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"Diritti umani sul campo e fuori". Azzurri: perche no?

In occasione delle qualificazioni ai Mondiali di calcio Qatar 2022 si susseguono le iniziative per i diritti. Aderiranno anche gli azzurri? L'Uisp auspica di sì

 

Si allarga la mobilitazione per i diritti in vista dei Mondiali di calcio in Qatar. In questi giorni di incontri per le qualificazioni molte nazionali sono scese in campo con magliette e striscioni inneggianti alla difesa dei diritti umani. Ultimi in ordine cronologico i tedeschi che, nella prima della partita contro la Macedonia del Nord, hanno esposto uno striscione a favore dei diritti umani. Un messaggio al Qatar, Paese che ospiterà la manifestazione e nel quale, secondo un'inchiesta del Guardian, sarebbero morti circa 6.500 lavoratori immigrati impegnati nella costruzione degli stadi

Anche l’Uisp ha espresso il suo auspicio che la nazionale italiana prendesse una posizione sull’imprescindibilità dei diritti. “Si stanno svolgendo in questi giorni le qualificazioni ai Mondiali di calcio in programma in Qatar nel 2022 - ha detto il presidente nazionale Uisp, Tiziano Pesce - La Nazionale di calcio norvegese ha dato il via alla protesta contro la politica dell'Emirato che starebbe permettendo che la costruzione degli stadi causi, secondo le stime del Guardian, più di 6mila morti tra lavoratori immigrati irregolari. Alla Nazionale norvegese si sono unite quella tedesca, danese e olandese: all'inizio delle partite i giocatori hanno indossato magliette per richiamare l'attenzione sui diritti umani. Questa sera riscenderà in campo la Nazionale italiana contro la Lituania, la speranza è che anche i nostri azzurri possano sostenere e riaffermare l'importanza del rispetto dei diritti umani in vista di un appuntamento così importante come i prossimi Mondiali di calcio. Il Qatar avrà su di sé l'attenzione mediatica mondiale: il mondo sportivo internazionale non può restare indifferente! Sarebbe oltremodo un bel segnale a 360° di speranza e fiducia verso il prossimo futuro anche per il valore sociale di tutto lo sport di base, che nel nostro Paese sta vivendo un momento drammatico”.

Proseguono le prese di posizione pubbliche di associazioni e di privati cittadini. Anche Amnesty International è scesa in campo per i diritti dei lavoratori migranti e ha sollecitato la Federazione internazionale delle associazioni calcistiche (Fifa) a "usare la sua influenza presso le autorità del Qatar per porre fine alle violazioni dei diritti dei lavoratori migranti impegnati nella costruzione delle infrastrutture e degli impianti sportivi". Vittorio Di Trapani, giornalista e segretario nazionale Usigrai, ha invitato gli azzurri a schierarsi, attraverso alcuni post sui social: “Germania, Norvegia, Danimarca, Olanda. 4 nazionali in campo contro la violazione dei diritti umani in Qatar, sede dei mondiali 2022. E l'Italia? Un appello agli azzurri: prima della partita di mercoledì (contro la Lituania), schieratevi dalla parte dei #”DirittiUmani. Non date #UnCalcioAiDirittiUmani”.

Nei giorni scorsi, infatti, diverse nazionali si erano già espresse in questo senso: la Germania ha esposto uno striscione che allude ai trenta articoli della Carta dei diritti umani delle Nazioni Unite; un analogo messaggio era già stato lanciato nella prima sfida contro l'Islanda, quando i giocatori della nazionale tedesca erano scesi in campo con delle maglie a formare la scritta "Human Rights". Sul sito ufficiale della Federcalcio tedesca è poi stato pubblicato un messaggio legato all'iniziativa del campo: "Ci conoscete come nazionale tedesca, ma prima di tutto siamo persone, con sogni, obiettivi, desideri, preoccupazioni, paure e valori. Questi valori sono ciò per cui giochiamo. Come esseri umani abbiamo dei diritti, rispettarli e proteggerli è un dovere di ognuno di noi. Questo è il motivo per cui noi, come squadra, abbiamo cercato di aumentare la consapevolezza per la protezione dei diritti umani in tutto il mondo. Non chiuderemo un occhio sulle violazioni: vogliamo fare qualcosa al riguardo, come implementare e promuovere progetti sociali attraverso la nostra fondazione. La Germania è stata una campionessa mondiale ed europea in campo, ma fuori siamo ancora molto lontani dall'esserlo. Spetta a tutti noi migliorare le cose e puntare i riflettori sui problemi esistenti. Possiamo tutti fare la nostra parte per garantire che i 30 articoli dei diritti umani non cadano nel vuoto in futuro".

Anche la nazionale del Belgio si è unita alla protesta mostrando delle magliette a favore dei diritti dei lavoratori. Così, prima del match contro la Bielorussia, Benteke e compagni hanno indossato sopra alla casacca da gioco una maglietta con una scritta simile a quelle mostrate in precedenti partite dai giocatori di Germania, Norvegia, Olanda e Danimarca. “Prendiamo attivamente posizione contro il razzismo e non possiamo ignorare i problemi in Qatar – si legge sul profilo twitter della federazione belga – Con questa azione simbolica chiediamo a tutte le federazioni e ai comitati internazionali di unirsi a noi nella protesta”. I giocatori della Norvegia, prima della partita con Gibilterra sono scesi in campo indossando la t-shirt con scritto "Human rights on & off the pitch" (Diritti umani, sul campo e fuori).

Anche Toni Kroos, centrocampista del Real Madrid e della nazionale tedesca, ha rilasciato dichiarazioni molto forti nei confronti dell'organizzazione del prossimo Mondiale, attraverso il suo podcast, "Einfach mal Luppen". "Non condivido l'organizzazione del Mondiale al Qatar, anche se è una scelta di ormai dieci anni fa - ha detto Kroos - Questo per numerosi motivi che vanno dalle condizioni di lavoro in cui operano le persone in quel paese, al fatto che l’omosessualità è un reato perseguito, la mancanza di cibo e acqua per i migranti e tanti altri. Operai, immigrati, che lavorano senza pause, anche a 50°. Senza cibo, né acqua, qualcosa di assurdo soprattutto a certe temperature. La sicurezza sul lavoro non è tutelata in alcun modo. Non c'è alcuna assistenza medica e spesso i lavoratori sono stati anche oggetto di violenze. Tutte cose francamente inaccettabili. In generale, ci sono condizioni di lavoro pessime per gli operai, indipendentemente dal fatto che si tratti di costruire stadi di calcio o altro".

Più lontano dai riflettori ci sono anche le vicende di chi, per questioni etiche, ha rinunciato davvero a contratti molto pesanti, pur di non ritrovarsi a trattare con il Qatar. È la storia, passata piuttosto in sordina, della Hendriks Graszoden, società di Heythuysen (Paesi Bassi) che si occupa di realizzare e mantenere i manti erbosi anche degli stadi e che gode di notorietà in questo ambito: ha infatti realizzato i manti erbosi per la Coppa del Mondo in Germania del 2006 e gli Europei in Svizzera-Austria e Francia tra il 2008 e il 2016. Gli organizzatori del Mondiale in Qatar avevano quindi deciso di farsi sentire, ma la Hendriks Graszoden, dopo essersi resa conto della reale situazione del Paese, ha deciso di dire no. Clicca qui per approfondire

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