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A MILANO (PIEVE EMANUELE) IL XVI CONGRESSO UISP: LA RELAZIONE DI FILIPPO FOSSATI, PRESIDENTE USCENTE

Nella serata di venerdi 8 maggio, ha preso ufficialmente il via a Milano (Pieve Emanuele-Hotel Ripamonti) il XVI Congresso nazionale Uisp, aperto dalla relazione di Filippo Fossati, presidente uscente Uisp. La pubblichiamo integralmente:

Care amiche e cari amici, cari compagni delle nostre strade e delle nostre storie, quelli che ci dividono dal Congresso di Tivoli sono stati quattro anni straordinari. Il 2006, l'assemblea dell' Ambra Jovinelli, la vittoria del centrosinistra, la speranza della riforma del cambiamento. Il 2007, il rinnovato dispiegarsi della nostra missione Vivicittà in Libano, con Libera in Kenia.

Nelle scuole contro l'obesità dei bambini, con Vivicittà verde, con i matti per il calcio. Il 2008 meraviglioso sessantesimo la storia e il futuro, la grande festa di Rimini, i suoi volontari,e la visita al capo dello Stato. Il 2009, la tempesta della crisi, la solidarietà del terremoto, il nostro congresso. Fotografie, scatti, volti.

La Uisp è una associazione di persone, viene fatta dalle persone, dipende dalle persone. Non è prevedibile il suo andamento, il suo successo non dipende dai business plan, dai calcoli costo benefici, dalla programmazione puntuale delle attività. Il compito dei dirigenti è quello di guidarla, accompagnarla verso la stabilità e l'equilibrio, ma come ogni corpo vivo bisogna anche assecondarne gli scatti, gli umori, gli entusiasmi, curarne le depressioni, se c'è bisogno.

Ci siete voi, questo è il messaggio, dietro ai risultati di questo quadriennio, ci siete voi, che avete capito che si doveva smettere l'ostilità, la china della divisione, e ripartire facendo Comunità, avendo voglia di mostrarsi (voi sapete che per mostrarsi bisogna stare bene dentro).

Qualcuno penserà che sto dando i numeri. Infatti: un bilancio nazionale risanato, una capacità di investimento nel territorio per più di 3 milioni, progetti per 1 milione e mezzo, il tesseramento informatizzato,cresciuto fino a 1.200.000, le 17.000 società affiliate.

Attorno a noi interesse e rispetto. Rapporti e collaborazione con i ministeri e le regioni e i comuni, la credibilità nelle reti internazionali dello sportpertutti, nella cooperazione internazionale, un forte ruolo nel forum del terzo settore, la presenza nel Consiglio del Coni, la crescita delle nostra presenza sui media, tutta conquistata sulla qualità delle nostre proposte e dei nostri eventi. Si può davvero essere soddisfatti. Nel senso che si può essere tranquilli nel vedere difetti e criticità e disegnare una strategia di innovazione e rilancio.

Io ho accettato di ricandidarmi per questo. Fu per Il sollievo dell'unità ritrovata, voluta, quattro anni fa. Oggi non sarebbe bastato. Oggi serve la coesione, l'unitarietà , ma che siano funzionali ad un progetto, ad una missione.

Il documento che abbiamo votato descrive i caratteri di questo progetto, mi risparmia una descrizione dettagliata e mi consente di focalizzare alcune questioni che reputo cruciali. Tre.

La prima. La ricerca di una collocazione solida e duratura della Uisp nel contesto politico e sociale dell'Italia del terzo millennio.
Noi non sappiamo come usciranno i paesi ricchi dell'Occidente dalla crisi finanziaria ed economica. Quale sarà la nuova configurazione sociale. Come si vorrà curare la malattia del pianeta, del suo clima e del suo ambiente. La diffusione della povertà, in seguito alla perdita o alla scarsità del lavoro non crea solo un minor livello delle condizioni materiali di vita delle famiglie. Quello che si sta paventando è un vero e proprio terremoto sociale. Gruppi di popolazione, ceti medi, che devono con rabbia rivedere le aspettative di futuro, misurare un calo di ruolo sociale. Il peso delle disuguaglianze, ai tempi del liberismo trionfante indicate come un segno di salute, di prezzo temporaneo da pagare per i meno svegli in attesa del trionfo definitivo del mercato, diventano intollerabili. La solitudine, il senso di insicurezza si diffonde in chi non si sente difeso da nessuno, partiti, istituzioni, sindacati e ne misura l'indebolimento di fronte ai decisionismi populisti, cattivi, imprevedibili dei leader per un verso e la terribile casualità con cui la crisi piove fra le case, fra gente simile, se il padre viene licenziato, se il vecchio si ammala.

Viene al pettine il nodo dell'indebolimento del sistema pubblico di welfare. Anche se è vero che in Italia non hanno attecchito le correnti più estreme, che la salute e l'istruzione non sono diventati, come altrove, beni da scambiare sul mercato, è pur vero che si sono assestati colpi, anche recentissimamente coi decreti Gelmini, che diffondono l'idea che si debba ridurre la qualità. Attenzione! La complessità del sistema di welfare.

Perché vedete, la costruzione di un welfare dei diritti è stata in Italia costruzione della democrazia, discorso pubblico costruito dalle persone nelle comunità scolastiche, nei servizi sanitari territoriali, sulla base della dignità di un cittadino esigente informato, influente, che in quei luoghi affermando la sua dignità di persona e la sua creatività, ha costruito il suo legame con la Repubblica, il sostegno alla democrazia. I luoghi della partecipazione e della crescita. L'esercizio della responsabilità che spinge a prendersi carico del problema collettivo. Il docente che deve cambiare, il progetto interdisciplinare, la mensa, l'ambulatorio, l'impianto di smaltimento, il centro per gli anziani, lo spazio sportivo da aprire. Una cittadinanza attiva, prima e oltre la scelta politica, mai contro. L'associarsi, come difesa e servizio, come sostegno civile e creativo alle politiche pubbliche delle istituzioni.

Ho paura del cittadino cliente, o teleutente. Perchè chi vende, chi trasmette senza regole, senza cultura, maneggia, l'abbiamo visto, fondi spazzatura ed è capace di far esplodere il mondo come una bolla.

Non saranno sufficienti le politiche di sostegno alle Banche per garantire il credito, e neanche una pur necessaria revisione globale delle regole e dei controlli sui mercati finanziari. Quella che è andata in crisi è l'idea che l'economia con i suoi attori globali potesse ordinare e sostenere il mondo, assicurare il progresso per tutti. Che contrasto fra la complessità delle strategie di mercato che hanno de localizzato e frantumato deprezzato il lavoro e la semplicità dell'assegnazione dei bonus miliardari della ristretta cerchia del management delle multinazionali.

Sarà necessario tornare alla giustizia e all'uguaglianza, alla libertà,come aspirazioni di uno sviluppo equilibrato della società e del pianeta. Non lo Stato imprenditore, lo Stato che invade lo spazio della società e del mercato. Ma una nuova politica sì, capace di indirizzare, di governare lo sviluppo su scala globale, dunque radicata nel territorio, nel locale. Una politica dei cittadini, che scommetta sulle persone, sulle capacità di ognuno, sulle competenze, sulla dignità, sulla responsabilità di ognuno verso la collettività e il futuro dei propri figli e nipoti. Ma chi saranno gli attori di questa nuova politica?

Io qualche volta penso di prenderla un po' larga per introdurre il tema del nostro ruolo, del ruolo del mondo dell'associazionismo sportivo, della Uisp, poi vado al Congresso Regionale dell'Emilia Romagna, parla Errani, coordinatore delle Regioni Italiane e dice: "I Problemi che avremo di fronte nel governo del territorio saranno il rilancio dell'economia basato su fonti energetiche rinnovabili prodotti che limitino e orientino al risparmio di ambiente e territorio; un rafforzamento del capitale sociale basato sulla istruzione e sulla salute delle persone; il dialogo e l'integrazione fra le diverse culture già presenti peraltro nel paese". Dice Errani. "Di Sport non so molto, ma voi vi dovete misurare con questi temi se volete essere qualcosa nei prossimi anni".

E io dico vedi, la grande storia dell'Uisp, la rivoluzione dello Sportpertutti, la scelta di stare nel campo del no profit, della promozione sociale, di pensare parole pietre sportpertutti, Missaglia, via la prestazione, al centro la persona. Noi siamo già lì, al centro del problema, nel cuore del conflitto. Presunzione. Forse siamo anche un pezzettino della soluzione.

Perché siamo andati avanti in questi anni, e il rapporto dell'attività sportiva con lo sviluppo sostenibile è diventato per noi un asset fondamentale. Non è solo la promozione di attività in ambiente. È lettura del territorio attraverso il movimento, quello del camminare del pedalare, di percorrere l'acqua, del giocare insieme, quindi critica e proposta di nuovi assetti urbanistici, della mobilità, nuove tipologie impiantistiche. Abbiamo provato a scomporre l'evento sportivo (Vivicittà) e riorientarlo contro lo spreco energetico, la produzione dei rifiuti, l'uso di materiali rinnovabili.

E sullo sport come leva per affrontare il piccolo o grande disagio? Vi devo raccontare di "matti per il calcio", sperimentazione e progetto che grida vendetta per l'assenza di una ricerca clinica sui risultati terapeutici sui pazienti psichiatrici, oppure "diamoci una mossa" la risposta più rigorosa e creativa ai disturbi dell'alimentazione nei bambini, e le nostre attività con gli anziani, l'attività fisica adattata, diventate punti di forza dei piani sanitari, politiche di prevenzione sul territorio.

E il nostro lavoro nelle carceri, dopo il carcere, con minori e adulti che accompagniamo nel reinserimento sociale con la nostra amicizia, con l'attività che abbiamo l'occasione di fornire loro.

E il lavoro nelle scuole, non solo sul doping.

E l' accoglienza, l'integrazione degli stranieri, degli immigrati, dei rom nelle nostre attività, che raggiunge risultati rapidi e impensati di convivenza e scambio fra culture nel momento in cui il paese è trasportato sul crinale dell'odio e dell'esclusione e si sta per votare un decreto vergognoso che costringerà migliaia di persone a nascondersi e a delinquere, di bambini a rinunciare alla scuola e a curarsi, maestri e dottori, impiegati a diventare complici di una persecuzione vergognosa. Lo si sappia. Noi non chiederemo documenti a chi vuol giocare a pallone con noi. I nostri campi sono aperti, la nostra amicizia è profonda, le regole sono quelle del rispetto e della non violenza. Sportpertutti nessuno escluso.

E la meravigliosa "normalità" delle migliaia di persone di tutte le età, a cui offriamo occasioni deliziose. Di camminare e correre nelle città e nei parchi, di nuotare cullati dalla mamma che nuota, di giocare con tutte le palle e palline e palloni del mondo nei nostri campi, e nei nostri parchi, di pedalare senza ansia dalle campagne romagnole ai deserti africani, recuperando ritmi lenti, al passo con le necessità del cuore e della vita. Che si conoscono grazie a noi e intrecciano progetti personali e collettivi, diventano più cittadini, con l'Uisp.

Ecco perché siamo parte della soluzione. Perché lo sportpertutti è moderna cittadinanza, chiave per la critica e la buona gestione del territorio, risorsa per il benessere degli individui e della società, per la salute della collettività. E noi lo organizziamo associando i cittadini, sviluppando le loro capacità, competenze, costruendo reti che concorrono alla efficacia delle politiche pubbliche.

Ci sta stretto lo Sport delle istituzioni. Gli assessorati con due soldi da dividere fra i più bravi nel fare lobby, con le pubbliche relazioni da tenere con le società in vista delle elezioni, con l'attenzione immancabilmente rivolta alle squadre dello sport spettacolo e al rapporto con i loro padroni e con i loro tifosi. Va tutto bene. Lo Sport è business, è pubblicità, è vettore di simboli, è marketing territoriale. Non siamo sprovveduti.

Facciamo una proposta. Allargare l'ambito istituzionale dello Sport. Organizzarlo dove già si può trovare. Nell'Ambiente e nell'Urbanistica, nella Sanità e nel Sociale, nel Turismo e nei Lavori Pubblici. Ci sono a giugno le Elezioni Amministrative. Si impegnino direttamente i Sindaci sullo Sport. Il primo anno si studino i bisogni di sport e attività motoria sul territorio, il secondo si adeguino gli strumenti urbanistici e i piani della mobilità alle necessità della camminabilità e della ciclabilità e alle necessità di riqualificazione dell'impiantistica sportiva, il terzo si finanzino le opere necessarie, il quarto si investano risorse nei piani sociali e sanitari per sostenere stili di vita basati sul movimento, il quinto si finanzino tutte quelle associazioni sportive che hanno collaborato a raggiungere gli obiettivi fissati dall'amministrazione. L'Uisp voterà per questi Sindaci, qualsiasi sia il loro colore. In ogni città iniziative con i candidati Sindaci, sottoponendo i nostri programmi.

Vedete. In questi anni abbiamo costruito rapporti, alleanze. Nazionali e locali. Ci siamo accreditati presso i Ministeri e le Regioni. Abbiamo avuto relazioni con partiti e sindacati. Abbiamo stabilito patti e protocolli. Il più importante, quello con l'associazione dei Comuni Italiani, che ogni dirigente dovrebbe tenere in tasca quando incontra l'assessore o il Sindaco del suo Comune, per ricordare gli obiettivi comuni e la specificità dei rapporti con gli Enti di Promozione.

Abbiamo partecipato al forum del terzo settore,nel coordinamento nazionale e dirigendone commissioni di lavoro. Abbiamo vissuto la crisi del Forum, la sua difficoltà nel trovare una linea capace di rappresentare un mondo complesso come quello del no profit, mentre la politica ne sottovaluta le potenzialità o addirittura ne mette in discussione l'esistenza.

Ci siamo dati da fare. Ma non ci siamo ancora. Non ci siamo.

Salvo rarissimi casi, infatti, non riusciamo a stare nella governance delle politiche ambientali, sociali, della salute, del turismo, dell'immigrazione. Non siamo a quei tavoli, non determiniamo. Se è vero quello che ho detto fin qui, voi capite la sfida politica che dobbiamo lanciare. I nostri dirigenti devono sentirsi opinion leader sociali e politici, perché quello è l'unico vero modo di fare l'interesse dei nostri soci, che si associano per correre, per camminare, per giocare, e hanno bisogno di farlo in ambienti non inquinati, sicuri, socializzando, rilassandosi, conquistando un maggiore "star bene", quindi avanzano una esigenza politica di cittadinanza che noi dobbiamo rappresentare.

Questa la nostra vocazione. Ci vuole fatica, tempo, aggiornamento. Parlare sui giornali, tenere relazioni, occuparsi della vita cittadina. Far crescere dirigenti nuovi, con competenze nuove esercitati sul valore sociale dello sportpertutti.

Se vogliamo bene alla Uisp questo è lo sforzo principale che dobbiamo fare nei prossimi anni. Mi candido per questo. Se mi eleggerete, spenderò tutto il mio tempo per questo sogno.

Una grande associazione del no profit, interlocutrice stabile e riconosciuta su tutto il territorio nazionale da chi governa il territorio e la società, sostenuta e partecipata dai suoi aderenti. Protagonista, insieme ai suoi alleati e amici del terzo settore, della ripresa di un assetto sociale giusto, solidale, aperto.

La seconda: il sistema sportivo senza riforma.

Sull'assetto del sistema sportivo dobbiamo fare in questo Congresso una messa a punto approfondita. Ci siamo lasciati, alla assemblea programmatica, convinti che sarebbe stato possibile avviare rapidamente una fase riformatrice dello Sport in Italia. Vi ricordo la sequenza: il governo Prodi avrebbe costituito un fondo per lo Sport di cittadinanza (fatto), ci sarebbe stata quindi una definizione dello Sport di cittadinanza(fatto), il fondo sarebbe stato amministrato in accordo con le Regioni (fatto) e i Comuni, onde evitare conflitti di competenza su una funzione costituzionalmente regionale. Al Fondo, a livello nazionale, avrebbero potuto accedere le associazioni di promozione sociale a preminente vocazione sportiva. L'intesa fra stato regioni e autonomie avrebbe dato indirizzi per orientare la spesa sul territorio. Su questo schema si sarebbe costruita una proposta di Legge che avrebbe definitivamente riconosciuto le associazioni nazionali dello sport di cittadinanza e costruito un sistema di governo bilanciato. Allo Stato gli indirizzi, alle regioni la programmazione, agli Enti Locali l'operatività dei progetti sul territorio. Il Governo non è riuscito a vivere abbastanza a lungo da completare questo disegno. Il fondo è stato bloccato dal Governo successivo sulla porta della Ragioneria Generale dello Stato e poi cancellato nel primo provvedimento economico. Fine della storia.

C'era stata una dura opposizione del Coni. Dal fondo erano escluse, a livello nazionale, le Federazioni Sportive. Non c'era un ruolo del Coni in nessun punto dell'ingranaggio. Nel Consiglio nazionale del Coni fummo protagonisti di un dibattito molto serrato. La caduta del Governo ha in qualche modo placato le acque e va dato atto al Coni di aver poi protestato quando fra i tagli allo Sport operati dal nuovo governo furono comprese le risorse del fondo.

Noi dobbiamo fare una riflessione attenta sullo scenario istituzionale dei prossimi anni, e trarne conseguenze per la nostra azione.

Non ci saranno riforme dall'alto. Strutturali. Non c'è nessuno nel governo che voglia riprendere il tema. Non dico che ci sia totale disattenzione ai contenuti della proposta dello Sportpertutti. A quanto ci risulta il tema è stato suddiviso fra Presidenza, Welfare e Gioventù, e ognuno sta lavorando per produrre indirizzi, per inserire lo Sport nei progetti per la Salute, per la solidarietà, vedremo. Non c' è nessuno che stia lavorando sul sistema sportivo, sulle sue crisi, sul suo Governo.

Le recentissime elezioni alla Presidenza del Coni hanno manifestato questa assenza della politica, nel senso che la politica si è occupata di occupare i posti dello Sport continuando a sventolare il vessillo dell'autonomia dello Sport stesso.

Noi , dopo essere stati rieletti in Consiglio grazie ad un accordo fra dieci Enti su tredici che ha permesso a Massimo Achini di arrivare forte di un sostegno esteso a cogliere l'elezione nella Giunta Coni, noi abbiamo votato per Gianni Petrucci.

L'abbiamo scelto per la coscienza della complessità e della pluralità del fenomeno sportivo, per la capacità di equilibrio e di mediazione dentro al Coni e di negoziato con le istituzioni e la politica qualunque sia la maggioranza del momento. Abbiamo dialogato pubblicamente con Petrucci e ottenuto un impegno a rafforzare il ruolo degli Enti di Promozione e delle loro proposte sportive dentro all'attività del Coni.

Io non sottovaluterei questo spazio politico che si è aperto. Proverei ad allargarlo. Da qualche parte bisogna infatti ripartire. Ci sono in Parlamento alcune proposte di Legge depositate che ripropongono il tema dello Sport di cittadinanza. Bene. Vanno sostenute cercando un accordo fra maggioranza e opposizione. Ma le leggi passano quando riescono a cogliere movimenti reali, costruzioni già messe in moto nella società. Allora.

Le Regioni. Le Regioni hanno la competenza costituzionale sullo Sport non "federale", diciamo così. A partire dal testo dell'intesa dobbiamo chiedere un coordinamento ed una innovazione delle leggi regionali sullo Sport nel senso della costruzione della rete del Gioco e dello Sport di cittadinanza e dei suoi attori (Marche); una iniziativa per costruire una sede nazionale di confronto di tutti i soggetti impegnati, dall'Associazionismo sportivo, alla Scuola, alle istituzioni locali, alla Servizio Sanitario, un forum aperto dove monitorare l'attività del territorio e promuovere progetti nazionali e riprendere il dialogo con il Governo e con il Coni.

Allo Stato chiediamo indirizzi, orientamenti. Definizione di obiettivi. Vogliamo affrontare la questione drammatica della sedentarietà. Dell'abbandono dello Sport da parte degli adolescenti. Della cronica mancanza di cultura sportiva e motoria nel nostro sistema formativo. Della vivibilità della città e della loro dotazione di impianti e di condizioni strutturali per permettere il gioco e il movimento? Della necessità di animare il territorio, facendo incontrare persone di culture e provenienze diverse, diffondendo stili di vita rispettosi dell'ambiente e delle sue risorse. Diamo degli obiettivi al mondo sportivo. Pretendiamo risultati in questi campi. Non solo medaglie.

Io credo che il Coni potrebbe avere un ruolo se non avesse paura, ma cercasse di anticipare questi processi. La presenza degli Enti di Promozione potrebbe essere una grande risorsa in questo senso. Siamo entrati dalla porta di servizio. Non siamo neanche citati fra i soggetti costitutivi. Cinque nei Consigli, sul territorio addirittura nominati discrezionalmente nelle giunte. Abbiamo avuto, è vero, un incremento di risorse. Gravemente insufficiente. Abbiamo chiesto si cominciasse un lavoro di merito sullo Sport per tutti (ricordo che è un settore di attività del CIO). Si è istituito un fondo, poi dimezzato, senza indicare obiettivi, senza costruire una politica. Si è costruito uno schema di convenzione fra Enti e Federazioni, per evitare conflitti, per iniziare una collaborazione, ma i principi lì contenuti vengono continuamente smentiti dalle iniziative miopi di molte Federazioni, che cercano esclusività su attività e formazione che produrrebbero solo il risultato di bloccare ulteriormente lo sviluppo e la pratica delle diverse discipline sportive.

Chiediamo al Coni una svolta. Si apra davvero una pagina di impegno sullo Sport per tutti, si affidi agli enti di promozione un ruolo primario, non esclusivo, nello sviluppo di progetti e iniziative educative, sociali, ambientali, si arrivi ad una definitiva intesa sulle funzioni e sulle rispettive prerogative di Enti e Federazioni sulla base della pari dignità.

Si facciano quei passi che potrebbero far intravedere una trasformazione del Coni in una moderna agenzia dello Sport a trecentosessanta gradi, strumento tecnico operativo di una volontà politico istituzionale nazionale e regionale, sostenuta da ampi e plurali sedi di concertazione fra tutti i diversi attori del mondo sportivo.

Mi preoccuperei del rischio di rimanere guardiano di una piramide che vede erodersi la base e allontanarsi il vertice, tendenza mondiale in tutte le discipline minimamente televisive, accelerata in queste settimane dalle vicende della Lega calcio.

Ma non voglio correre troppo. Intanto, visti i nostri numeri, ora certificati nel registro nazionale, la nostra attività, si tratta di porre il tema del riconoscimento giuridico autonomo degli Enti, della loro partecipazione di diritto ai Consigli Coni e del censimento delle migliaia di associazioni e gruppi sportivi organizzati dagli Enti che animano il territorio e che non hanno interesse, per l'attività che svolgono, a prendere la forma della associazione sportiva dilettantistica.

E la terza: la Uisp.

Io vorrei dedicare la parte finale di questa relazione all'ultimo nodo. Come ci organizziamo noi, la Uisp per stare al passo con queste sfide, con questi cambiamenti, e come influenziamo, come interagiamo con ciò che sta cambiando nel rapporto fra le persone e l'attività motoria e sportiva, le aspettative e le modalità con cui si esprime questo sentimento, questa vitalità, questa gioiosa passione. Nel documento lanciamo alcune idee. Le idee sono belle. Quasi sempre. Poi vanno fatte camminare. Ciò che c'è. ASD. Calcio. Si dà un servizio. Sponsor l'impresa edile e il negozio di sport. La scuola calcio i genitori non sono mai contenti meno male s'è trovato un allenatore bravo. Il calcetto, ci hanno fatto fare un campo ora va illuminato. Quattro squadre. La prima fa l'interregionale. Si mangia tutto il bilancio. La quarta è iscritta al campionato amatori Uisp. Mettere le mani qui. Sono volontari, fanno giocare i ragazzi, sono motivati dal risultato sportivo.

Questa gente è gente nostra, se sta con noi è perché un pezzo di strada, piccolo o grande l'ha già fatto. Apprezza l' organizzazione, la storia, la popolarità, la serietà. Ora si tratta di rilanciare e stringere un nuovo patto con questa nostra gente. Procedere insieme sull'obiettivo di allargare la base associativa a persone nuove, puntando sulla qualità e sul valore sociale delle attività. Dovremo batterci per convincere. La pedalata per i genitori, la ginnastica adattata per gli anziani, la danza, l'escursione in montagna. Il torneo con le comunità di immigrati, la convenzione con la Asl per i cardiopatici. Dovremo batterci perché ogni passo in questa direzione sia premiato, sostenuto, deve arricchirsi la motivazione, processo difficile. Ma io ho visto all'opera le nostre leghe, ho visto i loro congressi e sono fiducioso. Il futuro è questo.

Poi c'è il nuovo associazionismo. Quello che dobbiamo inventare facendo contaminare, mettendo in relazione chimica le motivazioni individuali degli sportivi fai-da-te. Corrono, pedalano nuotano giocano a palla, vanno a ballare vanno in palestra. Individualisti? Direi esigenti. Vogliono sicurezza e qualità degli ambienti, qualcuno che dia loro buoni consigli. Vogliono socializzare, vogliono divertirsi, vogliono testimoniare. E' salute, è lotta allo stress. È buon uso del tempo, risorsa scarsa. Queste condizioni non si raggiungono da soli, non le offre il mercato. Serve un nuovo associazionismo. Forse delocalizzato, forse mediato dal web. Ma serve. Noi dobbiamo essere lì. Mediare accompagnare aprire le porte. Sulla strada, fuori dalle nostre sedi, dove nasce il bisogno di muoversi insieme.

Non vorrei essere troppo Uisp, ma io non riuscirei oggi a immaginare neanche un nuovo circolo, club, sul territorio nazionale se non organizzato intorno al movimento, al benessere, alla danza, allo sport.

Il corpo torna al centro, suggerisce linguaggi, propone scambi, produce cultura, arte. Noi non dobbiamo avere paura di osare, di costruire nuove case, di giocare con altri amici, quelli dell'associazionismo culturale, quelli dell'ambientalismo, quelli della solidarietà. Di imparare, di mettere in comune. Perché il mondo è cambiato e noi siamo il motore della rinascita di un popolo delle libertà, non più quelli che organizzano il torneo per chiudere la festa dopo il dibattito e il concerto. Senza di noi non c'è la festa.

Torno al punto. E noi? Siamo adeguati? Cosa ci manca? Intanto di parlare con i nostri soci, cercare di raggiungerli per dare messaggi, ricevere idee, chiamarli a dirigere l'associazione. Poi i dirigenti, gli educatori, gli operatori. Fidelizzarli, coinvolgerli, aggiornarli. Chiamarli a dirigere l'associazione. Democrazia dunque, e conoscenza. Formazione é parola chiave per i prossimi anni, conoscenza, la chiave dello sviluppo, la chiave del potere, della liberazione delle persone. La Uisp deve diventare una esperienza formativa per tutti quelli che la incontrano. E credo sia l'ora di dare valore pubblico ai nostri percorsi formativi e di attività, accettando tutte le sfide di qualità e promuovendo certificazioni ed accreditamenti, consolidando rapporti con le Università e con le istituzioni regionali, in rapporto con altri enti di promozione, collaborando con il Coni, non escludendo neanche il dialogo con Le Federazioni, se la smettessero una buona volta con le pretese di esclusività.

Poi comunicazione e circolazione delle buone pratiche. Continuiamo a non sapere tutto quello che facciamo, a non avere banche dati delle attività, dei progetti, delle competenze dei nostri dirigenti, tecnici. Ad avere difficoltà a replicare le nostre attività sul territorio.

Noi dobbiamo rafforzare per questo i nostri Comitati. Abbiamo bisogno di luoghi vivi, aperti, belli. Capaci di gestire eventi e impianti, coordinare le attività, svolgere la funzione politica di cui ho lungamente parlato in precedenza. Investiremo nei Comitati, ma per migliorare. Chiediamoci insieme qual è la scala giusta per presidiare un territorio, non spezzettiamo le nostre forze. Non abbiamo bisogno di botteghe di distribuzione di qualche tessera e pochi servizi, o di gestori del nostro marchio per gli affari di qualche società, non sempre sportiva. I comitati devono essere centri associativi, democratici. Abbiamo tutti la responsabilità di esporre il nome e la storia di una grande associazione. Dobbiamo legarci ad un patto di eticità nei comportamenti e di adesione e coerenza ai valori del nostro statuto.

Ci sono stati bei congressi nei territoriali dell'Uisp, un bel clima, buone proposte. Bei Congressi a tutti i livelli nelle Leghe. Posso evitarvi il discorso sul rapporto fra Leghe e territorio. Si sono fatti passi avanti, c'è una visione nuova nelle Leghe, attenta ai contenuti dello sportpertutti, c'è una rinnovata attenzione nei Comitati per il valore delle attività, degli eventi e delle persone messe in moto dalle nostre Leghe ed Aree. Ci sono dirigenti completi, competenti. Si deve fare di più nel ricambio, nella presenza delle donne nei gruppi dirigenti, approfittando della spinta che le donne stanno producendo con la loro bella attività nazionale.

C'è stata criticità, divisione, in qualche Congresso Regionale. Dobbiamo tematizzare questo dato, la dimensione regionale è troppo importante nella fase politica prossima per poterci permettere di gestire Comitati Regionali come luoghi di tensione invece che di coordinamento e di direzione. Dobbiamo cercare tenacemente il compromesso, l'unitarietà, naturalmente.

Io mi impegnerò personalmente a questo scopo, con i Presidenti e i gruppi dirigenti eletti. Ma dovremo rivedere anche funzioni e attribuzioni. Dobbiamo pensare ad una dimensione regionale come forte risorsa politica e di indirizzo, più che di "intermediazione" di risorse e progetti.

E ci serve un Nazionale forte, in quanto diffuso e partecipato. Allargheremo ancora il numero dei dirigenti chiamati ad incarichi nazionali e ne verificheremo l'andamento e i risultati. Soprattutto. Tutte le sedi Uisp saranno in qualche modo sedi nazionali. Questo dobbiamo realizzare, questo senso di lavoro per un obiettivo che ci obbliga a pensare quando costruiamo campagne e progetti, o prendiamo posizione, che stiamo rappresentando una grande associazione. Nessun Comitato sarà dimenticato, è un impegno, ma il nostro patto deve essere che nessuno si sottragga a provare a crescere, a darsi nuovi obiettivi, a rappresentare l'Uisp.

Cari amici, compagni di avventure, siamo un milione di racconti e di esistenze, abbiamo vissuto le gioie e le crisi di questo Paese. Questa sarà lunga e cattiva. Non dobbiamo permettere che la paghino i deboli, i bambini, abbandonando il movimento, lo sport, il benessere.

La nostra proposta è un milione di ore di attività sportiva gratuita a disposizione delle famiglie. Noi ci mettiamo il volontariato e l'organizzazione. Chiediamo solidarietà alle istituzioni, alle fondazioni, alle imprese. A partire dal 5 per mille che la Uisp investirà in questa campagna.

Al mondo sportivo diciamo. Uniamoci per allargare la base dei praticanti, degli sportivi, delle persone in gioco e in movimento. Un milione di persone all'anno, per i prossimi dieci anni. Dimezzare la sedentarietà.

Al governo diciamo. Prendi le risorse dove ce ne sono, nello sport spettacolo, nella pubblicità, nei diritti televisivi nelle scommesse e l'azzardo on-line. Lo fanno nel mondo, lo fanno in Francia. Un miliardo l'anno, tanto ci vuole, per l'educazione motoria nella scuola, per ristrutturare impianti, realizzare nuove aree di sport e attività nel territorio, sostenere il volontariato e l'associazionismo, far muovere le persone, farle vivere meglio.

Ho dato i numeri, anche alla fine, lo so, ma una vena di follia benevola me la dovete perdonare, ce la dobbiamo perdonare, se dopo più di sessant'anni siamo ancora qui, nella Uisp, a sognare con lo sport una vita migliore per tutti. Nessuno escluso.

 

 

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