“Orgoglios* di scendere in campo contro l’omofobia e contro tutte le discriminazioni” è lo slogan di Play Pride, l’evento sportivo-culturale che nel weekend dell’11 e 12 maggio ha avuto come obiettivo quello di scendere in campo per contrastare l’omo e la transfobia attraverso lo sport, strumento efficace per unire tutti, favorire l’integrazione e la cultura dell’uguaglianza. L’iniziativa è stata promossa da Chimera Arcobaleno, Arcigay Arezzo e dal Comitato Uisp di Arezzo, con il patrocinio del comune di Capolona e della provincia di Arezzo e la media partnership del programma radiofonico Oltre le Differenze. Abbiamo chiesto ad Antonio Leti, presidente Uisp Arezzo, di raccontarci queste due giornate di sport contro le discriminazioni.
“Siamo rimasti molto soddisfatti sia per la partecipazione complessiva sia per il coinvolgimento diretto delle istituzioni locali che si sono messe a disposizione attivamente per la realizzazione di queste giornate - ha detto Antonio Leti - Giornate con al centro un tema importante, sentito e vissuto attraverso l’attività sportiva. Calcio a 5 femminile ed un torneo di pallavolo hanno visto in campo ragazzi e ragazze in nome del fair play, del rispetto, ma soprattutto della lotta alle discriminazioni”.
In questa cornice è stata inoltre esposta per la seconda volta in Italia la mostra dal titolo “Contro le regole”, originariamente in lingua tedesca ideata da Klaus Sator insieme al Centro di storia gay di Colonia, aggiornata nel 2010 e tradotta in inglese dalla European gay and lesbian sport federation (EGLSF) e in italiano grazie al finanziamento del progetto Football for equality II.
“Grande successo di pubblico anche per la mostra e la tavola rotonda – ha concluso Leti - che ha visto un momento importante e di confronto per tutte i partecipanti all’iniziativa”.
Il lavoro racconta, in 37 pannelli la storia e le storie di discriminazione nello sport nei confronti dei gruppi LGBT, ma anche i diversi modi di auto-organizzazione ed autogestione che mirano a rendere lo sport un luogo tollerante, dove l'accoglienza e l’inclusione sono parte integrante del gioco. (di Francesca D'Ercole)