Si è svolto il 1° febbraio, presso l’Impianto Sportivo Fulvio Bernardini, l’annuale Stage Interdisciplinare delle Discipline Orientali Uisp Roma promosso dalla Maestra di Tai Chi Chuan Bruna Moratti. Un appuntamento ormai consolidato, che anche quest’anno ha richiamato circa 50 partecipanti uniti dal desiderio di confrontarsi e approfondire principi comuni ad attività diverse.
Il filo conduttore dell’edizione 2026 è stato “Potenza e radicamento”, tema sviluppato attraverso tre arti marziali: Tai Chi Chuan, Judo e Karate Shotokan. Un percorso articolato che ha messo in luce affinità tecniche e principi condivisi, pur nel rispetto delle specificità di ogni attività.
Ad aprire la mattinata è stata la Maestra Bruna Moratti con una lezione di Tai Chi Chuan dal
titolo “Trovare la propria radice”. Fin dai primi esercizi, i partecipanti hanno sperimentato applicazioni marziali di movimenti tradizionali, focalizzandosi sul radicamento nei piedi come origine della potenza, sia in fase difensiva sia offensiva. Attraverso esercizi su attacchi, difese, spostamenti e rotazioni del corpo, il lavoro si è concentrato sull’interiorizzazione del radicamento quale elemento fondamentale per gestire movimento ed energia. La sessione si è conclusa con esercizi mirati al rilascio delle tensioni muscolari, per comprendere in modo più consapevole lo scopo e l’efficacia del gesto tecnico.
A seguire, il Maestro Claudio Bufalini, affiancato da Christian Cilia (componente della Commissione Nazionale Agonisti), ha guidato la parte dedicata al Judo con l’approfondimento “Le tecniche di controllo e l’uso del corpo: tecnica, forza, peso”. L’obiettivo è stato dimostrare quanto sia determinante l’adattamento del corpo nelle tecniche di controllo - Osae Waza (immobilizzazioni), Shime Waza (strangolamenti) e Kansetsu Waza (leve articolari). Attraverso esercitazioni pratiche, i judoka hanno potuto percepire la differenza tra un’immobilizzazione basata esclusivamente sul peso corporeo e una che integra tecnica, tensione muscolare e radicamento al suolo, mantenendo al tempo stesso funzionalità e capacità di adattamento alle reazioni dell’Uke. Piccole variazioni nella posizione si sono rivelate decisive per l’efficacia del controllo. La lezione ha incluso applicazioni come l’Hadaka Jime e il Waki Gatame, evidenziando l’importanza della posizione, del radicamento e dell’elasticità corporea.
A concludere la mattinata è stato il Maestro Enrico Governale con una lezione di Karate Shotokan dal titolo “Radicamento e stabilità. Dalla tensegrità a un Karate efficace”. Il lavoro è partito da un presupposto chiaro: la potenza non nasce dai muscoli, ma dalla struttura. Il corpo è stato descritto come un sistema di tensegrità, in cui ossa in compressione e muscoli e fasce in tensione cooperano per trasmettere l’energia in modo efficiente. Attraverso esercizi che hanno spaziato dalla corretta impostazione posturale allo Tsuki (pugno), dal Mae Geri (calcio frontale) fino alle tecniche di controllo e uscita in rotazione da un attacco dall’alto, i partecipanti hanno sperimentato l’importanza del contatto consapevole con il suolo, del rilassamento profondo e dell’adattabilità dei piedi. Il terreno, da semplice superficie di appoggio, si è trasformato in una vera fonte di energia, fondamentale per stabilità, equilibrio e postura.
Tre ore intense di pratica, confronto e scoperta hanno permesso di evidenziare analogie e punti di contatto tra le tre discipline, in un clima di collaborazione e condivisione. Non sono mancati momenti di leggerezza e sorrisi, soprattutto nel mettersi alla prova in ambiti meno familiari rispetto alla propria pratica abituale.
Lo Stage Interdisciplinare si conferma così un’esperienza formativa e aggregativa di grande valore, capace di rafforzare il dialogo tra discipline diverse e di rinnovare, ogni anno, l’appuntamento con una pratica consapevole e condivisa. Appuntamento alla prossima edizione.