Oggi lo sport è in lutto per l'ultimo saluto a Piermario Morosini, lo sfortunato calciatore del Livorno morto sabato, durante la partita Pescara-Livorno. Non si dica è stata una fatalità: il calcio esagerato e supercampionistico rifletta. L'Uisp chiede che questa riflessione sia profonda e porti ad una nuova cultura del calcio: meno pressioni, meno affari, più gioco.
Simone Pacciani, presidente Lega calcio Uisp:
"Abbiamo vissuto il dramma di Piermario Morosini e abbiamo pianto. Lo sport è vita: la tragedia di un ragazzo di ventisei anni che si accascia su di un campo di calcio è tutto il contrario. Immediatamente il lutto: le nostre partite dal tardo pomeriggio di sabato hanno osservato un minuto di silenzio, ancor prima che il Coni invitasse a farlo. Così come ogni altra attività sportiva Uisp, anche non calcistica, a cominciare da Vivicittà.
Il calcio professionistico e federale si è fermato per riflettere, è stato detto dai vertici. Abbiamo apprezzato questa decisione, che in passate circostanze era arrivata tardivamente o non era arrivata affatto. Poi ci siamo chiesti: noi che cosa possiamo fare? Possiamo aiutare il calcio a riflettere, ci siamo detti. Possiamo dare il nostro contributo continuando ancora con maggior energia e convinzione sulla nostra strada. Quella del calcio pulito, disinteressato e libero da pressioni che stanno diventando mortali. Il calcio è un gioco, il più bello del mondo: continuare a giocare così, questo è il nostro contributo.
Non ci abitueremo mai alla morte, non diremo mai che è stata una fatalità. Con i nostri strumenti stiamo facendo tutto il possibile, cercando di migliorare la sicurezza nei campi e campetti disseminati in tutta la penisola, quelli più difficili da raggiungere, dove non ci sono interessi e dove nessuno arriva. Abbiamo migliorato le tutele assicurative, abbiamo introdotto le visite mediche obbligatorie, abbiamo iniziato un importante percorso di formazione per tecnici, abbiamo promosso corsi di primo soccorso per i nostri arbitri e i nostri dirigenti di società. Abbiamo avviato da tempo una campagna per avere un defibrillatore in ogni campo, realizzando convenzioni con chi li produce in modo che anche le società sportive meno attrezzate possano sostenerne i costi. Questo è quello che facciamo e che continueremo a fare anche in questi giorni, con la morte nel cuore. Per offrire la possibilità a chi sta riflettendo - ed è giusto che sia così - di venirci a conoscere e ad incontrare nelle migliaia di campi di periferia, dal nord al sud d'Italia, impianti che animiamo sette giorni alla settimana, lontani dai riflettori e dalle ribalte. Vogliamo ricordare Morosini continuando a praticare lo sport che lui amava tanto, con il lutto nel cuore. Non è fermando l'attività che si risolvono i problemi ma cercando di creare un futuro diverso. Un futuro più sensibile alle problematiche legate alla tutela della salute dei praticanti, a tutti i livelli. Un futuro dove lo sport non sia più stress esagerato, un futuro dove si giochi per divertimento. Un futuro dove gli interessi non calpestino la sana pratica sportiva.
Per questo possiamo aiutare quella riflessione con il nostro abituale modo di darci da fare e di organizzare lo sport".
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