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Luglio 2026: "Pensando con i piedi, si possono fare le rivoluzioni"

Scopriamo i contenuti dell'agenda Uisp 2026: ogni mese una riflessione e un salto triplo fatto di creatività, fantasia, libertà di espressione

 

L’Agenda Sportpertutti Uisp si conferma anche nel 2026 come strumento quotidiano di orientamento, informazione e partecipazione, pensato per accompagnare ogni lettore lungo tutto l'anno. Si tratta di un'agenda ideata per chi vive lo sport, lo pratica o semplicemente lo riconosce come uno spazio di incontrobenessere e comunità. Tra appuntamenti, progetti, iniziative nazionali Uisp e ricorrenze mensili, queste pagine raccontano uno sport che guarda al presente e al futuro secondo tre parole chiave che accompagnano l’intera Agenda 2026: InclusioneRigenerazioneInnovazione. È questo il ‘Salto Triplo’ che l'Uisp propone per costruire uno sport sempre più accessibilesostenibile e capace di generare comunità. Un’agenda che non è solo un supporto organizzativo, bensì uno spazio di racconto e creatività: un vero e proprio viaggio nella storia, nella letteratura e poesia, nella psicologia, nell’arte, nel cinema, nell’impegno civile e nell’esperienza sportiva. Le prime pagine dell’Agenda ospitano l’editoriale di Tiziano Pesce, presidente nazionale Uisp, che accompagna il lettore alla scoperta del Salto Triplo e dei contenuti del 2026.

AGENDA SPORTPERTUTTI UISP 2026 

Che cos’è il Salto Triplo che l’Uisp ha adottato come slogan? Lo spiega Tiziano Pesce nell'editoriale di apertura:

“E’ includere, rigenerare, innovareValori del fare quotidiano e del sentirsi comunità attraverso lo sport. Il Salto Triplo che ti proponiamo è anche un ingaggio culturale, perché la rivoluzione di questi ultimi anni è la creazione di un terreno comune tra sport e terzo settore, una fusione di aspirazioni, valori, impegno sociale. Segni e parole che ti prendono per mano e ti accompagnano in un viaggio che è ricerca di significato, trasversale come è lo sport. Qualche fatto come spunto e una girandola composita di appuntamenti che vivremo in questo 2026, dall’ottantesimo della Repubblica a Vivicittà, dalle attività ai tanti progetti nazionali Uisp che parlano in diretta di salute, sostenibilità ambientale, diritti, educazione, parità di genere e parità di opportunità per tutti e per tutte. 

Un percorso nuovo scandito dal tempo, un salto triplo fatto di creatività, fantasia, libertà di espressione. Si sta insieme, si creano relazioni solidali, si crede in qualcosa che si costruisce partecipando, giorno dopo giorno. L’Uisp la chiama transizione sportiva, un approdo culturale e una strategia associativa. Perché lo sport sociale e per tutti è agente di cambiamento sociale, una lanterna, un’avventura di nuovo conio attraverso la quale leggere la realtà nella quale viviamo. Si chiama attivismo civico, partecipazione, libertà. Essere movimento ed essere in movimento". 

In questo anno scopriremo insieme, mese per mese, i temi chiave, i progetti e le ricorrenze che animano l’Agenda Uisp 2026: il titolo del mese di luglio è "Pensando con i piedi, si possono fare le rivoluzioni".

Il calcio è mito, passione e lezione di umiltà, come ricordano Eraldo PecciEdoardo Galeano e Osvaldo Soriano, ma anche inclusione e sfida culturale, testimoniata dal Gruppo femminile calciatrici milanesi, da Maria Grazia Pinna e Anna Maria Cavarzan. L’immagine della calciatrice che esulta e la riflessione sulla visione femminile di Andrea Soncin mostrano come lo sport possa educare, innovare e promuovere valori di lealtà, condivisione e libertà. 

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Sul calcio sappiamo tutto, è stato scritto tutto. Della carenza di calcio no. Sentite questa di Beppe Viola: “La carenza di calcio provoca dei fenomeni curiosi, tipo richiamo verso la lettura, la meditazione, incupimento del tono psichico generale, alcolismo, gioco del tennis, aeromodellismo”. Guai a prenderlo sul serio, si diventa “Quelli che” quando “perde l’Inter dicono che in fondo è una partita di calcio e poi vanno a casa e picchiano i figli” (Enzo Jannacci).

Cerchiamo di stare al gioco: sono in corso i Campionati del mondo di calcio e vi proponiamo questa immagine creata da Andrea Dreini. Che cosa vi fa venire in mente? A noi due cose: una sigla e una caramella. La sigla è quella di 90° minuto, storica rubrica sportiva Rai. E “Goleador” è anche la caramella che stupisce e utilizza i valori del calcio per il marketing: passione, lealtà, condivisione, sportività, entusiasmo. E conia un claim pubblicitario che lascia a bocca aperta: “I Mondiali sono il grande sacchetto di caramelle della passione: ogni gol ha un sapore nuovo da gustare”. Nulla da dire, è proprio così. Senza nostalgie o frasi fatte. Il perchè lo ha ricordato Eraldo Pecci, (Bologna, Torino, Napoli) chiamato a commentare un famoso gol durante un Napoli-Juventus di 41 anni fa, ha detto: “Passai la palla a Maradona e lui calció in gol. Fenomenale. Ma siccome Maradona era uno che ti dava sempre soddisfazione, divenni celebre per aver portato il tubetto dei colori a uno che dipinge la Cappella Sistina. Ma io avevo soltanto portato il tubetto”. Umiltà e gratitudine dei grandi campioni di calcio, come quando Pecci ha ricordato “l’insostituibile ruolo degli allenatori giovanili, spesso anonimi. Sono loro che ti formano per davvero, se arrivi in serie A è merito loro. Da lì in poi, sai già tutto”.

Smitizzare il calcio è forse la strada giusta, per evitare di dire che oggi il calcio non esiste più, che era meglio quello di una volta, ecc. Anche se è innegabile che, parafrasando Roland Barthes, il calcio è un mito d’oggi, anzi di sempre, capace di anticipare la spettacolarizzazione dello sport, caricandosela sulle spalle e proiettandola ai giorni nostri. In un titolo: dal mito del Totocalcio a quello delle pay tv. Edoardo Galeano (1940-2015), scrittore sudamericano, capace di scrivere un libro di denuncia politica attualissimo “Le vene aperte dell’America Latina” e molti altri dedicati alla poesia del calcio scrive in apertura del suo “Splendori e miserie del calcio”: “Come tutti gli uruguagi, avrei voluto essere un calciatore. Giocavo benissimo, ero un fenomeno, ma soltanto di notte, mentre dormivo”.

Osvaldo Soriano (1943-1997), giornalista e scrittore argentino, costretto a lasciare il suo paese nel 1976 in seguito al colpo di stato dei Colonnelli, scriveva di vita e di calcio, srotolando il mito lontano da esso: “Mio padre detestava il calcio e tutte le manifestazioni popolari. Perciò quel pomeriggio aveva deciso di fare l’arbitro. L’affascinava comandare su ciò che non capiva”. Il calcio è una sfida, dentro e fuori dal campo. Provate a chiederlo al Gruppo femminile calciatrici milanesi, la prima squadra femminile di calcio in Italia, che esordì nei primi anni ‘30. Oppure a Maria Grazia Pinna, prima arbitra femminile in Italia a scendere in campo con fischietto e tutto in una partita maschile, nel 1972, grazie ad un torneo Uisp a Firenze. Il racconto di Anna Maria Cavarzan, portiera di calcio fondatrice dell’Associazione Italiana Calciatrici nel 1980 e intervistata da Monica Lanfranco nel libro “Donne di Sport” per lanciare la Carta Uisp dei Diritti delle donne nello sport. “Ho sempre avuto l’intuito di dove andasse a finire la palla e questo, in un certo senso, mi ha condannata a stare in porta, dove si è soli da tanti punti di vista. Sei bloccata, fa freddo, piove, con qualunque clima tu devi stare sempre lì. Umberto Saba ha scritto una poesia, ‘Gol’ che rispecchia in una frase la sensazione di solitudine anche in occasione del gol della tua squadra: la mia gioia fa capriole da lontano”.

Sfide anche lessicali, come quella lanciata da Andrea Soncin, ct della Nazionale azzurra di calcio femminile, che di fronte al presidente Mattarella che si complimentava per i risultati della squadra ha usato il femminile sovraesteso: “Signor Presidente, a nome di tutte noi… l’Europeo è stato una sorta di campagna culturale che ha acceso i riflettori sul nostro calcio”. Pensare con i piedi, citando Soriano, cambia le regole ed aiuta ad Innovare.

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