Comitato Territoriale

Genova

Contrastare la violenza contro le donne ogni giorno

In occasione del 25 novembre, riflettori puntati sulle disparità di genere e sulla difficile situazione dovuta all’effetto Covid. Parlano M. Claysset e A. Veltri


Il 25 novembre è la Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne. Una data importante per l'Uisp e un'occasione che l'associazione coglie per organizzare incontri, approfondimenti e riflessioni in molte città. 
La violenza contro le donne ha le dimensioni di una pandemia globale: 1,2 miliardi di donne nel mondo, ovvero una donna su tre, l’ha subita (fonte: ONU). La violenza è fisica, abusi, sevizie, botte, fino a morire; c'è poi una violenza fatta di parole, pressioni, umiliazioni e intimidazioni e colpevolizzazioni che è entrata nella nostra quotidianità - per strada, a casa, al lavoro, sui social media - e nessuna può dirsi al riparo, una violenza che può essere subdola, talmente reiterata da neppure farci più caso (le espressioni sessiste al lavoro, ad esempio). 

E' notizia di questi giorni la storia di una maestra d'asilo di Torino costretta alle dimissioni per essere stata vittima di revenge porn: a lei una lettera aperta di solidarietà, firmata da oltre 200 tra giornaliste, docenti, ricercatrici, politiche, scrittrici, attiviste. "Ti vogliamo dire grazie - si legge nella lettera - Grazie perché non sei stata zitta, come tanti avrebbero voluto. Grazie perché non ti sei arresa e a chi ti ha detto che avresti dovuto provare vergogna hai risposto rendendo pubblica questa storia, in cui a vergognarsi dovrebbero essere tutte le altre persone coinvolte. Non tu. Perché nel sesso, libero e consensuale, non c’è vergogna. Vergogna dovrebbe invece provare chi, senza alcun consenso da parte tua, ha pensato di violare te e il tuo privato. Si chiama revenge porn, ed è un reato".

L’impegno dell’Uisp contro la violenza di genere è storico e si esprime a 360 gradi: dalla formazione alle attività, dalle politiche alla comunicazione. In questo ampio spettro di interventi si inserisce la collaborazione, ormai consolidata, con D.i.Re Donne in rete contro la violenza. “Come Uisp collaboriamo con l'associazione D.i.Re ormai da tempo - spiega Manuela Claysset, responsabile politiche di genere e diritti Uisp - si tratta di una collaborazione diffusa sul territorio che vede i nostri Comitati territoriali protagonisti, insieme ai centri antiviolenza, per contrastare la violenza sulle donne, ora più che mai. Infatti, per molte donne, essere chiuse in casa è un problema drammatico, perchè spesso è proprio qui che si scatena la violenza. Con i centri antiviolenza collaboriamo per progetti diffusi, come accade con “Differenze” che coinvolge 14 diverse realtà territoriali”. 

“Fa piacere vedere come, ogni anno di più, ci si mobiliti per dare risalto al 25 novembre, Giornata internazionale sulla violenza contro le donne - afferma Antonella Veltri, presidente di D.i.Re Donne in rete contro la violenza - Vorremmo che questa giornata, che apre i 16 giorni di mobilitazione sulla violenza contro le donne indetti dalle Nazioni Unite, sia usata per ricordare che la violenza maschile contro le donne avviene 365 giorni l’anno, che ancora in Italia una donna viene uccisa per mano del partner o ex partner ogni 3 giorni, che le oltre 20 mila donne che i centri antiviolenza D.i.Re accolgono e supportano ogni anno, e le oltre 49 mila che in totale, secondo l’ISTAT, nel 2018 si sono rivolte a un centro antiviolenza, sono ancora solo la punta di un iceberg. Nel 2014 l’ISTAT aveva stimato che oltre 6 milioni di donne in Italia avessero subito una qualche forma di violenza nell’arco della vita. Occorre fare di più, e meglio, sul fronte della prevenzione. Che significa fare di più e meglio sul fronte del cambiamento culturale, per affermare i diritti e la libertà di scelta delle donne alla pari con gli uomini, per costruire relazioni tra uomini e donne più equilibrate e rispettose. Per questo la partnership tra D.i.Re e Uisp è così importante. Cambiare l’atteggiamento e il linguaggio con cui anche bambini molto piccoli si rivolgono alle proprie compagne di giochi e di pratica sportiva, è fondamentale. Speriamo che la fine della pandemia possa vederci tornare di nuovo presto in campo, per dire un no alla violenza contro le donne ogni giorno, tutto l’anno”.

Mercoledì 25 novembre alle 21, Manuela Claysset e Tiziano Pesce, vicepresidente Uisp Nazionale, interverranno all'evento on line "Sport e donne: la carta europea Uisp". Per info clicca qui

E se il Covid accentua crisi e disuguaglianze lo fa ancora di più con quelle di genere, che cominciano sin dalla prima infanzia. Bambine e ragazze crescono con l’illusione della parità, che si infrange nell’impatto col mondo del lavoro, come spiega l’XI edizione dell’Atlante dell’infanzia a rischio in Italia di Save the Children, che si intitola “Con gli occhi delle bambine”. Un Paese non “a misura di bambino”, quello che si è trovato ad affrontare l’emergenza Covid-19, ma ancor meno un Paese “a misura di bambine”. Bambine e ragazze che in Italia pagano sulla loro pelle disuguaglianze di genere sistematiche e ben radicate nella nostra società, che si formano già nella prima infanzia, che le lasciano indietro rispetto ai coetanei maschi e che, con la pandemia, sono deflagrate. Circa 1 milione e 140 mila ragazze tra i 15 e i 29 anni rischiano, entro la fine dell’anno, di ritrovarsi nella condizione di non studiare, non lavorare e non essere inserite in alcun percorso di formazione, rinunciando così ad aspirazioni e a progetti per il proprio futuro. Divari di genere che si ripercuotono anche sul fronte occupazionale, con un tasso di mancata occupazione tra le 15-34enni che raggiunge il 33% contro il 27,2% dei giovani maschi, un dato comunque grave. L’istruzione resta un fattore “protettivo” per il futuro delle ragazze, ma anche le giovani che conseguono la laurea stanno pagando cara la crisi: tra le neolaureate che hanno conseguito il titolo di primo livello nei primi sei mesi del 2019, solo il 62,4% ha trovato lavoro, con un calo di 10 punti percentuali rispetto al 2019, mentre per i laureati maschi – pur penalizzati – il calo è di 8 punti (dal 77,2% al 69,1%), con retribuzioni comunque superiori del 19% rispetto alle neolaureate. (per approfondire clicca qui)

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