Nazionale

Spazi pubblici per fare sport: la riflessione dell'Uisp

La "palestra" dei Patti di collaborazione può essere un nuovo modello per garantire la piena fruizione a tutti dello sport come bene comune. Parla Tommaso Iori

 

Dalle pagine del sito di Labsus-Laboratorio per la sussidiarietà, Tommaso Iori, responsabile politiche per l'Impiantistica e Beni comuni, condivide una riflessione su beni comuni e amministrazione condivisa: realizzazione di spazi pubblici per fare sporte dei patti per gestirli.

"Le conseguenze del lockdown sulla salute dei cittadini italiani sono state enormi, e non ancora quantificabili - scrive Iori - a fronte del dramma dei contagi e delle morti da infezione da Covid-19, è purtroppo passato in secondo piano un risvolto altrettanto pericoloso per la salute collettiva, legato all’impossibilità per tutte e tutti di muoversi liberamente fuori dall’ambiente domestico, di praticare lo sport in ogni sua forma, a tutte le età, in contesti organizzati o informali.
Erano 23 milioni i cittadini italiani sedentari, prima del lockdown. L’inevitabile peggioramento di questa statistica non avrà un impatto solo sul girovita degli italiani: gli ormai famosi 2 kg medi di aumento di peso sono un dato curioso, ma che da solo dice poco, o è addirittura fuorviante, lì dove nell’aumento ponderale spesso si intravede soprattutto un problema estetico, e viceversa nello sport solo un modo per perdere peso (sempre secondo Eurobarometro, il 33% degli italiani fanno sport per “migliorare l’aspetto fisico”, rispetto alla media europea del 20%). La sedentarietà avrà conseguenze sulla mortalità della popolazione, essendo il quarto fattore di rischio di mortalità a livello globale. E se in questi due mesi ha coinvolto più o meno tutti i cittadini, i rischi dell’inattività fisica torneranno invece a essere condizionati dalle profonde disuguaglianze che già prima della crisi caratterizzavano la società italiana: la nota associazione di stili di vita sedentari all’appartenenza a classi sociali svantaggiate si manifesterà in maniera sempre più radicale, soprattutto se arretreranno le istituzioni pubbliche.
Queste misure di contenimento hanno avuto inoltre l’effetto di trasformare completamente i luoghi dello sport: gli impianti sportivi, da un lato, e dall’altro gli spazi pubblici (urbani e in ambiente naturale) nei quali i cittadini svolgevano attività sportiva, si sono immediatamente svuotati, e la poca attività permessa ha occupato gli spazi interstiziali del privato. Salotti, terrazzi, cortili condominiali sono diventati – per chi li ha avuti e per chi ha potuto ritagliarsi del tempo dal crescente lavoro di cura domestico, concentrato come sempre soprattutto sulle donne – i luoghi angusti dello sport".

Secondo Tomaso Iori lo sport può svolgere un ruolo importante nella risocializzazione dello spazio pubblico: "Lo sport è un’attività sociale, anche quando praticata individualmente, tanto più quando svolta in contesti collettivi ed è frutto della libera auto-organizzazione dei cittadini: e saranno soprattutto gli spazi pubblici, inevitabilmente, i luoghi che i cittadini cercheranno e rivendicheranno per praticarlo. Nei prossimi mesi, la riapertura di impianti sportivi, circoli e palestre, in particolar modo quelli privi di spazi all’aperto, sarà condizionata da rigidi protocolli di sicurezza, che ne limiteranno l’utilizzo, riducendo i tempi di fruizione e il numero di praticanti. Molti luoghi tradizionali dello sport, come le palestre scolastiche, diventeranno spazi preziosi per i bisogni didattici delle scuole, e quindi sempre meno a disposizione delle associazioni sportive.
Lo spazio pubblico rischia così di esasperare la sua natura di spazio conteso: trovare strumenti e modelli che armonizzino le diverse esigenze, sarà una delle sfide principali che i Comuni si troveranno di fronte nei prossimi mesi.
In ambito sportivo, un ruolo fondamentale lo svolgeranno le aree pubbliche attrezzate per lo svolgimento dello sport in forma libera, sempre più diffuse nelle città italiane (per quanto ancora insufficienti, soprattutto nei centri urbani del Sud Italia): campi di basket, pallavolo, calcetto, skate park… Ad oggi, solo in pochissimi casi queste aree sono state oggetto di un processo di condivisione tra amministrazione, associazionismo e cittadinanza: in generale, il Rapporto 2019 di Labsus ci dice che solo il 3% dei Patti di collaborazione sottoscritti l’anno scorso riguarda lo sport.
Prima del lockdown, alcune città avevano cominciato a riflettere sulla possibilità di utilizzare i Patti di collaborazione come strumento per coinvolgere le associazioni sportive nella cura di questi veri e propri beni comuni, per dare risposta alle loro esigenze di spazi per l’attività, garantendo al contempo la libertà di fruizione gratuita per tutti i cittadini e la tutela dei beni stessi. Non un modo fraudolento per aggirare le norme sulle concessioni, ma l’avvio di un processo virtuoso di valorizzazione del capitale umano e sociale dell’associazionismo sportivo per aumentare le opportunità di sport per tutti i cittadini, con un occhio di riguardo alla qualità dello spazio pubblico e alla concreta universalità del suo utilizzo. A Milano, un piccolo ma significativo esempio è l’accordo per la cura del campo di disc golf collocato all’interno del Parco Lambro, che ha coinvolto direttamente un’associazione sportiva e una cooperativa sociale in un Patto di collaborazione; altri possibili percorsi di collaborazione per la rigenerazione di spazi pubblici a vocazione sportiva erano stati avviati dall’assessorato alla Partecipazione, Cittadinanza attiva e Open data del Comune di Milano in un tavolo con l’Uisp: percorsi che oggi, in questa fase di ripartenza dell’attività sportiva, diventano ancora più importanti. Che «la palestra dei patti» – ponendo istituzioni e cittadini su un più avanzato livello di confronto – possa contribuire a trovare una nuova, inclusiva ed efficace definizione di sport?" (di Tommaso Iori, per leggere l'articolo integrale clicca qui)

Il Comune di Lavis, in Trentino, ha avviato un percorso partecipato con le associazioni sportive del territorio, usando lo strumento dei Patti di collaborazione, un modello che potrebbe essere replicato in molti Comuni. Il Patto proposto è stato chiamato "Sport all'aria aperta. Proposta di Patto di collaborazione per la realizzazione di attività motoria e sportiva da parte di associazioni/società/palestre sportive in aree pubbliche all'aperto concesse gratuitamente per il sostegno delle stesse durante l'emergenza COVID-19, la promozione dello sport e la valorizzazione dei beni comuni". La proposta evidenzia la crisi economica in cui versano le associazioni sportive che trovano enormi difficoltà per riattivare le proprie attività, a causa del necessario distanziamento fisico, che comporta la necessità di avere spazi ampi a disposizione e promuove quindi misure di sostegno a favore di imprenditori e famiglie: "A seguito dei contatti avuti con imprenditori sportivi e associazioni sportive per individuare delle modalità di sostegno alle pesanti restrizioni imposte, si propone l’approvazione di uno schema di Patto di collaborazione da stipulare per l’utilizzo gratuito di aree pubbliche all’aperto. Per questo l’Amministrazione comunale ha attentamente valutato il suolo pubblico all’aperto e ha individuato una serie di aree che possono essere immediatamente rese disponibili per compensare, almeno in parte, le limitazioni imposte dal distanziamento fisico tra i soggetti che esercitano un’attività sportiva". Per leggere la proposta di Patto di collaborazione clicca qui

(Nella foto: il campo riqualificato a Matera, attraverso il progetto Open Playful Space)

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