Nazionale

Voce alle società sportive: parla lo sport di base genovese

Continua il nostro viaggio a microfono aperto per dar voce ai problemi delle società sportive. Questa settimana andiamo a Genova per ascoltare l'Asd Primo Maggio e l'associazione di atletica Trionfo Ligure, entrambe affiliate al'Uisp, tra le promotrici del manifesto "Dare voce allo sport di base".

Ha 84 anni ed non ha smesso di impegnarsi nel sociale. Ci crede. Tutto qua. Francesco Bragardo è il presidente dell’Asd Polisportiva Primo Maggio che ha preso in affitto dall’Istituto Emanuele Brignone, una struttura in corso Firenze che fu un albergo dei poveri, il campo da tennis all’aperto. Nel quartiere borghese, grazie ad un investimento complessivo di 500 mila euro, ora lo spazio è dedicato allo sportpertutti. E “la zona d’elite” – così come la definisce lui – ora è alla portata di tutti.
“La crisi e lo sport? Nel nostro caso, l’associazione non è stata colpita dalla crisi economica grazie al massimo contenimento delle tariffe, al quale ci atteniamo. La vera crisi economica per le società sportive è quella connessa all’abbandono dell’attività di volontariato. Soprattutto da parte dei giovani. E’ così che nasce qualche problema nella gestione della società sportiva. Mancano risorse umane fresche, nuove. Ma la crisi economica non permette ai giovani di poter spendere tempo per attività non retribuite o, comunque, li costringe a impiegare il tempo libero per migliorare le loro competenze da spendere nel mondo del lavoro. Nella peggiore delle ipotesi a fare colloqui dato che molti di loro un lavoro non ce l’hanno. Il volontariato oggi lo fanno gli anziani: quelli che ormai hanno fatto la loro strada professionale...".

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Il problema? Sta nell’aver trasformato la società sportiva in un’impresa. Secondo Annalisa Cevasco dell’associazione di atletica Trionfo Ligure la richiesta degli enti pubblici alle associazioni di gestire impianti sportivi in un momento di tagli delle risorse economiche crea di fatto una grande difficoltà: “Uno sforzo disumano in termini di investimento economico, di assunzione delle responsabilità e delle competenze specifiche gestionali, fiscali ed amministrative – spiega la Cevasco – perché, in pratica, il volontariato oggi è chiamato dall’ente pubblico a fare da suo sostituto, senza però ricevere importanti sostegni. E trasformarsi in un’azienda in un anno è impossibile. Non disponiamo di capitali”.

Quali strategie proporrai, quindi, alle società sportive che si apprestano a gestire un impianto sportivo?
Ripensare al volontariato è l’unica soluzione. Bisogna trasformarlo da casuale a organizzato. Attualmente, i volontari si rendono disponibili senza alcuna scaletta organizzativa e la cosa non altera il meccanismo della Asd. Nella gestione di un campo, però, quel sistema non è riproducibile. Occorre la presenza continua del personale, anche se volontario, il sapere fornire risposte immediate ed efficaci, essere efficienti”.

Qual è la sfida per il futuro?
“Lavorare bene e crescere puntando sulla qualità dell’offerta. L’educazione e lo sport prima di tutto. Nell’unico campo di atletica della città che andremo a gestire per i prossimi 10 anni metteremo in atto una serie di azioni che puntano al risparmio e al rispetto dell’ambiente: raccoglieremo l’acqua piovana per irrigazione, installeremo pannelli fotovoltaici per l’energia, dedicheremo uno spazio per il compostaggio, faremo la raccolta differenziata e al bar serviremo solo analcolici...”. (di Laura Bonasera)

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