Venerdì 3 febbraio una delegazione Uisp formata da Maria Grazia Pugliese, responsabile della formazione per Peace Games, e Simone Sallusti, responsabile del progetto Uisp sulle palestre popolari, partirà per Beirut, per condurre un corso di formazione all’interno dei campi profughi. Abbiamo chiesto a Maria Grazie Pugliese di raccontarci contenuti e obiettivi del viaggio: “Il corso fa parte di un progetto di collaborazione nato con la prima edizione di Vivicittà a Beirut, nel 2008, che si è sviluppato in una collaborazione reale nei vari campi profughi della città. Abbiamo instaurato un rapporto continuativo con le associazioni che lavorano nei campi e gli insegnanti di educazione fisica delle scuole. Il dialogo nato con i vari campi profughi è continuo, non legato solo ad eventi periodici, è un progetto condiviso ed elaborato insieme ai referenti ed operatoti dei campi e agli insegnanti. Lavoriamo, ormai da anni, con le varie comunità ed etnie, la cui partecipazione è fondamentale perchè il lavoro abbia un buon esito e continui a dare risultati, come successo fino ad adesso”.
Su cosa verterà questo incontro formativo?
“Questo step del percorso si inserisce nel lavoro già impostato con bambini e adolescenti a rischio dei campi. La prima tappa si è incentrata sull’attività motoria e ludica per i più piccoli, in questa occasione effettueremo un approfondimento psicopedagogico dell’attività con i bambini e inizieremo la formazione più specifica per gli adolescenti, lavorando con la softboxe. Questo sport, assolutamente non violento, ha ottenuto molta attenzione sia in Italia che in Europa, perché coinvolge i giovani e gli adolescenti. La softboxe riesce ad incanalare l’aggressività, normale nei ragazzi come negli adulti, e insegna a gestirla perché aumenta la propria consapevolezza: si acquista maggiore cognizione di sé e delle proprie forze, anche nel momento del confronto con gli altri, diventando uno strumento educativo per ragazzi e ragazze”.
“Il nostro intervento - conclude Pugliese - è rivolto agli operatori e insegnanti al’interno dei campo profughi, oltre che alle associazioni che fanno attività con gli adolescenti. Lavoriamo con persone che hanno già competenze in ambito motorio, cosa che rende più semplice l’approccio alla materia. Questo è il primo incontro di avvicinamento all’attività, seguiranno poi momenti di maggior approfondimento”. (di Elena Fiorani)