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Open Playful Space: sport e arte urbana per cambiare volto alla città

A Matera un progetto di sport e cultura per riqualificare spazi abbandonati al degrado e all'emarginazione. Ecco i protagonisti

 

Matera fatta di persone e non solo di sassi, centri e periferie che negli anni si sono sovrapposti e sono diventate scollegate tra di loro e con il centro. Divergenze che chiedono di essere riconnesse e non abbandonate. Questa è stata la sfida del progetto Open Playful Space, con tanti soggetti sociali messi in rete dall’Uisp Basilicata, con una visione comune: rigenerazione urbana per migliorare la qualità della vita quotidiana.

Di che si tratta? Farsi guidare dall’espressività dei cittadini, a cominciare dai giovani, per riattivare un circuito di partecipazione, con associazioni di cittadini, tra arte, movimento e gioco per cucire aree della città separate tra di loro, invertendo la direzione solita. Non dal centro alle periferie ma esattamente il contrario. Provando ad illuminare con energia sociale e sport, periferie satellite prigioniere del degrado. Periferie che rischiano di svuotarsi di tutto: identità, abitanti, idee, relazioni.

E allora? Iniziamo questo nostro viaggio attraverso “Open Playful Space” con Michele Di Gioia, presidente Uisp Basilicata e Francesco Grieco, presidente Uisp Matera. Cercheremo di riannodare insieme luoghi e persone che ne sono stati protagonisti. Alla  ricerca di nuovi legami sociali, di nuovi spazi playful, ovvero aperti al gioco e alla vivacità sociale della comunità. Siamo alla Momart Gallery,  scavata nel Sasso Caveoso del centro storico di Matera, che ospita foto con le attività realizzate nel corso del 2019 che ha visto Matera capitale europea della Cultura.

GUARDA IL SERVIZIO con luoghi e persone che sono stati protagonisti a Matera del progetto Open Playful Space

Michele Di Gioia spiega il senso del progetto, che ha coperto l’intero arco del 2019: “Riqiualificazione attraverso movimento ed arte urbana. La scommessa è quella che il vero 2019, con Matera capitale europea della cultura, sia l’anno prossimo, non quello appena passato”. Il progetto Open Playful Space è coprodotto dalla Fondazione Matera - Basilicata 2019 e dal Comitato Uisp Basilicata.

Andrea Palumbo, fotografo: “Il progetto Open Playful Space nel 2019 si è concretizzato alla fine di maggio in un grande Festival degli sport e delle arti di strada, inserito nella programmazione della “Move Week” promossa da Isca e Uisp. Abbiamo realizzato parecchie foto che raccontano la cooperazine gioiosa di cittadini e bambini dei quartieri”.

Ora ci spostiamo nella parte Nord di Matera, a piazza degli Olmi, nella scuola Bramante che è stata teatro di una serie di interventi di street art. Monica Palumbo, direttrice artistica Momart: “Abbiamo cominciato ad aprile attraverso il gemellaggio con una classe di Oristano. Questi murales sulle colonne e sulle facciate sono stati realizzati da Skolp insieme ai condomini degli edifici”. Molti artisti sono stati coinvolti nel progetto, tra questi: Pino Di Buduo (Teatro Potlach), Simone Bicorgna (ADD Umbria Academy), Mr Thoms, Skolp, Pachamama, The Sprockets. Franco Morcinelli, rappresentante associazione cittadini piazza degli Olmi, sottolinea come questo spazio urbano sia diventato sicuramente più vivibile e allegro, uno spazio colorato e vivace con un campo del quale tutti possono usufruire. 

Percorriamo 40 chilometri da Matera e arriviamo a Ferrandina scalo, qui si ferma la ferrovia veloce, poco a sud di Salerno. Questa stazione dovrebbe rappresentare la porta di ingresso ferroviario di Matera ma in realtà è esclusa dal suo contesto. Qui troviamo le opere “Benvenuti marziani” di due artisti lucani Gods In Love e Ironmould. Monica Palumbo spiega che ‘Aliens Welcome’ è una scritta realizzata con ferro arruginito che vuole significare che è lì da molto tempo. Le immagini ricordano il mondo alieno e metafisico, un’apertura a tutti ma anche un’apertura mentale. Quasi a creare un contrasto con ciò che è stata fino ad oggi la Basilicata, una terra isolata dal resto del Paese.

Torniamo a Matera e fermiamoci in una zona extraperiferica a nord della città, Parco di Serra Rifusa, zona residenziale abbandonata dove vivono tremila persone divenute anch’esse parte della cosiddetta architettura della Vergogna. Carmine Santeramo, presidente dell’associazione Quartiere Serra Rifusa spiega che grazie all’Uisp e all’organizzazione di Bicincittà proprio nelle strade di questa zona è stato possibile spingere i cittadini a riorganizzarsi per chiedere all’amministrazione interventi di miglioramento: “Il parco è intitolato a due ragazzi vittime di un tragico incidente, per questo è chiamato anche Parco degli Angeli – dice Santeramo -  E’ una zona residenziale che si estende per 16 ettari. Sono anni che la nostra associazione cerca di far conoscere ai materani questa zona satellite della città e grazie all’Uisp abbiamo acceso i riflettori da quando, nel maggio scorso, tenemmo proprio in quest’area la manifestazione nazionale Bicincittà”.

L’architetta Cristina Amenta, dell’associazione l’Architetture della Vergogna www.architectureofshame.org: “I lavori per edificare questa zona della città sono partiti alla fine degli anni ’90 e subito dopo sono stati interrotti. Questa rimane un’opera incompiuta ed è diventata, a tutti gli effetti una parte del patrimonio. Per questo abbiamo coinvolto ‘Incompiuto siciliano’, un gruppo di artisti che lavorano proprio sulle opere architettoniche incompiute per provare, insieme ai residenti,  a studiarle, rileggerle e collegarle alla città”.

Riguadagniamo il centro città e ci fermiamo a Piazza Cesare Firrao, periferia di fatto perché svuotata di identità: la piazza a forma di anfiteatro doveva essere un luogo di ritrovo ma di fatto è abbandonata e non frequentata. Le acrobazie di Rosalba Gravela, associazione sportiva LaCaposciuc, lanciano emozioni e scintille di aggregazione: “Siamo innamorati dell’arte di strada, di tutto quello che è espressione del movimento – dice Rosalba - Ci sono arti e attività di strada che riescono ad andare più in là delle discipline sportive codificate. Per molti anni ho praticato ginnastica e altre discipline ma ho capito che quelle attività non mi appartenevano. Poi ho scoperto le giocolerie circensi e le arti acrobatiche di strada e oggi posso dire con certezza che quello che faccio mi appassiona moltissimo”. (servizio e video di Ivano Maiorella, montaggio di Francesca Spano, hanno collaborato: Michele Di Gioia, Pierluigi Lantieri, Elena Fiorani, Uisp Basilicata e Uisp Matera)

 

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