Nazionale

Uisp: SI per l'acqua pubblica e per fermare il nucleare

REFERENDUM SULL'ACQUA COME RISORSA PUBBLICA: L'UISP E' PER UN DOPPIO SI

La Uisp è impegnata da tempo nella campagna di sensibilizzazione PER UN USO CONSAPEVOLE DELL’ACQUA NELLO SPORT (scarica il depliant in formato pdf). Il referendum del 12 e 13 giugno ha visto l'Uisp in prima fila, insieme a molte altre associazioni, prima nella raccolta per le firme, poi nella sensibilizzazione per andare a votare e per votare SI. A questo scopo l'Uisp ha prodotto uno sport con la partecipazione amichevole di Massimo Ghini, che sarà disponibile sul nostro sito da martedi 8 febbraio sul nostro sito www.uisp.it.

L'UISP E' PER UN DOPPIO "SI" AI REFERENDUM SULL'ACQUA:
Sin dalla costituzione del Comitato referendario, dalla raccolta delle firme, 1.400.000 per la presentazione dei quesiti referendari, la Uisp con tanti suoi comitati territoriali si è impegnata sul “campo” nelle varie fasi della campagna referendaria e nei dibattiti locali.
Le nostre manifestazioni nazionali VIVICITTA’, BICINCITTA’ e GIOCAGIN hanno riconfermato il nostro impegno per una gestione attenta dell’acqua, contribuendo alla informazione e sensibilizzazione dei partecipanti ai temi del referendum.

La privatizzazione dell’acqua, in atto nel nostro paese da più di 20 anni, sta rendendo pura merce quello che l’ONU, nella risoluzione del 29 luglio 2010, ha definito “un diritto umano universale e fondamentale”.
Il 19 novembre del 2009 il decreto Ronchi avviava un processo di privatizzazione dei servizi pubblici locali, di dismissione della proprietà pubblica e delle relative infrastrutture. L’acqua diventava merce.
La privatizzazione dell’acqua prevedeva che la gestione di un bene demaniale (cioè della Stato, cioè nostro) doveva passare da società pubbliche a società private o comunque possedute da privati al 40%.
Si sosteneva che il privato “facesse meglio” in quanto sottoposto alle dure leggi della concorrenza e del mercato.
Il risultato è che le privatizzazioni tra il 1997 e il 2006 hanno portato un aumento delle tariffe del 61,4%, a fronte di un’inflazione cumulata che nello stesso periodo è cresciuta di poco più di un terzo (25%). Ma è tra il 2002 e il 2008 che hanno subito il balzo più forte: + 30,5% a fronte di un’inflazione cumulata nello stesso periodo del 16,2%. Questo prelievo forzato dalle nostre tasche non ha portato, come pure qualcuno afferma, a un aumento degli investimenti nella rete e nel servizio: tra il 1990 e il 2000, infatti, gli stessi sono crollati di oltre il 70%, da circa 2 miliardi di euro a 600 milioni. Oggi la rete idrica, trasporto e distribuzione, è un colabrodo con perdite che vanno oltre il 40% ed in alcune città l’accesso all’acqua è razionato e la distribuzione nelle case è irregolare, soprattutto nei mesi estivi.
Il risultato dell’attuale gestione idrica, affidata in larga parte a privati, oltre ad aver aumentato notevolmente le tariffe ha allontano i cittadini da una gestione partecipata e consapevole di un bene primario: l’acqua.

Siamo convinti che i beni comuni debbano essere amministrati dal pubblico con la massima partecipazione, gestione e responsabilizzazione degli stessi fruitori (cittadini). Solo così si potranno ottenere gestioni virtuose ed attente allo stesso bene. Solo così potrà diminuire la distanza tra l’uso sconsiderato e l’uso consapevole.
Il diritto all’acqua è un diritto inalienabile: dunque l’acqua non può essere proprietà di nessuno, bensì bene condiviso equamente da tutti.
Scheda a cura del Settore ambiente Uisp


REFERENDUM PER FERMARE IL NUCLEARE: L'UISP SPIEGA LE MOTIVAZIONI DEL "SI"

Il referendum sul nucleare si terra' assieme a quelli sul legittimo impedimento e sulla gestione dell'acqua pubblica. La Corte di Cassazione ha dato il via libera, nonostante il tentativo del governo di vanificarlo col varo del decreto 'omnibus'. L'ufficio per il referendum della Suprema Corte ha accolto l'istanza dei comitati promotori.

Anche in questo caso l'Uisp invita a votare SI, per fermare il nucleare. Il tema del nucleare e la sua adozione non può essere disgiunto da una visione del piano energetico nazionale, ad oggi assente.
L’uso di energia sempre di più, a seguito della crisi climatica, della riduzione delle fonti fossili e della produzione di energie da fonti rinnovabili, deve essere inserita in un contesto ove oltre alla produzione si delineano azioni di riqualificazione e riduzione degli sprechi.
Lo sport è un grande fruitore d’energia, in larga parte usata per la gestione dell’impiantistica sportiva: l’illuminazione e condizionamento dell’acqua e dell’aria.

Una attenta riqualificazione dell’impiantistica sportiva, in particolar modo delle piscine, sfruttando le tecnologie oggi disponibili, secondo le stime del programma RSPEC (Reduce Swimming Pool Energy Costs) del Department Of energy del governo USA ridurrebbe del 50% l’uso dell’energia impiegata. Il nucleare non serve.
Oggi a distanza di oltre 20 anni da quando un referendum popolare nel 1987 scelse di abbandonare la scelta nucleare, il governo italiano risveglia le sue ambizioni nucleariste.
Eppure i fatti di Fukushima, se non fossero stati sufficienti quelli di Cernobyl, dimostrano che anche in nazioni dalla grande capacità tecnologica e di prevenzione dei rischi naturali qual è il Giappone, i pericoli dovuti dalla presenza di centrali nucleari sono elevatissimi.
Davanti alla tragedia della contaminazione nucleare ed al problema dello stoccaggio delle scorie radioattive, non bastano le dichiarazioni.
Oltretutto l’informazione, manipolata dalle lobby della produzione energetica, non mettono al corrente che:
- la centrali nucleari si alimentano d’uranio, che è una fonte esauribile disponibile in natura per soli altri 10 anni;
- l’economia del nucleare è ridotta, infatti l’elettricità prodotta dall’atomo, considerando anche la dismissione delle centrali e lo smaltimento delle scorie, costa più delle altre fonti di energia. I maggiori costi inevitabilmente verranno scaricati nella bolletta dei cittadini;
- il nucleare non crea posti di lavoro, al contrario di quelli impiegabili nel settore delle rinnovabili.
E’ di qualche giorno addietro l’annuncio del cancelliere tedesco A. Merkell sulla dismissione, entro il 2022 delle centrali nucleari, in Germania. La decisione, scevra da ideologismi, è stata raggiunta in base alla valutazione dei costi dei maggiori oneri di sicurezza introdotti dall’evento di Fukushima, e del problema dello smaltimento delle risorse radioattive, mai risolto.
Inoltre, la stessa Merkell ha dichiarato che tra il 2020 e il 2030 il governo tedesco vuole che le energie rinnovabili passino a coprire almeno tra il 70 e l’80% del totale del fabbisogno d’energia del Paese.
Tutto questo in un paese che ha un valore di irraggiamento medio inferiore della metà a quello medio italiano, e con un rischio sismico di gran lunga inferiore.
Per tutto ciò ribadiamo la nostra ferma volontà contro il nucleare invitando tutti a votare SI.
Scheda a cura del Settore Ambiente Uisp

Per informazioni sui referendum del 12 e 13 giugno: www.referendumacqua.it e www.fermiamoilnucleare.it

 

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