Nazionale

Andrea Camilleri, scrittore del sociale, attento osservatore di sport

La questione sociale era sempre presente nei suoi libri ed ebbe un rapporto di vicinanza e simpatia con lo sport. Tranne quello obbligatorio del fascismo

 

Andrea Camilleri ci mancherà. La questione sociale è sempre presente nei suoi libri, anche nei primi romanzi storici degli anni ‘70, prima di Montalbano. Camilleri denuncia l’arretratezza e la sudditanza nella quale vive il popolo dei poveri e degli oppressi. Illustra in filigrana razzismo, discriminazioni sociali, prepotenze, imbrogli, arroganza, violenze come coordinate nelle quali inquadrare fenomeni come la mafia e il fascismo.

Nello scorso novembre, in un video dell’Ordine degli operatori sociali, denunciava il cinismo verso i migranti: “La risposta che viene data dai Paesi è troppo spesso ipocrita. La questione migranti non può essere risolta con i muri o l’autoritarismo, i nostri valori sono per l’accoglienza e l’inclusione. Serve una prospettiva europea fondata su principi di eguaglianza”.

Nei libri di Camilleri viene mostrata l’avidità dei ricchi e la mancanza di giustizia che caratterizza chi detiene il potere. Da questo deriva una sua istintiva ribellione anarchica verso ogni costrizione. Anche verso l’attività sportiva, come nota la La Gazzetta dello Sport: “Lo sport è ampia parte della società italiana, questo è sicuro - raccontò - Non è che io lo disprezzi, anzi. Il fatto è che lo praticai in gioventù, al tempo del fascismo. Era obbligatorio e questo non lo accettai: fui l’unico studente italiano, penso, rimandato a ottobre in educazione fisica nel ‘42”.

In realtà Camilleri ebbe un rapporto di vicinanza e simpatia con lo sport, da quello necessitato (scappò dalla guerra in bicicletta) a quello finalizzato al puro piacere e svago (le nuotate di Montalbano).

Camilleri seguiva la formula 1 e la nazionale azzurra in tv: “Mi piace vedere la competizione - scrive la Gazzetta dello Sport a proposito di dichiarazioni di Camilleri - Credo che l’unità d’Italia possa essere criticata quanto si vuole, ma che oggi si realizzi nel contrasto con l’avversario della squadra di calcio: in questa opposizione che si svolge sulle tribune, in realtà c’è un’unità di sentimento. Si può essere da una parte o dall’altra, ma un’unità di sentimento esiste”. (I.M.)

 

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