Nazionale

Documento Congressuale

Indice

1. Il contesto : un mondo multipolare


1.1. Il mondo globalizzato non appare più quello che pensavamo. La crisi sta travolgendo diritti, salari, risparmi. Aumentano le differenze tra nord e sud del mondo. La povertà e la fame continuano ad essere le emergenze del pianeta. La circolazione delle merci e delle informazioni, le filiere della loro produzione, hanno una dimensione interconnessa e globale. I capitali finanziari e le grandi concentrazioni delle imprese multinazionali, nell’economia legale e in quella criminale, si muovono liberamente nel pianeta e determinano con la loro pressione su governi e modelli di sviluppo. E’ vero che le diseguaglianze sono in questo modo clamorosamente aumentate, che si sono diffuse zone di povertà e di sfruttamento localizzate soprattutto nel Sud meno sviluppato della terra.
E’ tuttavia altrettanto vero che stanno emergendo, in regioni tradizionalmente connotate dal sottosviluppo, le economie di grandi paesi come la Cina, l’India, il Brasile, la stessa Russia e che la dimensione politica del pianeta non è più leggibile come una tensione fra un occidente ricco e un Sud del mondo tenuto in una condizione neo coloniale, ma quello che si profila di fronte ai nostri occhi è un mondo multipolare, i cui attori si presentano, spesso aggressivamente, alla ricerca di zone di influenza e di mercati privilegiati.

1.2. In questo quadro è esplosa la crisi del sistema finanziario americano. La crisi che si è aperta è profonda e di lunga durata. Paesi che hanno predicato l’autonomia e l’autosufficienza del mercato nel regolare l’economia, procedono a colpi di nazionalizzazioni o con pesantissimi interventi di sostegno con denaro pubblico. Il costo di questi interventi sarà scaricato sulla collettività, quindi produrrà un forte indebolimento dei consumi e dell’economia. Ci aspettano anni di grande difficoltà per le famiglie.
Le democrazie vivono con difficoltà questi mutamenti. Il fallimento delle ricette economiche producono un ampio disincanto. Vincono, anche in Europa, proposte populiste, xenofobe, che fanno leva sulle paure sull’insicurezza della vita, del futuro.
Come spesso accade, la speranza di una ripresa democratica è in gran parte affidata al paese cuore dell’Occidente industrializzato. L'elezione di Barack Obama ha spalancato sul mondo un panorama inedito di speranza, di pace, di pari opportunità, di diritti.

1.3. Il governo italiano si inscrive pienamente nel quadro della destra europea, con caratteri populistici e propagandistici che sempre più spesso svuotano di significato il confronto democratico e la dialettica istituzionale.
I provvedimenti sin qui attuati alimentano l’idea di un governo che erige steccati e punta su politiche prtezionistiche: gli italiani nei confronti degli stranieri, il commercio e l’impresa nei confronti della concorrenza dei paesi emergenti, il sistema paese nei confronti delle cadute di produttività sui mercati. Il costo di questa protezione viene scaricato sulle infrastrutture sociali. La scuola, l’università, la sanità, le politiche sociali.
Le proposte della ministro Gelmini ridimensionano la scuola primaria, reintroducono il maestro unico, il voto, il grembiule e abbattono la qualità dell’offerta formativa: il movimento sportivo e la Uisp respingono questo disegno a favore del rilancio di una scuola pubblica di qualità, con la cultura sportiva al centro della didattica.

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2. L’associazionismo e il terzo settore nel nuovo scenario politico


2.1. All'interno di questa cornice sarà grande la difficoltà che incontreranno tutte le culture che puntano sull’eguaglianza, sui diritti, sulle pari opportunità. Sulla collettività, sull’inclusione.
Saremo in difficoltà noi.
Non l’associazionismo o il volontariato in generale.
Sarà in difficoltà quella visione che vede l’associazionismo in relazione alla crescita, all’affermazione dei diritti per tutti, in un rapporto di sussidiarietà con un sistema pubblico che assicuri indirizzi e risorse per raggiungere l’obiettivo. Saranno in difficoltà quelli dell’istruzione di tutti , della salute di tutti, della assicurazione sociale di tutti, delle chance di lavoro per tutti.

2.2. Ci sarà nuovo spazio per un terzo settore mix di impresa e gratuità, che vada a sostenere il welfare corporativo e quello degli esclusi. Il proliferare a tutti i livelli e in tutti i campi dell’istituto della fondazione per raccogliere fondi ed organizzare attività di valore sociale dà il senso concreto della crisi del patto fra il programmatore pubblico e l’attore associativo sul territorio.
Il terzo settore deve decidere che partita vuol giocare. Questa è il nostro punto di vista: un terzo settore capace di rafforzarsi come sistema identitario, costruttore di comunità nella forma, strumento per l’affermazione dei diritti di tutti nella missione. Ritrovare le radici dell’associazionismo cooperativo, difendersi insieme, accedere ai diritti, dimostrare concretamente la possibilità dello sviluppo sociale, fare rete a questo scopo con le istituzioni. Dare un senso di lungo periodo all’esercizio di una concreta individuale cittadinanza.
Per una lunga fase questo meccanismo era "validato" dalla subalternità ad una comunità partito di riferimento (oppure a una comunità religiosa). La Uisp ha fatto un'altra scelta, che ha bisogno di essere rafforzata. La Uisp, sui suoi programmi, per i suoi valori, deve rappresentare una militanza sociale e politica forte, più forte di adesso. Questo messaggio va diffuso, senza integralismi, ai soci e a tutte le persone che incontriamo.
Serve infatti un terzo settore aggressivo, che rilancia la sua forza: creare valore economico e sociale ottimizzando le risorse, economiche e umane, senza la dispersione del profitto.

2.3. Un terzo settore che accetta la sfida del federalismo e ricolloca sul territorio la lotta per l’eguaglianza dei diritti e per l’ampliamento della partecipazione democratica.
Un terzo settore che propone una nuova stagione di investimenti normativi ed economici sulla crescita delle reti di associazionismo e volontariato, in cambio di una autoriforma basata sulla trasparenza e sulla qualità delle proposte associative. In questo scenario l’associazionismo sportivo, soprattutto quello che ha già fatto la scelta di collocarsi nella promozione sociale, deve essere un protagonista del rilancio del terzo settore, dei suoi luoghi di rappresentanza, a partire dal Forum del terzo settore, di reti di movimento sulla pace e i diritti umani.

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3. La novità dell’associazionismo sportivo


3.1. C’è un motivo. L’oggetto associativo, lo sport, si va affermando a passi rapidissimi come elemento forte di un moderno sistema di welfare, di diritto di cittadinanza in quanto strumento di benessere individuale e collettivo. Ciò che era scritto nei nostri documenti è patrimonio dell’Unione Europea: cambia il significato della parola sport, si accentua il carattere a noi caro, sociale, pertutti e per ciascuno. Il movimento di sportpertutti è capace di interventi multi settoriali che interessano il territorio sia sul versante urbanistico, sia in quello della lettura dei bisogni di salute, di socialità, di buon uso delle risorse naturali, di inclusione. Questo movimento culturale ha preso il via. Procede con lentezza e con battute d’arresto, ma è irreversibile. Ci potranno essere difficoltà legate alle risorse dei Comuni e delle Regioni, all’assenza di una riforma nazionale del settore, che probabilmente non ci sarà. Ma la direzione è tracciata.

3.2. Noi dobbiamo continuare dunque a chiedere politiche pubbliche per assicurare il diritto allo sport per tutti. Programmazione, investimenti, progetti, verifica dei risultati attesi, questo alle istituzioni. L’associazionismo invece deve proporsi, in un rapporto di sussidiarietà, come promotore e gestore dell’intervento pubblico come soggetto che può garantire il protagonismo dei cittadini, migliori condizioni di eguaglianza ed opportunità, ricerca di qualità slegata da interessi speculativi.
L’associazionismo sportivo tradizionale nel suo complesso non riesce ad essere protagonista di questa nuova fase, anzi rischia di diventare un freno. L’orientamento all’esclusivo risultato sportivo consuma risorse economiche ed umane in un teatro che riguarda una fetta sempre più esigua di persone e lascia fuori ogni significato sociale dello sport.

3.3. Il nostro compito è portare l’associazionismo sportivo sulla frontiera dello sportpertutti (la nuova frontiera dello sport) rimotivando dirigenti e volontari, riorientando le attività verso una platea più larga, nessuno escluso, differentemente abile, con finalità di salute e di benessere e di integrazione sociale, migliorando l’uso del territorio a disposizione, la qualità sociale ed educativa del trasferimento delle conoscenze fra gli associati. Soprattutto valorizzando e premiando le buone pratiche e pretendendo che siano premiate e valorizzate dalle istituzioni pubbliche.

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4. La crisi delle istituzioni dello sport

4.1. Questo compito è reso ulteriormente difficile dalla struttura istituzionale dello sport italiano. Il governo, con una mano ha reinsignito il Coni del titolo esplicito di cuore del sistema sportivo, con l'altra mano gli ha sottratto moltissime risorse, circa un terzo in meno rispetto all'anno precedente. Non mancheranno i conflitti e le contraddizioni. La politica non rinuncerà a controllare direttamente un sistema portatore di consenso. Noi dovremo sempre esigere dal Governo una funzione di indirizzo, di indicazione di priorità per la diffusione della pratica sportiva e dal Coni una gestione precisa dei compiti principali elencati nel suo statuto, senza sconfinamenti.

4.2. Quando si tratta di sport per tutti non dobbiamo avere nemici. Sportpertutti è un obiettivo civile, è un terreno per tutto l’associazionismo sportivo, e oltre. Deve essere chiaro però il contesto. Quali sono gli obiettivi, quale è la programmazione, quali sono le competenze, come si verificano i risultati. Lo sportpertutti non è la giornata di festa dei bambini una volta l’anno, mentre solo i più bravi giocano tutti i giorni. Non è l’affitto del campo di calcetto con cui finanziare la prima squadra di calcio a 11. Lo sport per tutti è dare occasioni di attività e di gioco a tutti e per tutta la vita.
E’ il cuore di una nuova offerta sportiva. Benvenuti a tutti, ma questi sono i patti, su questo punto si premiano i progetti, si decidono i finanziamenti.

4.3. Quando affrontiamo il tema della promozione sportiva, dell’approccio alla disciplina sportiva, il primo apprendimento e del grande problema delle attività a medio bassa prestazione per tutta la vita, dobbiamo ristabilire invece un rapporto chiaro con le Federazioni sportive. Anche lì, chiarendo che un sistema di esclusive e di rappresaglie, oltreché infondato su un piano giuridico, non è utile alla crescita complessiva del movimento. Ci sono scuole che hanno nella ragione sociale la selezione dell’eccellenza: quelli che emergono di meno, i meno eccellenti e i meno abili sono un peso. Ci sono scuole che hanno il dovere e la passione di portare tutti ad un livello culturale dignitoso: non ci sono meno abili. Il confine fra questi due approcci è mutevole, spesso passa dentro la stessa associazione sportiva. Nella pari dignità collaborazione. Questa deve essere la nostra linea. Insieme alle Federazioni contro l’appesantimento burocratico del Coni e la sua tendenza a voler diventare in proprio un soggetto operativo gestionale dello sport.

4.4. Dobbiamo assicurare il pluralismo dello sport, la libertà dello sport, ad ogni costo. Lo sport è libertà di associazione. E’ un diritto costituzionale per i cittadini.

4.5. Dobbiamo proseguire in un lavoro di promozione culturale nei confronti delle amministrazioni pubbliche, a tutti i livelli. La nostra proposta politica deve essere ampia, di grande respiro, innovativa proprio partendo dai territori e dalle politiche pubbliche ad essi legate. Le amministrazioni locali possono e devono recepire le novità normative ma soprattutto le nuove sensibilità diffuse nelle comunità di riferimento. C’è uno sport dei cittadini da tutelare, incentivare, promuovere e riconoscere. Per questi motivi dobbiamo porre fra i nostri obiettivi, quello di scoprire la nascita di deleghe amministrative e assessorati che tengano conto di ciò, dando segnali di coerenza e innovazione; la nostra proposta deve facilitare la nascita di assessorati con visioni più ampie, per tutti i cittadini, la nascita degli assessorati allo sport per tutti o al gioco può rispondere a queste diffuse esigenze.

4.6. In ultimo, dobbiamo facilitare l’applicazione concreta e completa delle riforme costituzionali siglate dalla riscrittura del Titolo V della Costituzione, riforme che interessano prepotentemente lo sport. Le Regioni sono divenute il nodo istituzionale chiave delle politiche pubbliche; in molti casi, però, esse rispondono ancora timidamente, non avendo ancora assunto il ruolo di propositori di azioni per i cittadini. L’introduzione dello “sport di cittadinanza” ha rafforzato questo ruolo, ruolo che oggi, nonostante l’affossamento del provvedimento ministeriale, rimane in capo alle Regioni. Qui dobbiamo giocare una delle partite più importanti, i nostri livelli regionali devono farsi garanti dei processi di adeguamento normativo e politico che molte Regioni hanno intrapreso.
Lo sport, a maggior ragione lo sportpertutti, è anche sapere, competenze, organizzazione. Di fronte all’ingresso in questo mondo di milioni di nuovi cittadini esigenti, dobbiamo mettere in conto una grande capacità di autoriforma nel senso della trasparenza e della “tracciabilità” dei prodotti sportivi dell’associazionismo, a partire dalla chiarezza sui percorsi formativi, sulla correttezza del trattamento delle prestazioni di lavoro, del reperimento e dell’uso delle risorse economiche esterne. Questi obiettivi motivano una presenza attenta, diremmo quasi un presidio,degli enti di promozione negli organismi del Coni.

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5. La crisi dello sport di prestazione.


5.1. Ma la crisi del sistema italiano è anche crisi interna. I risultati olimpici assai scadenti dimostrano la poca efficienza di un sistema centralizzato e burocratico, che spreca enormi quantità di risorse. Ormai su quaranta medaglie olimpiche 31 sono militari. Il vero cuore dello sport italiano sono le forze armate. Non esiste un sostenibile professionismo sportivo, non esiste un sostenibile dilettantismo di vertice, sostenuto magari da crediti formativi o professionali. Continua il doping, continua la droga delle sponsorizzazioni-riciclaggio. Forti sono le pressioni centrifughe delle Leghe professionistiche nazionali di vertice.

5.2. Dobbiamo agire su questa crisi interna. Trovare strumenti per esercitare un intervento sulla ricostruzione di uno sport di prestazione eticamente corretto, fondato su una nuova dimensione educativa collegata alla crescita umana e professionale dell’atleta, alla ricerca scientifica applicata ad una nuova ecologia del corpo. Uno sport biologico si potrebbe dire. Un tema su cui coinvolgere Università, scuola, imprese per sperimentare nuove modalità di formazione, di competizione, di organizzazione e impresa sportiva.

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6. L’Uisp. Le nostre parole: movimento, socialità, partecipazione, pari opportunità.


6.1. Promuovere il movimento . Muoversi è conoscere, conoscersi, scambiare messaggi con altri corpi con la terra. Educazione, cultura, dialogo, gioco. Non ci si muove abbastanza in Italia. Non a scuola, non fuori. I sedentari sono tanti. Gli adolescenti: il movimento è sicurezza, pace. Benessere, serenità. Ognuno con i propri tempi, con la propria storia che pesa. La Uisp promuove il movimento perché vuole vivere in un mondo più civile, più giusto, più libero.
Camminare, pedalare, nuotare, giocare. Quattro grandi progetti per percorrere l’italia, il suo territorio, le sue genti, le sue miserie e ricostruire fiducia comunità socialità.

6.2. Promuovere socialità . La nostra società è cambiata, fa i conti ogni giorno con fenomeni nuovi e conseguentemente reagisce; i flussi migratori, la povertà, il disagio, la solitudine generano paure e insicurezze Il tema è la nostra capacità di leggere, percepire e rispondere ai cambiamenti sociali di quest’epoca. Cose difficili e purtroppo rare; se ci guardiamo intorno, quelli che normalmente hanno costituito guide preziose in questi processi hanno perso la bussola. I partiti? I sindacati? Noi oggi siamo fra i pochi, fra carenze ed inadeguatezze,che combattono e resistono, siamo fra i pochi che ancora provano a costruire relazioni, socialità, comunità. Lo facciamo dal basso. Dobbiamo dunque fissare qui con chiarezza la nostra identità: la promozione sociale.
Promuovere socialità presuppone un nostro ruolo attivo nelle politiche di welfare, in particolare nella costruzione delle reti associative della welfare community. Dobbiamo promuovere un nuovo associazionismo che si muova all’insegna della trasparenza, dell’eticità e della qualità.

6.3. Promuovere associazione e partecipazione. Promuovere socialità presuppone possedere una forte condivisione degli obiettivi, dei metodi, delle regole, delle scelte. E presuppone la capacità di stare sul territorio. Chi nella UISP “sta sul territorio”? Chi lo presidia, chi intercetta istanze, bisogni, chi prova a dare le risposte che dicevamo prima? Le società sportive, prima e più di tutti, con i loro operatori, i loro volontari. Ma quale rapporto noi dirigenti dell’associazione abbiamo con le nostre società? Quale livello di condivisione arriva a quel terminale di tutte le elaborazioni che noi facciamo? Quale sport è lo strumento che utilizzano nelle loro attività? Uno sport includente o uno sport escludente? Lo sportpertutti o lo sport tradizionale?
E’ necessario porci queste domande e darci velocemente risposte attendibili e veritiere. Indaghiamo, parliamo, monitoriamo. E agiamo. Il rapporto permanente delle società sportive con la UISP si sviluppa nell’attività, e quindi nelle leghe. Sappiamo tutti bene come stanno le cose, sappiamo che nella UISP convivono proposte innovative ed includenti con proposte tradizionaliste ed escludenti. Chiediamo alle nostre Leghe, Aree e ai nostri comitati uno sforzo allora, chiediamo innovazione e sperimentazione. Sosteniamoli in progetti che scommettano di più sullo sportpertutti, che azzardino nuovi modelli di proposta sportiva.
Promuovere socialità presuppone favorire la partecipazione. E per essere credibili, per essere attori attivi e facilitatori dello sviluppo della partecipazione dei cittadini, dobbiamo prima curare le forme di partecipazione interna. Non basta dichiarare di voler mettere al centro il socio, non basta limitarsi ai periodi congressuali. La partecipazione è la chiave di un possibile rilancio di modelli democratici, la partecipazione meno delegata e più deliberativa, più cosciente ed organizzata.
Dobbiamo dotarci di strumenti nuovi e innovativi, dobbiamo disporre di nuovi linguaggi, dobbiamo soprattutto porci nuovi obiettivi. Facciamo della Uisp un laboratorio utile alle reti sociali e politiche di questo paese. Facciamo la cosa giusta. In ogni Comune una lettura dei bisogni sportivi, una consultazione dei cittadini, una proposta di riqualificazione urbana per il movimento.

6.4. Promuovere pari opportunità. Occorre sviluppare le nostre azioni per sostenere il diritto d’accesso allo sport come diritto di tutti e di tutte. L’attenzione all’accesso femminile alla pratica sportiva deve però anche tradursi, nel nostro interno, in una maggiore attenzione al problema della rappresentanza di genere all’interno degli organismi dell’associazione, a tutti i livelli.
Perché una UISP veramente “mista” può ragionare sul tema della vivibilità e della sostenibilità urbana e fare proposte critiche riguardo alla violenza come problema di controllo sociale. Si pone la questione di una gestione simbolica e materiale della sostenibilità cittadina per le donne, che deve essere al centro dei nostri progetti: rispetto alle proposte di militarizzazione delle città o alle campagne di diffusione della paura, dovremo avere la capacità di produrre altri immaginari e altri linguaggi e di rivitalizzare zone pubbliche a partire da chi i posti li attraversa, li cammina, li vive.
Le donne, allora, potrebbero non essere più solo “soggetti a rischio di violenza”, ma soggetti attivi, capaci di creare relazioni in grado di migliorare la qualità della vita cittadina.
Mettere al centro la relazione vuol dire anche dare un senso diverso alla parola solidarietà.
Significa infatti, non fare solo più azioni per le donne immigrate, ma con le donne immigrate. E con le donne che vivono un disagio, non più soltanto a sostegno ad esse. Occorre, per questo, moltiplicare le occasioni di incontro e di riflessione di genere e tra i generi, in un’ottica davvero mista.
Pensiamo alla UISP come ad uno spazio “aperto” – nel quale trovare flessibilità dei tempi e dell’organizzazione delle strutture – in cui riunirsi, elaborare materiali, proposte e progetti, ma anche come ad un luogo “ideale” (nelle molteplici accezioni che questa parola ha) in cui rendere visibili e fruibili i percorsi delle donne e le loro reti. Per produrre nuovi tessuti, altri immaginari, differenti linguaggi. Dentro al genere, oltre il genere.

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7. L’ Uisp. La nostra organizzazione, come siamo e come dovremo essere.


7.1. Energia associativa per sviluppare l'Uisp. Siamo una associazione in crescita costante, con un milione 200.000 iscritti e 17.500 società affiliate. Offriamo uno spazio sociale accogliente e pulito nei comportamenti, di buona qualità tecnica, accessibile ad un costo sostenibile.
Abbiamo un problema. L’energia prodotta da questa macchina poderosa non viene appieno utilizzata per spingere il movimento, per allargare ancora nel paese la conoscenza della nostra proposta, per dare costanza nel tempo alla nostra iniziativa e all’adesione dei nostri soci. Poi ci sono i milioni di cittadini che si avvicinano allo sportpertutti e i sedentari che dovremmo convincere nei prossimi anni. Fenomeni nuovi che abbiamo previsto e auspicato, ma per i quali non abbiamo attrezzato la nostra casa.
Per questi motivi sono necessari dei cambiamenti. Delle innovazioni.
Rinnovamento però vuol dire prima di tutto mettersi in discussione.
Le soluzioni organizzative sono delle modalità tecniche anche importanti ma che non possono sostituirsi alle sensibilità, alle modalità di agire delle persone.

7.2. Identità associativa. La sfida è quella di trasmettere e rendere visibili i valori associativi attraverso azioni e modi di agire coerenti.
Un obiettivo è sicuramente quello di rinforzare la motivazione dei nostri dirigenti ed il loro spirito di appartenenza all’associazione: questo senza mortificare la loro passione per il segmento specifico di attività che li ha portati ad aderire, ma riempiendo questa passione di contenuti, valori. Va chiusa la forbice che spesso esiste fra quanto si afferma e quanto si pratica, questo chiama in causa tutti i soggetti dell’organizzazione, società sportive comprese. La formazione continua dei dirigenti è una funzione in questo senso decisiva, come decisiva è la razionalizzazione delle nostre procedure e della valutazione dei nostri risultati.

7.3. Il socio. Qualificare il rapporto con il socio (individuale e società): da tesseramento di servizio farlo diventare percorso associativo.
Per una concreta affermazione dell’importanza della partecipazione del socio (individuale e società) è necessario che il tesseramento sia sempre più identificabile come il punto di partenza di un chiaro percorso associativo incentrato sulla partecipazione, e non un mero acquisto di un pacchetto di servizi.
Perché non pensare ad un tesseramento di adesione all’Uisp (tessera/card pluriennale) distinta dal cartellino tecnico per le attività ed i relativi servizi assicurativi?
Occorre dimostrare interesse verso i nostri soci. Ci servono strumenti informativi che li raggiungano tutti, descrivendo attività, programmi, bilanci e suscitando dialogo e interazione con ciascuno.
Non si può ritenere che il percorso di partecipazione del socio si esprima solo attraverso i percorsi assembleari quadriennali. Si devono programmare occasioni di ascolto e di confronto nel territorio e nelle attività.
Per aprirsi alla partecipazione del socio è però necessario conoscerlo, quindi è opportuno sviluppare analisi statistiche che ci permettano di meglio definirne aspettative e giudizi.

7.4. La società sportiva. E' il punto di presidio sul territorio più vicino al cittadino, sono sentinelle importanti delle dinamiche sociali. Prevedere con loro almeno una volta all’anno momenti di confronto può aiutarci a meglio sviluppare l’analisi delle nuove dinamiche che si dovessero aprire sul territorio e contestualmente farle “attori” del nostro programma associativo. Dalle società sportive devono passare i progetti tematici, alle società sportive va rivolta la nostra offerta di formazione, dalle società sportive dobbiamo raccogliere leve nuove di dirigenti e tecnici della associazione.
La società sportiva che si apre e si rinnova è terreno privilegiato della sfida della diffusione dello sportpertutti. Fuori dall’associazione sportiva c’è l’offerta sportiva privata for profit.
Al fine di rafforzare la nostra presenza nel sistema del terzo settore si potrebbe estendere il riconoscimento previsto dalla Legge 383/00 prevedendo di inserire nell’Albo nazionale anche le società sportive che ne abbiano i requisiti. Questo darebbe risposta a tanti nostri associati che non possono iscriversi in quanto la loro regione non ha dato attuazione, attraverso leggi regionali, alla legge quadro nazionale.

7.5. Nuove "cellule" di base. La società sportiva tuttavia rappresenta una sede con codici/regole e sensibilità che può non intercettare nuovi cittadini.
Dobbiamo allora pensare a nuove cellule di base della nostra organizzazione:
- Gruppi di movimento. Soci aggregati intorno ad una attività a bassa o nulla codificazione (anziani, cammino, ciclabilità, gruppi familiari attorno all’attività dei piccolissimi).
- Gruppi di progetto. Soci aggregati intorno ad eventi, all’impegno su temi trasversali (progetto ultra, tutti i progetti sociali, ambiente, turismo)

7.6. Le dimensioni territoriali. Occorre meglio definire i profili e i perimetri di impegno dei nostri livelli nazionale, regionale e territoriale.
- Nazionale. Bisogna rafforzare le competenze legate alla costruzione di una associazione nazionale a forte identità e riconoscibilità. L’indirizzo politico e gli strumenti per perseguirlo. Le relazioni esterne e il coordinamento della comunicazione. Le grandi campagne ed eventi. Le banche dati e la circolazione delle buone pratiche e delle attività.
Uisp è una. Ha il suo marchio, la sua storia, la sua faccia. Dovunque la incontri. Serve una definitiva risistemazione dei nostri materiali, una sorta di “manuale di identità visiva” condiviso da tutti.
Uisp è anche uno spazio aperto di idee ed attività originali ed autonome.
- Regionali. Devono diventare sempre più sede di rappresentanza politica nella dimensione sociale ed istituzionale regionale, cuore dello sviluppo sociale nei prossimi anni. In rapporto con il territorio e con il Nazionale. A questo scopo vanno individuati strumenti di coordinamento efficaci. Essi devono poi costituire e rappresentare il luogo della programmazione e della valutazione delle politiche associative territoriali, misurando la coerenza delle azioni sviluppate e disponendo di strumenti di verifica certi e trasparenti. - Territoriali. I comitati Uisp rappresentano il cuore del governo di una associazione complessa. La sede della realizzazione delle attività e dello sviluppo associativo. La sede della produzione di progetti di innovazione, il comitato è spesso il luogo di aggregazione di nuovi operatori, dirigenti, militanti. Il comitato è una sede di comunità, ha bisogno di spazi e risorse, deve avere servizi operativi efficaci per il governo di un territorio ampio.
I regionali devono avviare una revisione della dislocazione dei territoriali sulla base di un disegno di razionalizzazione e qualità della proposta associativa.

7.7. Attività. Leghe/Aree/Coordinamenti Uisp sono un punto importante del nostro sviluppo, sono lo strumento che ha fatto “grande questa associazione. Sono il luogo in cui si organizzano gran parte degli eventi sportivi e dove si dialoga con le società sportive affiliate.
L’innovazione che chiediamo alle società sportive deve essere sostenuta dunque da un forte protagonismo delle Leghe. Abbiamo fatto passi importantissimi in questi anni. Superato separatezze storiche, costruito gruppi dirigenti globali per ispirazione e comportamento. Insistere su questa strada significa lavorare di più sull’innovazione. Progetti di sportpertutti sono quelli che partono dal rinnovamento tecnico e didattico delle varie discipline al fine di accogliere e mantenere più persone in attività. Progetti di sportpertutti sono quelli in cui le discipline si misurano con diverse abilità e culture, con la dimensione dell’ambiente e della vita sociale. In qualche caso serviranno strumenti di coordinamento fra leghe e aree. Permanenti o per eventi e progetti. Sempre di più una partecipazione diretta e dirigente nei settori di lavoro e nelle direzioni a tutti i livelli.

7.8. Nuove case. Abbiamo bisogno di strumenti associativi, dell’Uisp, che si possano muovere in ambiti associativi e normativi diversi sviluppando la nostra mission con proposte e competenze adeguate al contesto.
In questo senso abbiamo ristrutturato Peace Games per la nostra cooperazione internazionale, così dovremo definitivamente lanciare Uisp solidarietà e protezione civile per le attività a forte contenuto di volontariato sociale.
In questo senso dovremo pensare ai settori che rivolgendo le proprie attività alla generalità dei cittadini o a segmenti ben delimitati, non hanno una finalità di allargamento della base associativa. Gli interventi nella scuola e la formazione dei formatori,ad esempio, assumeranno un carattere di specializzazione e saranno sempre più sottoposti a verifiche e controlli di qualità. La nostra proposta potrebbe essere quella di prevedere esperienze associative specifiche degli operatori di queste attività. Agenzie che possano legare alla Uisp in modo costante tecnici e operatori, dando la possibilità di sviluppare prodotti utili al nostro lavoro ed esportabili con il nostro marchio all’esterno.

7.9. Politiche aziendali. La strategia rispetto allo sviluppo della rete delle aziende è incentrata sulla valutazione dell’opportunità di una presenza su segmenti di mercato che siano affini alle azioni e alle esigenze dell’associazione, e rappresentino in un certo senso la strutturazione di servizi che già l’associazione fornisce o di cui ha necessità.
Già ora sono presenti realtà in ambito assicurativo e di raccolta pubblicitaria, mentre altre potrebbero essere valutate nell’ambito del turismo, della progettazione, dei servizi e consulenze contabili/fiscali.
La presenza dell’associazione in determinati mercati attraverso aziende costituite ad hoc, deve rispondere alla volontà/necessità dell’associazione di dotarsi di strumenti adeguati per intercettare specifiche opportunità di mercato rispetto ai quali la struttura associativa non è adeguata.
Queste realtà rappresentano anche e in primo luogo la possibilità di costruzione di nuove e qualificate opportunità lavorative.

7.10. Trasparenza e certificazione. La trasparenza deve rappresentare una scelta etica ed una modalità del nostro agire quotidiano. Rappresenta il primo passo per l’affermazione della nostra qualità.
E’ opportuno avviare procedure per la certificazione della qualità che si riferiscano sia alla nostra organizzazione (bisogna scegliere quale tipo di certificazione ISO ci interessa: certificazione della qualità dei progetti e dell’organizzazione, dell’impatto ambientale delle nostre iniziative ...), sia, gradualmente e in una logica premiale, alle attività realizzate dalle nostre società sportive affiliate.

7.11. Il bilancio sociale. Attraverso il bilancio sociale possiamo, oltre a dotarci di un potente strumento di comunicazione, di trasparenza e di conoscenza sull’intero corpo delle nostre attività, provare a rendere confrontabile, leggibile complessivamente, la nostra struttura economica, la gestione delle nostre risorse. Il primo bilancio sociale al prossimo congresso nazionale.

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