e sono in cerca di occupazione. Sono molto onorato di giocare in questa squadra, anche perché il portiere è un ruolo difficile e impegnativo".
Coulibaly Boubacary è invece originario della Costa d'Avorio, e il suo mito è ovviamente Didier Drogba: "Qui a Bergamo faccio il saldatore, ma mi sento calciatore, difensore per la precisione, prima di venire in Italia infatti giocavo in serie B. Ci tengo a salutare tutti e a ringraziare la Comunità per farci giocare. Siamo al primo anno, ma vogliamo vincere!".
La chiusura è per Wilder Acosta, ospite della Ruah e collaboratore dell'Arci di Bergamo, uno dei principali promotori di questa iniziativa: "Vi ruberò solo poche righe, ma per noi è importantissimo ringraziare i dirigenti della Uisp di Bergamo, della Ruah e del Patronato San Vincenzo, che ci hanno aiutato permettendoci di iscrivere la squadra. Se nessuno di loro avesse fatto il primo passo necessario per agevolarci, oggi non saremmo qui".
In bocca al lupo quindi ai ragazzi della Ruah per il proseguo del campionato: con questo spirito non sarà difficile ritrovarli tra qualche mese, alle finali regionali.
Fonte: Lega calcio Uisp Bergamo
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