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Educazione fisica a scuola? Uisp: “Nei paesi più avanzati si fa tutti i giorni. Altro che abolirla!”

L'educazione fisica non va? Semplice:eliminiamola! E con i soldi risparmiati distribuiremo dei buoni alle famiglia che potranno così mandare i propri figli a fare sport presso le associazioni private nel pomeriggio con maggior profitto e qualità. Gli insegnanti potranno sempre trovare un impiego visto che in questo modo si darà un impulso al mercato. Queste sono le ricette proposte da Andrea Ichino, docente di economia presso l'Università di Bologna, dalle colonne del Sole 24 ore di domenica 25 luglio. Ma non è tutto. Gigi Garanzini nella stessa pagina, tra l'ironico e il compassato, propone di "farla diventare un'ora di educazione insieme fisica e civica" così "anzichè traslocare nelle palestre che sappiamo, scolari e studenti possono restare al loro posto".

"Volendo interpretare in maniera positiva questi articoli li potremmo considerare una provocazione per avviare una discussione seria sull’educazione fisica in Italia", dice Giulio Bizzaglia, del settore politiche educative dell’Uisp. Ma purtroppo non si tratta di una provocazione: "E’ assente ogni prospettiva di inquadramento del problema. Queste posizioni sono soltanto espressione di una visione mercatista, del liberismo più bieco, che tratta una questione culturale, essendo l’educazione fisica parte della formazione culturale degli individui, al pari di qualsiasi altra merce, prodotto o servizio. Sono idee totalmente in linea con l’azione del ministero dell’Istruzione e del governo, che aggredisce la scuola pubblica tagliando 8 miliardi di risorse".

"E’ significativo come nell’articolo di Ichino si parli per tre volte dei poveri – aggiunge - e venga avanzata la proposta di ‘voucher’ per i più bisognosi da recuperare tassando i ricchi… Ovvero, la cultura ridotta ad elemosina. Mentre Obama negli Stati Uniti cerca di recuperare sullo stato sociale, noi stiamo tornando indietro. Di fatto questa impostazione rappresenta l’accettazione della forbice sociale che continua a crescere in Italia così come nei paesi più arretrati. E l’ultima manovra del governo va nell’ottica di una ulteriore divaricazione".

E qual è la valutazione sulla singolare proposta di Garanzini? "Nel momento in cui si afferma la profonda necessità di allargare gli spazi e i tempi per il movimento, proponiamo il ritorno alla ginnastica tra i banchi di ottocentesca, e mussoliniana memoria. Nei paesi realmente avanzati, invece, l’educazione fisica si fa tutti i giorni".

"Come può andare avanti un paese in crisi se continua a tagliare sulla cultura? – denuncia Bizzaglia – La scuola italiana è più vicina alla realtà di San Giuliano di Puglia che al modello di una scuola moderna. Con una normativa ampiamente disattesa: una scuola con 20 classi dovrebbe avere una palestra, e una palestra aggiuntiva ogni 10 classi in più. Nella cultura e nell’istruzione bisogna spendere, non si può rispondere ad un bisogno azzerandolo, negandolo. C’è la volontà di affossare la scuola pubblica, come dimostra la riforma Gelmini della scuola primaria, che attacca una delle poche punte di eccellenza nel sistema italiano dell’istruzione, tagliando sugli orari, sull’offerta formativa e sugli insegnanti di sostegno".

"L’istruzione non è una merce – conclude Bizzaglia - e l’educazione fisica è un tassello fondamentale del sistema dell’istruzione. E’ l’educazione del corpo, tra corpi che entrano in relazione, e non possiamo affidarlo a nessun altro che non sia la scuola pubblica".