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Lo sport sociale comunica valori ed educazione: ne parla Radio Sapienza

Radio Sapienza ha dedicato un'intera puntata della trasmissione Tanta Dedoken al valore sociale dello sport. Con C.Meoli, S.Digennaro, I.Maiorella

 

Raccontare lo sport guardando esclusivamente alle gesta dei grandi campioni o ai risultati luminosi sui tabelloni può risultare costrittivo e limitante. C’è una realtà più profonda che sfugge alle classifiche, ed è quella di una attività sportiva motore di comunità e di inclusione. Proprio per scardinare questa visione limitata, l’ultima puntata di Tanta Dedoken, trasmessa il 21 settembre su Radio Sapienza, ha scelto di dar voce alla nuova e sempre più diffusa dimensione dello sport sociale.

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La conduttrice Chiara Meoli, dell'Ufficio legislativo del Forum del Terzo settore, ha dato vita, insieme ai ai suoi ospiti Ivano Maiorella, direttore del Giornale Radio Sociale, e Simone Digennaro, professore associato di didattica e pedagogia speciale presso l'Università di Cassino e del Lazio meridionale, ad un racconto originale delle attività motorie, partendo dal valore della partecipazione. Non più una semplice osservazione passiva, ma una pratica motoria da protagonisti, intenzionati a creare nuove relazioni sociali e ad arricchire aspetti della propria persona, come l’intelligenza sociale ed emotiva.

Argomento di approfondimento è stato anche il valore costituzionale assunto a titolo definitivo dallo sport con la modifica, avvenuta nel settembre 2023, dell’articolo 33 che sancisce il valore sociale dell'attività sportiva. La trasmissione radiofonica si è focalizzata su quelli che dovrebbero essere gli effettivi interventi delle istituzioni, chiamate a sostenere due delle caratteristiche fondamentali dello sport: le relazioni e la socialità. È tramite il riconoscimento, il sostegno e il finanziamento dello Stato che lo sport sociale può diffondersi e vivere come una realtà florida e pulsante, evitando così di diventare una mera etichetta.

Ma cosa si impara facendo sport? Quale può essere il valore educativo proprio dell’attività motoria? Simone Di Gennaro, parla di apprendimento incarnato sostenendo che molto di ciò che impariamo lo dobbiamo al nostro corpo: movimento e competenze risulterebbero quindi essere fattori direttamente proporzionali. Proprio in virtù di questo rapporto, lo sport resta educativo a ogni età poiché permette il raggiungimento del massimo potenziale di ogni individuo e lo introduce alla realtà dell’associazionismo sportivo e del terzo settore. Lo sport accoglie tutti, contrastando l’isolamento. è uno strumento di socializzazione che valorizza la propria autonomia e creare nuove comunità intergenerazionali. Si sorpassa la visione dell’attività sportiva come forma di prevenzione per i disagi del corpo e della mente, e si giunge a una dimensione di promozione del benessere, in cui si investono tempo ed energie in esperienze che arricchiscono il singolo e l’intera comunità.

Ecco allora che i luminosi LED dei tabelloni si affievoliscono, le splendenti medaglie si opacizzano, i tanto ambiti premi e record lasciano spazio a una nuova cultura del movimento, fatta di relazioni, inclusività e partecipazione. La congiunzione tra sport e tempo libero si infrange e la pratica motoria diventa di interesse generale: una realtà pervasiva capace di accompagnare ogni membro della comunità in tutti i frangenti della vita, in cui l'associazionismo e il terzo settore permettono di vivere il proprio corpo e di aprirsi agli altri.

“Matti per il calcio” rappresenta un esempio evidente di questo approccio: la 18^ Rassegna nazionale, frutto della collaborazione tra Uisp e amministrazione comunale di San Benedetto del Tronto, vede scendere in campo 12 squadre provenienti da tutta Italia formate da infermieri, persone con disabilità e con disagio mentale, psichiatri e familiari uniti in campo dal gioco del calcio.

La comunicazione sociale può aiutare a promuovere la possibilità di un nuovo modo di fare sport: non più elitari campioni famelici di record e vittorie, ma comunità interamente protagoniste, ansiose di conoscersi e aprirsi sfruttando lo sport per crescere a livello personale e sociale.
Solo a quel punto i LED sui tabelloni si spegneranno definitivamente, le medaglie ormai arrugginite si polverizzeranno, e anche un salto nullo avrà lo stesso valore di uno valido. (di Emanuele Romano)