Il calcio è in crisi? In questi giorni di piena estate è difficile trovare qualcuno che non sia d'accordo. Sappiamo, però, che affermazioni del genere grondano ambiguità: se va tutto male, quasi niente va male. E tutto rimane com'era, si tratta di aspettare il fischio d'inizio del prossimo campionato per lasciarsi alle spalle le solite chiacchiere. Anche queste.
Si parla di crisi del calcio soltanto perché gli azzurri sono naufragati in Sudafrica?
"Non credo che il problema sia quello dei risultati - risponde Simone Pacciani, presidente Lega calcio Uisp - Le ragioni della crisi sono profonde: il fallimento delle squadre e la depressione del mercato ci dicono che stavolta si tratta di crisi strutturale. Ed è necessario che chi ha le responsabilità più alte avanzi proposte precise e credibili. E non si limiti ad aspettare che la tempesta passi".
"Le società hanno speso per troppo tempo soldi che non avevano. Questo perché in una città la squadra di calcio muove interessi enormi ed esserne il presidente apre molte porte soprattutto a quegli imprenditori che vedono nel calcio una scorciatoia per raggiungere i propri obiettivi: un permesso, una concessione edilizia, un favore. Nell'Italia delle 'cricche' il calcio non è più un gioco, non lo è mai stato. E' soltanto potere. Il fatto grave è che, sinora, nessuno riesce a bloccare la situazione".
Se il calcio è soltanto potere, in quali mani è? In quelle della Federazione, della Lega, delle banche, della tv o della politica?
"La federazione non riesce ad avere in mano le redini di un sistema così complesso. Per non parlare dei tifosi che vengono spesso strumentalizzati e confinati sempre lontano. Il calcio è in mano alla Lega e alle banche. Le società sportive sono sempre più indebitate. Questa situazione è anomala. Per anni hanno vissuto senza regole. I presidenti spendevano perché sapevano di poter contare su una sorta di immunità a vita. Qualcosa si è rotto, le banche hanno presentato il conto e 21 società professionistiche sono sparite: mi auguro che dopo anni di sofferenza avremo una situazione più chiara. Ripartendo, ad esempio, da una delle pochissime buone leggi che è stata fatta per questo settore, quella dei diritti tv che consente di spalmare i benefici su tutte le squadre, anche le piccole".
Chi ci salverà dalla palude?
"Dovrebbe intervenire la politica e il governo con regole certe. I presidenti federali sono troppo condizionati da chi li elegge. I presidenti di Lega sono troppo condizionati dai propri interessi. Servirebbero idee e volti nuovi, servirebbe azzerare i gruppi dirigenti e i gruppi di potere, sempre gli stessi da secoli. Occorrerebbe affrancarli dalla stretta del potere politico. Coinvolgere i dirigenti che vengono dalla base, quelli che conoscono i problemi del calcio giovanile, valorizzare gente che viene dal basso e crede davvero nei valori del calcio come gioco. Il calcio Uisp è a disposizione, con l'esperienza, la qualità e l'umiltà di chi ogni settimana mette in campo diecimila squadre in tutta Italia. Il calcio, anche quello giovanile, continua a rimanere nelle mani di mediatori, agenti e direttori sportivi senza scrupoli"
Come far si che il nostro calcio diventi capace di lanciare i giovani? Chiudendo le frontiere?
"Chiudere le frontiere non serve a niente - conclude Pacciani. - Il problema è che non serve prendere tanti giocatori dall'estero che non sono campioni soltanto perché costano poco...occorre una seria politica dei vivai giovanili con vantaggi concreti per le società che la praticano".
(I.M. - Ufficio stampa e comunicazione Uisp nazionale)
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