C’è la musica, ci sono i colori dei body con gli Swarovski, la leggerezza dei nastri e dei cerchi che sembrano volare nell’aria, leggiadri come le loro atlete. Ma dietro ogni esercizio di ginnastica ritmica c’è molto di più. C'è tecnica, preparazione atletica, disciplina, sacrificio e, soprattutto, la capacità di trasformare un movimento in una storia. Un movimento in un film, quasi, in un momento di immaginazione mista a fantasia.

A raccontare questo mondo è Francesca Ravot, referente regionale UISP per la ginnastica ritmica, che da anni lavora al fianco di allenatrici e associazioni sportive per far crescere la disciplina nell’Isola.
«La ginnastica ritmica è uno sport olimpionico e in Italia è arrivata intorno agli anni Ottanta, importata dalla Russia. In Sardegna c’è un bellissimo movimento e nella UISP siamo nove associazioni sportive, distribuite un po’ in tutta la regione».

Un movimento che coinvolge soprattutto le bambine, che possono avvicinarsi alla disciplina già in tenerissima età. «Cominciano intorno ai tre anni, quando iniziano ad avere degli schemi motori di base un po’ più definiti». La ritmica, infatti, unisce preparazione fisica, coordinazione, musicalità ed elementi legati alla danza.
È uno sport che, almeno a livello agonistico, accompagna le ginnaste per una fase relativamente breve della loro vita. «È uno sport prettamente al femminile, anche se in Spagna si stanno sviluppando delle correnti di ginnastica ritmica anche per il settore maschile. A livello internazionale, inoltre, si sta prestando sempre più attenzione anche alle disabilità, con lo sviluppo di un settore special».

La disciplina porta con sé una forte componente artistica. «La ginnastica ritmica è strettamente legata alla danza classica, perché nasce e si sviluppa attraverso la danza». Anche la musica ha avuto un'evoluzione significativa: «Inizialmente venivano utilizzate musiche puramente classiche e negli anni Ottanta, addirittura, in gara c’era il pianista che suonava i pezzi per le ginnaste».
Sulla pedana, oggi, la musica accompagna esercizi nei quali il corpo deve dialogare con i piccoli attrezzi: cerchio, nastro, fune, clavette e palla. Per le più piccole, invece, non mancano le coreografie a corpo libero.
«A differenza della ginnastica artistica, nella ritmica si utilizzano i piccoli attrezzi. È uno sport veramente variegato». E non è soltanto una disciplina individuale, come si pensa: «Non è solo uno sport individuale: è anche uno sport di squadra. Le Farfalle della nazionale sono l’esempio lampante di come si possa fare squadra anche nella ginnastica ritmica. C’è sia una parte individuale che una parte di squadra, che completa un po’ lo skill di questo sport».

Il campo gara è una pedana sportiva di 14 metri per 14, sulla quale le ginnaste devono riuscire a combinare tecnica ed espressione artistica. «In gara sono presenti cinque giudici, che solitamente si occupano di valutare l’aspetto tecnico, l’esecuzione e l’aspetto artistico della composizione».
Anche la durata degli esercizi varia a seconda della categoria e del campionato. Le più piccole possono affrontare esercizi di circa un minuto, mentre per le ginnaste di livello più avanzato si arriva a un minuto e trenta; gli esercizi di squadra possono invece durare fino a circa due minuti.
A completare l’immagine di questo sport ci sono i caratteristici body, spesso impreziositi da dettagli e strass. «Nella ginnastica ritmica si usa un abbigliamento particolare: il body ha una sorta di gonnellino, spesso intarsiato di Swarovski».
Ma passiamo all'Isola: in Sardegna la UISP porta avanti un’attività articolata, con campionati provinciali, regionali e nazionali, oltre alla partecipazione al Giocagin.
La sezione regionale organizza quattro gare durante l’anno e le ginnaste che ottengono la qualificazione possono accedere ai campionati nazionali organizzati dal Comitato nazionale UISP, tradizionalmente ospitati a Rimini.
«Siamo tornate in UISP dopo tanti anni e ci troviamo molto bene», racconta Ravot. «Con me ci sono tante amiche e colleghe allenatrici con le quali collaboro da anni».
Una rete che non si limita alle competizioni, ma punta anche alla formazione e alla possibilità di far incontrare le giovani ginnaste con alcune delle protagoniste della disciplina.
Ma c'è stato di più, recentemente: uno stage con Milena Baldassarri.
Vediamo nel dettaglio.

È in quest’ottica che domenica 30 agosto, a Decimomannu, si è svolto lo stage regionale UISP con Milena Baldassarri, pluricampionessa internazionale e ginnasta olimpica, protagonista di importanti risultati sulla scena mondiale ed europea e presente sia ai Giochi di Tokyo 2020 sia a quelli di Parigi 2024.
«Ogni estate, diciamo fra agosto e settembre, ci piace invitare una ex ginnasta olimpionica», spiega Ravot. «Da due anni viene Milena Baldassarri, che ha un grande background internazionale. Ha vinto un argento agli Europei, un bronzo ai Mondiali e ha partecipato a due Olimpiadi».
La scelta di richiamarla anche quest’anno non è stata casuale. «Milena è venuta da noi in Sardegna già l’anno scorso e l’abbiamo richiamata perché la sua presenza ha avuto un grande successo fra le ginnaste UISP sarde».
Lo scorso anno lo stage si era svolto a Cagliari. Quest’anno si è scelto invece di spostarsi a Decimomannu, con la collaborazione di ASD Fenice, per permettere all’iniziativa di coinvolgere e raggiungere realtà diverse dal capoluogo.
La giornata è iniziata alle 8 del mattino e si è conclusa alle 13, con circa 80 giovani ginnaste coinvolte, prevalentemente tra i 9 e i 13 anni, con la più grande intorno ai 14.
«È stata una bellissima domenica di sport», racconta Francesca. Baldassarri ha proposto un programma di preparazione atletica con un focus particolare su palla e cerchio, due degli attrezzi maggiormente utilizzati nel percorso delle ginnaste presenti.

Ma lo stage non è stato soltanto tecnica e allenamento. A rendere speciale l’appuntamento è stata anche la possibilità, per le ragazze, di ascoltare direttamente dalla voce di una campionessa cosa significhi inseguire un sogno sportivo.
«Ha raccontato le sue esperienze di quando era ginnasta, di quanto sia stato difficile portare avanti un percorso del genere da ragazzina. È andata via di casa a 13 anni per inseguire il suo sogno olimpico».
Ed è forse proprio questo il messaggio più importante che una giornata del genere può lasciare alle giovani ginnaste: dietro la leggerezza apparente di un nastro che volteggia o di una palla lanciata in aria ci sono ore di allenamento, rinunce, disciplina e una determinazione enorme.
La ginnastica ritmica, insomma, non è soltanto una successione di movimenti perfettamente coordinati. È la ricerca continua dell’equilibrio tra corpo e musica, tra individualità e squadra, tra tecnica ed espressione. E per molte bambine può essere anche il primo luogo in cui imparare che un sogno, per diventare realtà, ha bisogno di essere coltivato giorno dopo giorno.
In Sardegna, intanto, quel movimento continua a crescere. E sulle pedane dell’Isola, tra cerchi, palle, nastri, clavette e musica, sono sempre più numerose le giovani ginnaste pronte a provare a trasformare quel sogno in un esercizio, e quell’esercizio in una storia.