La crescita del basket in carrozzina all’interno dell’Uisp non è soltanto una questione di numeri, squadre o campionati. È soprattutto il segnale di uno sport che riesce a mettere radici nei territori, coinvolgendo associazioni, famiglie, volontari e intere comunità. Ed è proprio da qui che parte Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp dal marzo 2021 e riconfermato nel 2025 per un secondo mandato, nel tracciare per BIC Italia il presente e il futuro di un movimento che negli ultimi anni ha progressivamente ampliato la propria presenza in Italia.
"È una crescita che ci fa molto piacere perché racconta qualcosa che va oltre i numeri. Quando una pratica sportiva riesce a mettere radici in territori diversi significa che è stata capace di intercettare persone, associazioni, famiglie, volontari e comunità".
Per il numero uno dell’Uisp, lo sviluppo della pallacanestro in carrozzina rappresenta concretamente l’idea di sport per tutti e per tutte: "Uno sport capace di adattarsi alle persone e non, viceversa, di chiedere alle persone di adattarsi allo sport". Una prospettiva che si lega direttamente al diritto alla pratica sportiva e che ha trovato ulteriore forza nel riconoscimento costituzionale del valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva.
"Ora la sfida è tradurre quel principio in opportunità sempre più concrete, accessibili a tutti, indipendentemente dalle condizioni fisiche, economiche, sociali o territoriali".
Uno dei punti centrali è il rapporto tra agonismo e inclusione. Due dimensioni che, secondo Pesce, non devono essere considerate alternative. "Sottolineo da sempre che uno degli errori da evitare è pensare che inclusione e competizione siano due concetti in contraddizione".
Competere significa misurarsi con sé stessi e con gli altri, allenarsi, migliorare e rispettare regole, compagni e avversari. Rendere lo sport inclusivo non significa rinunciare a tutto questo, ma "costruire le condizioni affinché il maggior numero possibile di persone possa viverlo".
È qui che si riconosce l’approccio Uisp: "Non abbassare il valore della pratica sportiva, ma allargarne l’accesso". E il basket in carrozzina ne offre, secondo Pesce, una rappresentazione particolarmente evidente: "C’è agonismo, c’è tecnica, c’è allenamento, c’è voglia di vincere, ma contemporaneamente c’è una straordinaria dimensione di partecipazione e relazione".
Campionato e Supercoppa permettono oggi di mettere in relazione realtà provenienti da territori diversi. Ma perché questa esperienza possa consolidarsi, la parola chiave è “rete”. "Una società sportiva da sola può realizzare una bellissima esperienza; tante società, tante squadre collegate fra loro possono costruire un movimento. Ed è proprio questo il salto di qualità sul quale dobbiamo continuare a lavorare".
L’Uisp può contare su una rete associativa capillare di Comitati territoriali e regionali, associazioni e società sportive, dirigenti, tecnici e volontari. Intorno a questa struttura, però, Pesce indica la necessità di coinvolgere sempre di più "famiglie, enti locali, scuole, servizi socio-sanitari, terzo settore e tutte quelle realtà che nei territori lavorano sui temi della disabilità e dell’inclusione".
Il numero uno dell’Uisp sottolinea, inoltre, il lavoro portato avanti dal Settore di Attività Pallacanestro nazionale Uisp, insieme ai territori, alle associazioni e alle società sportive. Un impegno che richiede, nelle parole di Pesce, "competenze, attenzione, continuità, capacità di ascolto e soprattutto la volontà di mettere in relazione realtà diverse".
Un ruolo fondamentale è svolto anche dagli arbitri, che accompagnano la crescita di campionati e tornei mettendo a disposizione competenza, passione e disponibilità. La formazione e il consolidamento di un settore arbitrale preparato sulle specificità della pallacanestro in carrozzina rappresentano, infatti, un elemento importante per qualificare sempre di più questa esperienza.
Campionato e Supercoppa assumono così un valore che va oltre la competizione: creano occasioni di incontro e di scambio e consentono a ogni singola esperienza di sentirsi parte di qualcosa di più grande.
Un altro terreno decisivo è quello scolastico. Per Pesce la scuola può avere un ruolo straordinario nel far conoscere il basket in carrozzina, a condizione di non presentarlo semplicemente come una disciplina “per persone con disabilità”. "Far salire su una carrozzina sportiva ragazze e ragazzi con e senza disabilità, farli giocare insieme, significa permettere loro di conoscere una disciplina attraverso l’esperienza diretta; spesso è proprio l’esperienza a riuscire ad abbattere stereotipi e pregiudizi molto più efficacemente di tante parole".
La scuola, ricorda Pesce, è il luogo nel quale si formano non soltanto studenti e studentesse, ma cittadini e cittadine. Lo sport può così diventare un potente strumento educativo per parlare di differenze, pari opportunità, rispetto e accessibilità.
Far conoscere il basket in carrozzina nelle scuole può avere anche un altro risultato: consentire a un ragazzo o a una ragazza con disabilità di scoprire un’opportunità sportiva che semplicemente non sapeva esistesse. Per questo la collaborazione tra scuola, associazionismo sportivo e territorio rappresenta uno degli ambiti sui quali impegnarsi maggiormente.
Il futuro passa anche dal rapporto con le altre realtà italiane impegnate nella pallacanestro in carrozzina. La strada indicata da Pesce è quella della collaborazione, "nel rispetto delle diverse funzioni, identità e competenze". "Non credo nei “recinti”, soprattutto quando parliamo di promozione dello sport e di ampliamento delle opportunità di pratica. Il nostro obiettivo non deve essere sottrarre spazi ad altri, ma creare nuovi spazi per le persone".
L’Uisp porta con sé la propria cultura sportiva, una presenza territoriale molto forte e una particolare attenzione alla dimensione sociale e inclusiva dello sport. Altre organizzazioni, sottolinea Pesce, portano invece competenze tecniche, agonistiche e specifiche estremamente importanti.
"Per questo penso che il dialogo e la collaborazione possano rafforzare tutto il movimento". L’obiettivo comune è far conoscere maggiormente la pallacanestro in carrozzina, aumentare le occasioni di pratica e permettere a più persone di avvicinarsi alla disciplina. Più squadre, più atleti e atlete, più territori. Per Pesce sono obiettivi inevitabilmente collegati, ma la priorità deve essere soprattutto ampliare la presenza territoriale.
Il motivo è concreto: "Non basta, infatti, che una disciplina sia teoricamente accessibile se poi, per praticarla, una persona deve percorrere decine o addirittura centinaia di chilometri". L’obiettivo per i prossimi anni è quindi far nascere nuove esperienze, soprattutto dove oggi non ce ne sono, accompagnandole e mettendole in relazione con quelle già consolidate.
Ma la crescita, sottolinea il numero uno dell’Uisp, non può essere soltanto quantitativa: "Deve essere una crescita sostenibile, capace di costruire gruppi dirigenti, formare tecnici, coinvolgere volontari, trovare spazi accessibili e creare relazioni stabili con le comunità locali". È attraverso questo percorso che potranno crescere le squadre e, soprattutto, le persone che avranno la possibilità di scegliere liberamente di praticare questo sport.
Il messaggio finale è rivolto prima di tutto a chi già rende possibile il movimento. Pesce ringrazia praticanti, atleti, squadre, tecnici, dirigenti, volontari e familiari, perché ciascuno di loro "non sta soltanto partecipando a un campionato: sta contribuendo alla crescita di un movimento e, attraverso il proprio esempio, sta aprendo una strada anche per altre persone".
A chi invece non ha ancora avuto l’opportunità di conoscere direttamente il basket in carrozzina rivolge un invito semplice e immediato: "Provate. Andate in palestra, incontrate una squadra, salite su una carrozzina sportiva, prendete un pallone e scoprite che cosa succede".
Non a caso “Superare gli ostacoli” è lo slogan scelto per la campagna di tesseramento Uisp 2026/2027. Un’espressione che appartiene allo sport ma che, nelle parole di Pesce, assume un significato molto più ampio. Gli ostacoli da superare sono quelli fisici e ambientali, ma anche economici, sociali e culturali: "Sono le disuguaglianze, i pregiudizi e tutte quelle condizioni che ancora oggi possono impedire a una persona di esercitare pienamente il proprio diritto allo sport".
Il basket in carrozzina racconta bene questa idea: "Superare un ostacolo non significa ignorare le differenze, ma creare le condizioni perché quelle differenze non diventino barriere". Lo sport, aggiunge Pesce, può regalare benessere e divertimento, ma anche incontri, amicizie, autonomia, fiducia e senso di appartenenza.
Ed è in questa prospettiva che si colloca la sfida dell’Uisp per i prossimi anni: "Fare in modo che sempre meno persone debbano dire “non posso praticare sport” e sempre più possano invece chiedersi semplicemente “quale sport voglio fare?”. Perché è questa, in fondo, la differenza tra offrire un’attività e riconoscere davvero un diritto".
In chiusura Pesce rivolge un ringraziamento a BIC Italia "per l’attenzione, la competenza e la continuità con cui segue e racconta il basket in carrozzina. Far conoscere esperienze, squadre e territori significa non soltanto raccontare risultati e competizioni, ma contribuire a far conoscere e crescere un interomovimento e il suo valore sociale. Anche il racconto dello sport può aiutarci a contrastare e superare stereotipi e pregiudizi, cambiare lo sguardo sulla disabilità e avvicinare nuove persone alla pratica sportiva". (Fonte: BicItalia)