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Giro d’Italia: inopportuna la partenza da Gerusalemme

Il presidente Uisp, Vincenzo Manco, è intervenuto a Radio Articolo 1 rilanciando l'appello per la promozione della pace, anche attraverso lo sport

 

Il Giro d'Italia 2018 dovrebbe partire da Gerusalemme, città simbolo che il governo israeliano vorrebbe riconosciuta dalla comunità internazionale come sua capitale, trascurandone però la storia multietnica e multireligiosa. Una posizione avallata recentemente dalla decisione del presidente statunitense Donald Trump di trasferire l'ambasciata americana da Tel Aviv a Gerusalemme. Lunedì 8 gennaio Vincenzo Manco, presidente nazionale Uisp, è stato ospite della trasmissione Ellemondo di Radio Articolo 1 per rilanciare l’appello dell’associazione agli organizzatori a cambiare questa decisione.

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“Crediamo che lo sport italiano e quello internazionale debbano decidere da che parte stare – ha detto Manco - o lo sport è portatore di pace, come da tutti viene detto in occasioni formali e nei consessi internazionali, o diventa qualcos'altro. Noi in questa scelta della Federazione ciclistica nazionale e internazionale vediamo qualcosa che stride, quindi abbiamo chiesto che le istituzioni politiche e sportive italiane e internazionali mettano in atto azioni e progetti volti a favorire il dialogo e la pace. Soprattutto in una città plurale e simbolo di convivenza la scelta del presidente Trump diventa una vera e propria provocazione, condannata infatti anche dall’Onu. Vogliamo che Gerusalemme rimanga una città plurale sia dal punto di vista delle culture che delle religioni, e questa ci sembra una scelta in controtendenza rispetto ai messaggi di pace che lo sport dovrebbe mandare”.

Cosa dovrebbero fare le Federazioni sportive internazionali?
“Gerusalemme è la culla delle grandi religioni monoteiste mondiali, è un territorio che da sempre rappresenta grandi contraddizioni, la pace è stata spesso tentata ma mai raggiunta. Il popolo palestinese è stato abbandonato e continua ad essere oppresso e rinchiuso all'interno dei campi profughi approntati in varie parti del mondo. Questa potrebbe essere l'occasione per riunire le grandi forze della cittadinanza attiva, della società civile, le organizzazioni non governative, le grandi associazioni sportive nazionali internazionali che già agiscono ed operano in questo territorio per dare vita ad azioni concrete di dialogo e di pace attraverso lo sport”.

Vincenzo Manco è intervenuto anche nell'edizione di mercoledì 10 gennaio del Giornale radio sociale. ASCOLTA L'AUDIO

 

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