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Politiche per impiantistica e beni comuni Uisp

I luoghi dello sport per tutti

Una politica su beni comuni e impiantistica sportiva può sembrare, a primo acchito, una forzatura: da un lato – rimanendo allo specifico dei beni comuni urbani, e in particolare dei beni materiali – spazi e elementi della città che, tradizionalmente immaginati, qualificati e gestiti come beni pubblici, diventano “beni comuni” nel momento in cui, innescandosi un processo politico e sociale, la comunità che si relaziona con quel particolare bene inizia a gestirlo in modo condiviso e partecipato, con l’obiettivo di tutelarlo e rigenerarlo; dall’altro, strutture di proprietà privata o pubblica, con queste ultime che possono essere gestite anche da soggetti privati, fermo restando la natura di attività di servizio pubblico, aperti alla fruizione collettiva.

Che rapporto può intercorrere, dunque, tra i beni comuni intesi come oggetto di cura collettiva e come processo di condivisione, e l’impiantistica sportiva nel suo senso più tradizionale di bene pubblico assoggettato a regole di carattere amministrativistico?

Sembra contraddittorio, ma un rapporto c’è: perché se anche la gestione di un bene pubblico come un impianto sportivo può essere affidata a un soggetto privato come l’Uisp e come le nostre associazioni affiliate, in questa gestione - al di là delle procedure di affidamento e del rigoroso rispetto dei vincoli contrattuali - non può mai venire meno la tensione a limitare ogni forma di esclusione e di discriminazione nell’accesso, e a porsi in una logica non solo di pubblica utilità, ma di sperimentazione di una dimensione sempre più vicina a quella che caratterizza i beni comuni: ovvero la capacità di generare risorse comunitarie, di superare la logica della competizione, di sperimentare forme di collaborazione tra diversi soggetti, con l’obiettivo di aprire spazi di uguaglianza e di contrasto alle discriminazioni che, purtroppo, condizionano ancora le reali possibilità di esercizio del diritto allo sport e al gioco, al movimento, alla salute.

Sarà dunque strategico rendere riconoscibili e immediatamente identificabili come “impianti Uisp” le strutture gestite dai Comitati o dalle associazioni e società affiliate, in ragione non tanto di una astratta strategia di branding, ma della capacità di rendere quelle strutture spazi ideali per la realizzazione delle politiche associative: sociali e per l’inclusione, sapendo dialogare con il territorio, per capirne i bisogni sociali e fornire ad essi possibili risposte; ambientali, con un ragionamento sempre più concreto sull’impatto ambientale dell’attività sportiva (emissioni, produzione di rifiuti, consumo energetico …); di genere e per i diritti, rendendo i nostri impianti luoghi aperti e inclusivi, sottratti ai meccanismi discriminatori ed escludenti troppo spesso propri dello sport di prestazione; educative, grazie ad un rinnovato dialogo con le scuole e tutte le agenzie formative del territorio, in una logica di “comunità educante” che supera le barriere settoriali e i confini chiusi degli spazi scolastici e sportivi.

Ma se l’Uisp è l’associazione che promuove, organizza e sostiene lo sport per tutti, inteso come “un diritto, un riferimento immediato ad una nuova qualità della vita da affermare giorno per giorno”, non possiamo non pensare i “luoghi dello sport per tutti” come tutti quegli spazi della città nei quali i cittadini svolgono attività sportiva e motoria, dentro e fuori i contesti organizzati, con pratiche sempre più differenziate e che si distaccano dall’idea di competizione regolamentata. Non limitandoci quindi alla rivendicazione del diritto allo sport, ma promuovendo reali e concrete opportunità di accedere a uno sport che sia pratica inclusiva, parte integrante della vita quotidiana, scelta libera di ogni cittadino e, in ultimo, occasione di partecipazione e protagonismo civile e sociale.

In coerenza con uno degli aspetti fondanti della nostra mission, quello di promuovere il benessere e la salute dei cittadini combattendo le disuguaglianze, dobbiamo essere sempre più attenti a considerare l’importanza della pianificazione strategica delle città, sapendo che non è sufficiente rivendicare ottime strutture sportive, se esse non sono inserite in un contesto urbano disegnato e organizzato con l’obiettivo di garantire a tutti i cittadini le condizioni di un pieno equilibrio fisico e psichico. Lo sport per tutti diventa quindi uno dei diversi fattori da integrare negli obiettivi della pianificazione e  della programmazione, e al contempo può essere uno strumento per attivare processi partecipativi che valorizzano le reti sociali e il capitale sociale di una comunità e di un territorio.

Il progetto nazionale Open Space, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali nell’ambito della legge 383/2000, sul quale sono impegnati da qualche mese undici Comitati territoriali, per gli obiettivi che si è dato e per le modalità operative che propone, si presta a diventare un significativo banco di prova per misurare la capacità dell’Uisp di integrare lo sport con nuovi modelli di coinvolgimento e attivazione dei giovani (e dunque nuovi modelli di welfare locale, attivante e generativo) e, tramite il loro protagonismo e la valorizzazione delle loro competenze, il ripensamento degli spazi urbani, favorendone la riappropriazione da parte dei cittadini e la costruzione di legami più saldi tra le comunità e gli spazi della città, soprattutto lì dove il degrado delle strutture e la carenza di spazi di aggregazione contribuisce a generare marginalità e inattività sociale, in particolar modo nelle generazioni più giovani.

Se si parte dall’idea che la strada, il parco, la piazza siano “beni comuni”, e che lo siano non in quanto tali ma solo come esito di un processo, che parte dalla rivendicazione di un diritto e arriva a forme di controllo diffuso e di partecipazione democratica, lo sport sociale e per tutti può essere uno dei possibili inneschi di questi processi, che si costruiscono su saperi diffusi in una comunità (i giovani, nel caso specifico del progetto) ma che diventano vere e proprie scuole per promuovere questi saperi e palestre di educazione alla cittadinanza attiva.

L’Uisp ha le caratteristiche per interpretare un ruolo di primo piano in questa nuova stagione di protagonismo sociale, fondato sul principio di collaborazione civica e sulla responsabilità diffusa, avendo prima degli altri attori del mondo sportivo capito le trasformazioni in atto, nel vivo dei processi storici, e vantando non solo una rete di radicamento territoriale, ma soprattutto un patrimonio associativo di saperi, competenze e progettualità da mettere a valore per diventare un vero attivatore di comunità.

Obiettivi specifici:

- Rafforzare - tramite il coinvolgimento dei Comitati regionali e territoriali - le sinergie con reti locali e nazionali, soggetti del terzo settore, pubbliche amministrazioni impegnate nella realizzazione e promozione di buone pratiche di amministrazione condivisa dei beni comuni, al fine di approfondire il ruolo dell’Uisp e dell’associazionismo sportivo nei modelli di governance dei beni comuni.

- Valorizzare il progetto Open Space come laboratorio di esperienze sperimentali, per amplificarne la conoscenza in tutti i Comitati e esportarne i migliori risultati, come modello di processi virtuosi da realizzare in modo originale nello specifico dei diversi contesti territoriali.

- Costituire un gruppo di lavoro (per competenze e rappresentatività territoriale) sulle evoluzioni normative in tema di impiantistica sportiva, con l’obiettivo di mappare le realtà territoriali dell’Uisp, conoscere e raccontare le migliori esperienze, dare risposta alle problematiche che emergono nelle fasi di affidamento, gestione e rinnovo di concessione di impiantisti sportivi pubblici.

- Definire linee guida Uisp per la gestione dell’impiantistica sportiva, intersettoriali e trasversali alle politiche, che sappiano coniugare gli obiettivi di sostenibilità economica e quelli di inclusione sociale, l’efficientamento energetico con la funzionalità sportiva in chiave multidisciplinare, modelli di gestione efficaci e partecipazione diffusa della comunità.

 

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