PEACE GAMES IN PALESTINA: PARTITA LA MISSIONE DI MONITORAGGIO DEI PROGETTI, A GERUSALEMME E STE E NEL CAMPO PROFUGHI DI SHU'FAT
Prosegue l’impegno di Peace Games e Uisp per la popolazione palestinese. Giovedì 2 febbraio Layla Mousa e Raffaella Chiodo, dell’ufficio progetti di Peace Games Uisp, e Giulia Stacul (Uisp Friuli Venezia Giulia), sono partite alla volta di Gerusalemme per una missione di monitoraggio dei vari progetti attivi sul territorio, in particolare a Gerusalemme Est e nel campo profughi di Shu’fat.
E a proposito di progettazione è di qualche giorno fa la buona notizia dell’approvazione del progetto “Marjam”, cofinanziato dalla Regione Emilia Romagna, che va ad aggiungersi all’omonimo “Marjam” e “Rwada”, progetti cofinanziati dalla regione Friuli Venezia Giulia, e al triennale “Play and work to avoid isolation”, cofinanziato dall’Unione Europea.
Durante la missione i delegati di Peace Games avranno modo di verificare lo stato dell’arte dei vari progetti, incontrando i partner del centro educativo Al Zuhur e del YDD – Youth Development Department, con cui si lavora ormai da anni e visitando le attività in fase di svolgimento, come gli incontri pubblici con i centri giovanili, le attività dell’asilo e l’attività sportiva con le donne di Shu’fa. Sarà inoltre molto importante allacciare nuovi rapporti con ong italiane e locali che operano sullo stesso territorio, per sviluppare attività comuni per il prossimo futuro.
Ricordiamo che quest’anno ai progetti in Palestina, ed in particolare a Play and Work, è stata dedicata l’annuale agenda Sport per tutti dell’Uisp, che attraverso la campagna “Una speranza per il futuro” raccoglie fondi per i progetti di cooperazione internazionale di Peace Games. (di Layla Mousa)
COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E SPORT: L'UISP A BEIRUT PER AVVIARE GLI INTERVENTI NEI CAMPI PROFUGHI. IL PROGETTO AVVIATO GRAZIE A VIVICITTA'. Interviene M.G.Pugliese
Venerdì 3 febbraio una delegazione Uisp è partita per Beirut, per condurre un corso di formazione all’interno dei campi profughi. La delegazione è formata da Maria Grazia Pugliese, Responsabile della formazione per Peace Games, e Simone Sallusti, responsabile del progetto Uisp sulle palestre popolari. Abbiamo chiesto a Maria Grazie Pugliese di raccontarci contenuti e obiettivi del viaggio: “Il corso fa parte di un progetto di collaborazione nato con la prima edizione di Vivicittà a Beirut, nel 2008, che si è sviluppato in una collaborazione reale nei vari campi profughi della città. Abbiamo instaurato un rapporto continuativo con le associazioni che lavorano nei campi e agli insegnanti di educazione fisica delle scuole. Il dialogo nato con i vari campi profughi è continuo, non legato solo ad eventi periodici, è un progetto condiviso ed elaborato insieme ai referenti ed operatoti dei campi e agli insegnanti. Lavoriamo, ormai da anni, con le varie comunità ed etnie, la cui partecipazione è fondamentale perchè il lavoro abbia un buon esito e continui a dare risultati come successo fino ad adesso”.
Su cosa verte questo incontro formativo?
“Questo step del percorso formativo si inserisce nel lavoro già impostato con bambini e adolescenti a rischio dei campi. La prima tappa si è incentrata sull’attività motoria e ludica per i più piccoli, in questa occasione effettueremo un approfondimento psicopedagogico dell’attività con i bambini e inizieremo la formazione più specifica per gli adolescenti, lavorando con la softboxe. Questo sport, assolutamente non violento, ha riscosso molta attenzione sia in Italia che in Europa, perché coinvolge i giovani e gli adolescenti. La softboxe riesce ad incanalare l’aggressività, normale nei ragazzi come negli adulti, e insegna a gestirla perché aumenta la propria consapevolezza: si acquista maggiore cognizione di sé e delle proprie forze, anche nel momento del confronto con gli altri, diventando uno strumento educativo per ragazzi e ragazze”.
“Il nostro intervento è rivolto agli operatori e insegnanti al’interno dei campo profughi, oltre che alle associazioni che fanno attività con gli adolescenti. Lavoriamo con persone che hanno già competenze in ambito motorio, cosa che rende più semplice l’approccio alla materia. Questo è il primo incontro, di avvicinamento all’attività, seguiranno poi momenti di maggior approfondimento, due giorni non bastano per trattare tutto ciò che serve”. (intervista di Elena Fiorani)