Comitato Regionale

Marche

Politiche per gli stili di vita e la salute

Promuovere politiche associative per gli stili di vita e la salute da parte dell’Uisp non può che partire da un’analisi di contesto, che tra gli effetti della crisi registra un aumento delle diseguaglianze nelle condizioni di accesso ai servizi e riduce le possibilità, per fasce sempre più ampie di popolazione, di mettere in atto comportamenti di promozione della salute e di prevenzione primaria.

Siamo davanti a un problema al tempo stesso sanitario, educativo e sociale, che richiede alla nostra Associazione di dare il suo contributo come soggetto promotore di diritti ed equità nella salute.

Partiamo da una nostra storia consolidata che si basa su molti punti di forza: dobbiamo agire su questi, analizzando nello stesso tempo con lucidità i nostri punti di debolezza per agire in termini di cambiamento e miglioramento e pianificando strategie per ampliare e consolidare le nostre politiche associative.

Abbiamo un obiettivo di fondo: contrastare la sedentarietà  sempre più diffusa e i suoi effetti sulla salute attraverso azioni rivolte alle varie età della vita, azioni che abbiano al centro la persona, le sue relazioni e la sua socialità.

E in parallelo dobbiamo analizzare lo scenario nel quale ci muoviamo, caratterizzato pesantemente dall’arretramento delle politiche di welfare della salute e dall’altra parte dalla presenza di diversi soggetti privati, pubblici, del privato sociale che in questi ultimi anni hanno occupato spazi e costruito proposte che vedono al centro gli stili di vita.

Proviamo a guardare i diversi fattori in una doppia chiave (da dove partiamo e a quale obiettivo di miglioramento puntiamo):

* siamo un’associazione nazionale, diffusa e radicata; è un grande valore aggiunto, ma non  sufficientemente sfruttato, se non agiamo in una logica di sistema effettivo, diffondendo e condividendo conoscenze, esperienze e mettendole in rete

* abbiamo grandi capacità di azioni trasversali, intergenerazionali; la nostra offerta associativa attraversa tutte le età, lo spettro dei nostri progetti è ampio: questo è un valore che dobbiamo  coltivare, è  uno dei punti identitari forti, ma dobbiamo avere più  coraggio nelle contaminazioni interne

 * abbiamo consolidato relazioni e riconoscimenti istituzionali e scientifici, ma il nostro accreditamento è complessivamente insufficiente, non adeguato ai traguardi che ci prefiggiamo e alla situazione che vede l’80 % del bilanci delle regioni destinato alla salute. 
Dobbiamo partire dai protocolli d’intesa stipulati con istituzioni, enti, associazioni, mettere in moto tutte le nostre competenze e relazioni, puntare sulle alleanze e sulla partecipazione ai tavoli istituzionali e socio sanitari che definiscono le politiche, gli interventi di sistema e le agende, fin dalla fase di programmazione. Se vogliamo essere una risorsa nelle politiche complessive della salute, dobbiamo esserlo durante tutto il processo, per evitare di essere individuati come soggetto affidabile esecutore di scelte o erogatore di un servizio pur qualificato

* i progetti integrati, in particolare per quanto riguarda la popolazione anziana: esistono esperienze interessanti nei nostri territori, studiamone le dinamiche positive, capiamo quanto sono riproducibili come metodologia. Il sistema delle Asl in questi ultimi tempi ha accentuato la tendenza alla prescrizione e quindi alla medicalizzazione degli interventi, con la dichiarata motivazione della riduzione dei costi sociosanitari costituiti dagli anziani affetti da diverse patologie. Possiamo rispondere a questa deriva proponendoci maggiormente come soggetto titolato a intervenire nel campo della prevenzione primaria? Non è paradossale pensare ad una prescrizione degli stili di vita alla stregua di un farmaco?

 * la formazione dei nostri operatori è uno dei punti di forza indiscutibili, in particolare nei confronti della popolazione anziana e dell’infanzia, ed è una leva sulla quale dobbiamo ulteriormente investire, puntando sulla qualificazione del nostro capitale umano e sociale, e avviando anche alleanze con il mondo universitario. E la formazione non può essere rivolta solo agli operatori, ma deve abbracciare anche la nostra classe dirigente, perché solo attraverso questo processo possiamo puntare alla reale condivisione delle linee di indirizzo, degli orizzonti culturali

 * i progetti che in questi anni si sono sviluppati sono sicuramente un nostro patrimonio, ma dobbiamo anche essere consapevoli che non possono avere una funzione di supplenza delle politiche, se queste riescono a dispiegarsi ne diventano azioni sul campo e strumenti applicativi.
E anche quelli più consolidati, che hanno fatto parte della storia innovativa per la nostra associazione, vanno rivisti, riadattati, innovati

* la valutazione delle nostre azioni sociali e dei nostri interventi è una strada che abbiamo imboccato da tempo, soprattutto per quanto riguarda i progetti: dobbiamo perseguirla con più rigore, misurando l’efficacia e l’impatto sui destinatari per puntare alla qualità effettiva delle proposte, affidandone la responsabilità a soggetti qualificati esterni.

 * la persona è al centro delle nostre politiche, in tutte le età. Ma possiamo fare un passo avanti e coinvolgere i bambini, le famiglie, i ragazzi, gli adulti, gli anziani fin dall’inizio della definizione dei programmi, per ottenere un livello di partecipazione consapevole e responsabile dei propri comportamenti salutari, e avviare quindi percorsi di cittadinanza attiva

 * le politiche di promozione della salute si traducono anche nella possibilità di offrire strutture e contesti dove i cittadini di ogni età possono avere opportunità di conoscere e praticare stili di vita sani in modo continuativo. Perché non fissarci l’obiettivo di coinvolgere enti locali, istituzioni sociosanitarie e privati nella riqualificazione di spazi, in piani di urbanistica partecipata, soprattutto nelle aree periferiche delle città, destinati al movimento, all’attività motoria, alla pratica sportiva, alla socialità per i cittadini di tutte le età, e particolarmente per i più fragili?

 Le linee programmatiche fin qui tracciate mirano a creare uno spazio di riflessione ed elaborazione che possa offrire a tutte le competenze e i saperi maturati e diffusi nell’associazione un’opportunità  di valorizzazione, confronto, trasferimento di esperienze, scambio e lavoro comune in un orizzonte unico.

Perché queste politiche si possano dispiegare dobbiamo avviare una mobilitazione di idee ed esperienze, che coinvolga tutti i territori e gli attori sul campo, lavorando in sinergia e a sistema con altri punti di elaborazione dell’Uisp, come le politiche sociali, educative e giovanili, quelle ambientali, la formazione, l’ innovazione e sviluppo delle attività.

Per realizzare questi obiettivi dobbiamo partire da un coinvolgimento e un confronto con i nostri territori, attraverso incontri regionali e/o interregionali perché sono i nostri comitati gli attori principali della realizzazione delle politiche per gli stili di vita e la salute e solo attraverso di loro potremo parlare di strategie nazionali.

Se questa prima fase avrà i risultati che auspichiamo, potremo passare all’organizzazione di tre workshop interregionali (nord, centro e sud) in cui le proposte dell’Uisp si confrontano con rappresentanti delle istituzioni e del sistema socio-sanitario ed educativo, esperti, docenti, portatori di competenze, reti associative, fondazioni, privati, e naturalmente tutti i soggetti destinatari delle proposte. Tra gli scopi di questi workshop c’è anche quello di dimostrare alle istituzioni e alla collettività che il welfare nella salute non è una spesa a perdere in tempi di crisi, ma un investimento che paga non solo in termini di restituzione dei diritti, ma anche in un’ottica di razionalizzazione della spesa pubblica.

E se anche questo passaggio programmatico raggiungerà gli obiettivi che ci prefiggiamo, saremo in grado di presentare in una iniziativa pubblica un manifestodelle nostre politiche nazionali per gli stili di vita e la salute rivolte agli interessi e al benessere dell’intera comunità.

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I componenti il settore:
Daniela Rossi - responsabile
Enrico Balestra, Francesca Brienza, Francesco Giovanni De Razza, Massimo Gasparetto, Maria Rosariana Semeraro