Comitato Regionale

Sardegna

Quille. Un uomo, un cavallo e la loro amicizia.

Giovanni Manca, dirigente UISP e responsabile del SDA Equestri e Cinofile della Sardegna, esperto e scrittore appassionato di cavalli, apre per noi una finestra su quel mondo. E ci racconta una storia.

Dalla trincea casalinga di aprile certo non si gode la primavera con i cavalli, ma la battaglia col virus pare si combatta così. Noi UISP, forti di un grande bagaglio di competenze e cultura, ci siamo impegnati per confermare, anche in questa situazione il valore dello Sportpertutti.

Lo sport sociale, lo sport qualità della vita, lo sport coesione sociale, lo sport solidarietà sono i valori fondanti della nostra organizzazione. In questo momento grave di pandemia la dirigenza UISP ha preso posizione, intervenendo sia sulla stesura delle norme, con occhio attento alla complessità economica, che con la comunicazione continua sugli organi di informazione per mantenere il focus e non trascurare i valori sociali del mondo sportivo PERTUTTI.

Non solo la presidenza e la direzione nazionale dell’UISP si sono spesi sugli organi di informazione dando indicazioni sulla stesura dei decreti, ma anche le strutture territoriali hanno contribuito alla diffusione di buone pratiche sociali, dalla richiesta dei contributi per gli operatori alla messa in cassa integrazione dei dipendenti, passando per i molti corsi online resi disponibili dagli istruttori per gli associati.

Tutto questo è cronaca che subiamo e andare oltre parlando di organizzazione sarebbe certamente noioso per i non addetti ai lavori, per cui, per questo mese, i primi di aprile su maggio per chi scrive, anziché parlare delle attività, tutte ferme, vi racconterò una storia.

La storia di Quille

Come nei sogni di ogni allevatore sarebbe dovuto essere un grande campione, nel caso di concorso ippico, ma così non è stato. Era un bel puledro, certo non rubava gli occhi, ma non aveva difetti veri se non alcune piccole male grazie.

Quando a Villanova Monteleone si corse la prima gara di endurance della Sardegna sotto l’egida dell’ANTE, andai a vederlo. Quille, ecco il suo nome, montato dal suo proprietario, partecipò alla trenta chilometri di regolarità con baldanza e ottenne un piazzamento a metà classifica, decisi che poteva essere il mio compagno.

Il cavallo, grigio pomellato, dimostrò subito buon carattere e grande capacità di apprendere, in realtà aveva avuto solo una doma elementare, ma l’atteggiamento con l’uomo era sempre positivo. Cercavo un cavallo poliedrico, si trattava di provare. Allora, appassionato di TREC, una esperienza totale di campagna, portai il fido Quille sui percorsi di orienteering, dimostrò di reggere bene lo sforzo e dava il tempo per la lettura della carta, andava bene anche nella prova su terreno vario, una simulazione di maneggevolezza da gimkana insieme a prove di tecnica e salti di campagna.

La prima vera gara fu ad Orvieto, quando in occasione di una Staffa d’Oro, l’ANTE organizzò anche una prova di TREC. La giornata era climaticamente orrenda, caldo e umido la facevano da padroni. Col passare delle ore il clima peggiorò, ma tanto. Improvvisamente capii che non era più la mia gara, bensì desideravo soltanto riportare il mio cavallo a casa. Stremati giungemmo a un grande fontanile. Smontai, dissellai, e feci un bagno completo al cavallo. Capimmo, credo ambedue, che ormai eravamo un vero binomio. Rientrammo ad Orvieto al passo e tristemente incontrammo un cavallo dell’endurance, un arabo grigio talmente morto e rigido che nessuno degli zoccoli toccava terra. Il giorno dopo come redivivi partecipammo alle altre prove, stavamo bene, e il cavallo si fidava di me.

L’esperienza del TREC insieme fu esaltante, tante prove di buona qualità insieme e bellissime esperienze in località suggestive. Dai castelli romani a Taipana, passando per Santa Teresa di Gallura, poi l’ANTE collassò e diventammo dei viaggiatori a cavallo.

Il viaggio è quanto di meglio si possa regalare al cavallo; durante i viaggi il cavallo impara a capire voi, impara a dosarsi, e soprattutto fa la cosa più naturale per lui, cammina.

La natura della Sardegna è un paradiso ma bisogna sapersi adattare a situazioni primigenie in cui tutto può essere molto ostile, dai fondi di pietre taglienti, alla poca acqua, passando per dislivelli ripidi con gradoni di granito e macchia ostinata.

Una esperienza molto intensa fu il viaggio da Alghero a Oristano, cinque giorni attraverso il vuoto; la solitudine e i grifoni come compagnia. Ma anche cose simpatiche: Quille divenne il padre putativo di Vincenzino un baio scuro che imparò a fidarsi, prima nell’acqua del rio Sette Ortas e poi in tutte le situazioni, tanto da far diventare amici anche i cavalieri. Altri viaggi eccellenti furono l’attraversamento est-ovest della Sardegna da Santa Maria Navarrese al Sinis, e il tour delle miniere tra Domusnovas, l’Iglesiente e il Sulcis.

Per preparare i viaggi nel frattempo si è fatto endurance, mica ci siamo fatti mancare le esperienze. Per fare le 30 km e le 60 km non c’è stato problema, anzi sui percorsi tecnici il cavallo è andato bene, prima metà della classifica. Sulle 90 km non è stato il caso di insistere, dopo i primi 60 km il cavallo pagava troppo, non era portato. E allora perché non fare le gimkane, eccole che arrivano, oppure andare in processione alla festa del paese con bardatura e abiti tradizionali. Il buon carattere e la disponibilità aiutano, tant’è che in una occasione Quille ha fatto montare un parroco, mentre in una altra lo montava il vessillifero della processione ,in testa davanti ad altri 120.

Nella mia attività di cronista Quille è stato un grande supporto. Quella forma di indolenza già riscontrata nella lettura delle mappe durante l’orientamento del TREC, ha fatto si che io potessi fare foto e anche scrivere appunti di viaggio in un taccuino. Soprattutto durante i cinque giorni di viaggio a cavallo da Sedilo, il paese dell’Ardia a Lanusei in Ogliastra, che hanno segnato la riconciliazione tra la Barbagia e la famiglia Kassam, dopo il sequestro di Farouk, gli appunti presi in sella permisero un resoconto puntuale giornaliero per il quotidiano La Nuova Sardegna.

In mezzo a questo bei ricordi, quanti dispetti; ogni volta che avevo fretta, il ragazzone grigio, che ha sempre vissuto libero in un appezzamento di oltre 3 ettari, diversamente dal solito, mi faceva penare per farsi prendere. Per 15 minuti non si lasciava avvicinare e mi scherzava come il gatto col topo, poi con calma veniva alla mia mano.

Quasi scordavo abbiamo fatto anche maneggio e salto ostacoli, poca roba e sotto il metro ma il mio istruttore volle provare qualcosa in più e dopo alcune settimane lo portò brillantemente su un dritto da 140.

Ma non posso tralasciare gli ultimi viaggi fatti intorno ai 20-23 anni del cavallo. Ce ne sono tre che mi sono concesso, che Quille mi ha concesso, che considero il sogno di chi ama i cavalli e la Sardegna. Il primo la risalita al Gennargentu e la discesa in Ogliastra per vedere i mufloni; il secondo la magia della Giara in maggio, tra le “pauli ” fiorite popolate dai cavallini divisi in branchi. In questa occasione Quille, avendone avuto necessità, mi dimostrò di saper portare anche un secondo cavaliere in groppa. Il terzo viaggio è stato l’attraversamento del Supramonte di Orgosolo, dal confine di Oliena fino a Funtana Bona. Trenta chilometri difficili, difficili, ma affrontati bene. Solo passo su pietraie pericolose circondati da una natura ostica per una fatica pesante per uomini e cavalli. Quille era il cavallo più vecchio, aveva 23 anni. Dopo la gita in Supramonte, il canto del cigno, abbiamo fatto solo passeggiate in totale relax.

Il cavallo ha vissuto così ancora nella mia campagna, libero senza mai entrare in stalla, una o due passeggiate a settimana e sempre le solite carezze. Una mattina è rimasto a terra, non respirava più, nello stesso punto è tornato alla terra, aveva 29 anni.

Che dire la storia di un cavallo normale, ma no è la storia di un vero campione, quello che tutti noi abbiamo. Come cavallo infatti ha regalato emozioni forti, ha convissuto con l’uomo in amicizia, ha espresso tutto il suo essere cavallo senza le gabbie di una specializzazione, insomma 24 anni intensi che ognuno di noi si dovrebbe augurare.

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