Nei giorni scorsi, il Forum Terzo Settore ha inviato una memoria al Senato in cui ribadisce la richiesta di eliminare il terzo settore dai destinatari delle disposizioni contenute nel cosiddetto Ddl Lobby.
“Il testo traduce l’obiettivo, senz’altro positivo, di rendere più trasparenti i rapporti tra le istituzioni e i rappresentanti di interessi, ma dimentica che il terzo settore non fa lobbismo”, dichiara Giancarlo Moretti, portavoce del Forum Terzo Settore.
“Non si può mettere sullo stesso piano chi persegue interessi privati, per quanto legittimi, e chi svolge finalità di interesse generale, come appunto il terzo settore. Lo stesso Codice del Terzo Settore (D.Lgs 117/17), inoltre, individua nella collaborazione tra pubbliche amministrazioni ed ETS (Enti di Terzo Settore) la modalità con la quale co-costruire le politiche pubbliche, per garantire risposte più efficaci ai bisogni delle persone e dei territori: la cosiddetta ‘amministrazione condivisa’ sancita anche in una sentenza della Corte costituzionale. In questo senso, il Ddl Lobby appare in contrasto con questi principi e con il riconoscimento delle finalità pubbliche e delle funzioni sociali del terzo settore”.
"Peraltro, se il testo venisse approvato – sottolinea ancora Moretti - anche le piccole realtà, le associazioni, il volontariato, nel dialogare e collaborare con le istituzioni locali, dovrebbero adempiere a una serie di pesanti obblighi burocratici, che si aggiungerebbero ai già tanti che gravano sul terzo settore. Si rischia così di ostacolare e scoraggiare significativamente le attività sui territori, oltre che la partecipazione alla ‘cosa pubblica’ della società civile organizzata”.
“Dopo il primo via libera già avvenuto alla Camera – conclude il portavoce del Forum Terzo Settore - il Senato ha stabilito che il Ddl verrà approvato in Commissione Affari costituzionali in sede redigente, dunque senza la discussione in Aula. Non possiamo che ribadire la nostra contrarietà ad un testo così formulato e auspichiamo che il Parlamento possa ponderare approfonditamente i suoi effetti negativi e contraddittori”.
“Come associazione condividiamo pienamente le preoccupazioni espresse dal Forum Terzo Settore – aggiunge Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp e componente del Coordinamento e dell’Esecutivo del Forum stesso - non rappresentiamo interessi privati, ma svolgiamo una funzione civica e sociale riconosciuta dall'ordinamento, contribuendo quotidianamente alla coesione delle comunità, all'inclusione, alla tutela della salute, alla partecipazione dei cittadini. Equiparare l'attività di confronto e collaborazione che gli Enti del Terzo Settore svolgono con le istituzioni alle attività di lobbying rischia di produrre un grave fraintendimento culturale e normativo. L'esperienza dell'associazionismo è una risorsa per la definizione delle politiche pubbliche, non un interesse particolare da regolamentare come tale. Preoccupano inoltre gli ulteriori adempimenti burocratici che potrebbero ricadere soprattutto sulle migliaia di associazioni di base che animano i territori grazie anche all'impegno volontario di cittadine e cittadini”.
“In un momento in cui sarebbe necessario rafforzare gli strumenti della partecipazione democratica e dell'amministrazione condivisa – conclude Pesce - occorre evitare che ancora una volta norme di legge scoraggino il protagonismo civico e la collaborazione tra società organizzata e istituzioni. Il Parlamento riconsideri allora il testo, valorizzando la specificità del terzo settore e il suo ruolo nella costruzione dell'interesse generale”.